Se non muoiono abbastanza, non è emergenza? Mentre il ministero minimizza, l’opposizione attacca: “Cinismo istituzionale”
Emergenza sì, emergenza no. Anche di fronte ai morti in carcere per suicidio nascono le polemiche. E, ancora una volta, al centro di queste polemiche troviamo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Dopo le diverse diatribe che il ministro ha attirato su di sé per la gestione del caso Almasri; oppure per la riforma della giustizia - ampiamente criticata da magistrati e ANM -; l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, che ha attirato l’attenzione persino della Commissione Europea, la quale si è detta preoccupata per i possibili esiti negativi nella lotta alla corruzione e alle frodi. Oppure, ancora, le controverse dichiarazioni del Guardasigilli sui femminicidi e su “alcune etnie che hanno sensibilità diverse sulle donne”. Ora sono arrivate anche quelle sulle morti in carcere, più precisamente sul numero dei suicidi registrati negli ultimi anni, che secondo sindacati e garanti avrebbero raggiunto livelli mai visti negli ultimi tre decenni. Non però per il ministero della Giustizia.
Tutto ha avuto inizio con il recente rapporto aggiornato al 31 luglio 2025 e pubblicato dal Garante Nazionale, in cui è stato segnalato che, dall’inizio dell’anno, 46 detenuti si sono tolti la vita: una media di circa 6,5 suicidi al mese. Nel documento viene sottolineato anche che il rischio suicidi sembra essere più alto tra i detenuti con età compresa tra i 26 e i 39 anni, dunque molto giovani. Uno dei fattori sicuramente impattanti su questo drammatico trend al rialzo sembra essere soprattutto il sovraffollamento delle carceri italiane che, sempre secondo il rapporto recentemente pubblicato dal Garante, è del 144,2% su tutti gli istituti penitenziari. Un dato altissimo, che nel periodo estivo ha effetti ampiamente deleteri anche sulle condizioni psicologiche dei detenuti.
Solo una settimana fa, Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato della polizia penitenziaria (Spp), attraverso Adnkronos, ha denunciato la frequenza elevata con cui avvengono i suicidi nelle carceri italiane. Dopo il suicidio in carcere di Stefano Argentino, il 27enne che ha ucciso la collega di università Sara Campanella, di 22 anni, accoltellandola al collo davanti a decine di passanti, ha spiegato che quella di Argentino “è una tragedia annunciata. Non è purtroppo la prima volta che accade perché - ha precisato Di Giacomo - le prime settimane di detenzione, specie per giovani che hanno commesso reati di sangue, sono quelle a maggiore rischio”. E aggiunge: “Il carcere non può diventare luogo di morte e non può rinunciare al compito di espiazione della pena”.
Ilaria Cucchi
Tornando ai dati del Garante Nazionale, il ministero della Giustizia ha subito diffuso un comunicato in cui nega che ci sia un “allarme suicidi”, sostenendo invece che il 2025, finora, sia “sotto la media” del triennio precedente. Immediatamente dopo è arrivato anche un comunicato stampa del Garante che, sostanzialmente, dà ragione al ministero e spiega che nel calcolo non sono stati inclusi i dati di agosto, i quali avrebbero aumentato il numero di suicidi. Sempre il ministero, nel suo comunicato, ha ammesso che i suicidi restano un problema e promette un impegno costante per ridurli, ma ha comunque rivendicato che i numeri sono migliori di quelli “ereditati” dal governo precedente, citando il 2022 con i suoi 84 suicidi. Peccato, però, che osservando i dati, il ministero – nel suo comunicato scritto in “politichese” – non abbia detto che nel 2024 i suicidi erano 83, mentre nel 2022, con il governo precedente, erano, appunto, 84: pressoché lo stesso numero.
Ad ogni modo, subito dopo la precisazione di via Arenula, seguita dalla rettifica del Garante, sono arrivate anche le reazioni e i commenti critici, tanto sull’operato quanto sul registro utilizzato dal ministero guidato da Carlo Nordio. La senatrice Ilaria Cucchi - spiega “Il Fatto Quotidiano” - sostiene che parlare di “normalizzazione” dei suicidi in carcere sia un insulto, perché l’unico dato accettabile sarebbe “zero suicidi”. Altri, come il senatore dem Filippo Sensi, parlano di mancanza di umanità, mentre Riccardo Magi (+Europa) ha accusato il governo di manipolare i dati e ignorare altre cause di morte legate alla carenza di assistenza sanitaria. Anche Debora Serracchiani, del Partito Democratico, parla di “cinismo senza limiti” e accusa il governo di non fare nulla per affrontare l’emergenza carceraria, ignorando proposte come le strutture alternative per tossicodipendenti e detenuti con disturbi psichiatrici. E per farlo, parlando ai microfoni di LaPresse, Serracchiani non manca di fare un affondo contro Nordio: “Del resto, un ministro che pensa che il sovraffollamento serva per impedire i suicidi non conosce neppure la vergogna”.
Foto © Imagoeconomica
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