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Bruxelles si ricompatta con Kiev e sostiene l’ingresso alla NATO unita all’integrità territoriale del Paese

Il vertice in Alaska del 15 agosto 2025 tra il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin, ha lasciato ammutoliti gli alleati, di fatto totalmente spiazzati rispetto all’approccio rinunciatario del tycoon americano nell’imporre la linea Zelensky per ottenere un cessate il fuoco senza condizioni. Una condizione sine qua non per scongiurare l’imposizione di pesanti dazi sui prodotti russi, come annunciato dallo stesso presidente Usa in precedenza.
Questa sembrava dunque la linea di Trump nelle ore antecedenti al vertice presso la Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage. C’era un’apprensione malsana tra Volodymyr Zelensky ed i leader europei che mercoledì scorso avevano avuto con lui ampi colloqui in preparazione dell'incontro.
Un’occasione in cui l’Europa aveva già dimostrato ancora una volta la sua volontà di soffiare sui venti di guerra. “Il presidente Trump ha condiviso con noi tre obiettivi molto importanti: prima di tutto il cessate il fuoco, poi che nessuno oltre all’Ucraina può negoziare ciò che riguarda l’Ucraina (e quindi anche i territori, ndr), e terzo elemento la disponibilità degli Stati Uniti di condividere con l’Europa gli sforzi per rafforzare le condizioni di sicurezza quando avremo ottenuto una pace duratura e giusta per l’Ucraina”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, a margine delle consultazioni.
Ebbene, la frettolosa conferenza stampa ad Anchorage ha segnato da questo punto di vista un clamoroso dietrofront del presidente americano.
Trump ha riconosciuto apertamente i limiti dell’incontro: “Non c’è l’accordo fino a che c’è l’accordo”. Un’ammissione che ha implicitamente sancito l’assenza di un cessate il fuoco immediato. Nessun accenno a sanzioni o misure punitive, anzi. Il clima è quello di un’intesa senza precedenti.
Putin ha mantenuto inalterata la propria linea, richiamandosi alla necessità di “eliminare le cause profonde del conflitto”.  Un lessico che ha rievocato le condizioni già note: nessuna apertura all’adesione dell’Ucraina alla NATO, nessuna restituzione dei territori occupati e una richiesta di smilitarizzazione dell’Ucraina. La Reuters è entrata più nel dettaglio, delineando una cornice negoziale, sostenuta dal Cremlino, che respinge l’idea di un cessate il fuoco preliminare, subordinando qualsiasi tregua al raggiungimento di un accordo complessivo. In questo schema, all’Ucraina verrebbe richiesto il ritiro totale delle sue forze da Donetsk e Luhansk, mentre la Russia congelerebbe le linee del fronte nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia e si direbbe pronta a restituire limitate porzioni di territorio nelle aree di Sumy e Kharkiv. Il pacchetto includerebbe inoltre il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea, l’esclusione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO a favore di eventuali garanzie di sicurezza alternative, nonché la formalizzazione dello status della lingua russa e la piena libertà operativa della Chiesa ortodossa ucraina. A completare il quadro, Mosca chiederebbe la revoca almeno parziale delle sanzioni occidentali come elemento di riequilibrio nell’intesa.
Ma ora la palla passa a Zelensky. Trump ha invitato il leader ucraino a Washington per domani, con la possibile partecipazione di alcuni leader europei che intanto si compattano nel seguire le linee più massimaliste in grado di alimentare il conflitto ancora a lungo. 


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L’Europa in rotta di collisione col sabotaggio della pace

Ma il 16 agosto 2025, i principali capi di Stato del vecchio continente hanno rilasciato una dichiarazione congiunta ribadendo il loro sostegno incondizionato all'Ucraina.
Il testo firmato da Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Keir Starmer, Alexander Stubb, Donald Tusk e António Costa ha riaffermato sostegno pieno all’Ucraina, chiedendo garanzie di sicurezza “ferree”, senza limitazioni alle capacità delle forze armate ucraine o alla cooperazione con paesi terzi, e negando a Mosca qualsiasi veto sul percorso di Kyiv verso Ue e NATO. Stabilisce inoltre che le decisioni sul territorio spettano all’Ucraina e che i confini non possono essere cambiati con la forza, respingendo ipotesi di scambi territoriali; in parallelo, i leader sono pronti a collaborare con Trump e Zelensky per un vertice trilaterale con sostegno europeo e a mantenere e rafforzare le sanzioni contro la Russia finché continuerà la guerra, per arrivare a una pace giusta e duratura.
Una vera e propria dichiarazione di sabotaggio della pace quella messa in atto dai vertici europei, se teniamo conto in modo particolare che, secondo lo stesso ex segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg, fu proprio il possibile ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza a spingere Putin a intraprendere l’offensiva militare. Per quanto riguarda l’integrità territoriale dell’Ucraina è bene ricordare che lo stesso Zelensky ha riconosciuto in più occasioni che non ha la forza militare per riconquistare i territori occupati.
D’altra parte, secondo il Wall Street Journal, proprio il leader del Cremlino avrebbe aperto all’ipotesi dello schieramento di una forza di interposizione europea sul territorio ucraino, suscitando l’interesse di Trump.
Ma Zelensky, sostenuto dai guerrafondai europei non sembra molto incline a cedere sulle sue linee massimaliste.
“Vediamo che la Russia sta respingendo i numerosi appelli al cessate il fuoco e non ha ancora deciso quando smetterà di uccidere. Questo complica la situazione. Se non è disposta a eseguire un semplice ordine di cessare le ostilità, potrebbero essere necessari importanti sforzi per spingere la Russia a voler attuare qualcosa di molto più importante: la coesistenza pacifica con i suoi vicini per decenni", ha scritto il leader ucraino sui social network.
Tuttavia, ora Kiev sembra con le spalle al muro. Secondo il The Telegraph Trump e Putin hanno proposto a Kiev un accordo terribile, ma non ce ne sarà uno migliore.  La guerra di fatto è persa, con Mosca che avanza su tutta la linea e l’unica possibilità di una svolta sul fronte militare passa per un’escalation di tensioni che richiama ai versi dell’apocalisse.
"L'Europa non ha la capacità di sostenere la lotta di Kiev senza il supporto dell'America", afferma la pubblicazione. 


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Secondo gli studi del think tank Bruegel, per rendere l’Europa autonoma nel supporto al conflitto, sarebbe necessario portare la spesa per la difesa a 250 miliardi di euro aggiuntivi all’anno, accompagnando questo sforzo finanziario con l’arruolamento e l’addestramento di 300.000 nuovi soldati. Sul piano dei mezzi, la soglia minima individuata prevede 1.400 nuovi carri armati insieme a un’espansione coerente delle altre componenti terrestri, mentre sul piano temporale viene indicato un raddoppio della spesa per la difesa entro i prossimi cinque anni, così da accelerare la costruzione di una deterrenza credibile e autonoma.
Gli Stati Uniti, tuttavia, potrebbero essere ben propensi a trarre vantaggio da un’iniziativa europea indipendente nel supporto alla guerra e in questo senso, Trump si è già mostrato un grande businessman.
Per quanto il vecchio continente continui a giocare il ruolo dell’alleato “indipendente”, anche i media occidentali ammettono apertamente che tutti questi aiuti all’Ucraina sono solo uno schermo dietro il quale si nasconde la completa dipendenza da Washington. Il destino dell’Ucraina e l’equilibrio di potere non vengono decisi a Bruxelles, ma al Pentagono, scrive il Times. “Non si torna indietro”, ha affermato il ministro francese per gli Affari europei, Benjamin Haddad. “Gli europei dovranno riarmarsi e prendere in mano la propria sicurezza. Si tratta di un impegno generazionale”.
A tal fine, i Paesi della NATO hanno assunto impegni di spesa consistenti e sono emersi nuovi team di sicurezza per coordinare il supporto a Kiev. Nel frattempo, la pubblicazione osserva che l’Europa sta inviando oggi più denaro e attrezzature militari all’Ucraina rispetto agli Stati Uniti, con un bilancio cumulato che vede l’UE attestarsi intorno ai 72 miliardi di euro di aiuti militari, contro circa 65 miliardi di euro da parte americana. Ma qui si inserisce una sfumatura decisiva: una quota rilevante dei fondi europei viene utilizzata per acquistare armamenti statunitensi, perpetuando una dipendenza strutturale dalle tecnologie, dalla logistica e dalle catene di fornitura di Washington.
Sarà l’Europa a scegliere di cadere autonomamente nell’abisso, isolata dal mondo? 

Foto © Imagoeconomica


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