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L’intervista del Fatto al Procuratore capo di Prato: “Dal giugno del 2024 abbiamo assistito a un’escalation criminale cruenta

La mafia cinese in Italia è un fenomeno ancora largamente sottovalutato e poco compreso. A denunciarlo, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, è il procuratore capo di Prato Luca Tescaroli, che ne evidenzia la portata e l’unicità, soprattutto nel settore del riciclaggio. “Non si è colta la sua espansione e l'importanza di un ruolo che non ha eguali”, afferma, sottolineando come le risorse attualmente a disposizione siano insufficienti: “Gli sforzi stanno dando risultati, ma occorre più personale, sia tra le forze dell’ordine che nella Procura. Servono interpreti e lo Stato dovrebbe assumere personale che parla cinese”. 
Tescaroli segnala che “dal giugno del 2024 abbiamo assistito a Prato a un’escalation criminale cruenta, una serie di delitti avvenuti in tutta Europa”. Un incremento di violenza che, secondo il magistrato, è “in controtendenza con tutte le altre organizzazioni criminali, comprese quelle italiane” e rappresenta “un segnale da non sottovalutare”.
Accanto alla componente militare delle Triadi, si è sviluppato un fenomeno ancora più allarmante. Attraverso l’underground banking, una vasta rete di banche clandestine capaci di trasferire fondi all’estero senza la necessità di movimentare fisicamente il denaro, la mafia cinese ha costruito un potere mai visto prima: un vero e proprio monopolio finanziario nel campo del riciclaggio. Si tratta di un sistema parallelo, ma perfettamente integrato, che mette in connessione tutte le organizzazioni mafiose attive in Italia. Queste ultime si rivolgono ai cinesi per l’affidabilità dei loro servizi finanziari e con loro hanno avviato proficui rapporti d’affari. Lo stesso meccanismo serve anche a convogliare, da Roma fino a Pechino, enormi capitali frutto dell’evasione fiscale, in gran parte cinese ma anche italiana. 
L’ultimo passo di questa espansione, confermato da recenti indagini, rivela una pericolosa tendenza: la criminalità cinese radicata in Italia mostra un’attitudine crescente a corrompere funzionari pubblici e persino appartenenti alle forze dell’ordine. In questo modo, silenziosamente, la mafia cinese ha conquistato una posizione che ancora non trova pieno riscontro nei rapporti ufficiali: quella di organizzazione criminale straniera più potente presente nel Paese, capace di interloquire alla pari con le mafie italiane. 
Rispetto ad altre mafie straniere, quella cinese sarebbe “molto più sofisticata” e capace di muoversi non solo nei settori illegali tradizionali, ma anche di creare “una rete di riciclaggio che non ha precedenti” e di penetrare nelle pubbliche amministrazioni. “Hanno capito che attraverso la corruzione e le relazioni con il potere possono ottenere risultati che non sono alla portata di una mera congrega criminale. Questi aspetti fanno di essa un fenomeno assai più pericoloso degli altri”.  
Alla domanda su un possibile legame diretto con lo Stato cinese, Tescaroli osserva: “È un fatto che non ci sia nessuna cooperazione da parte della Repubblica popolare cinese. Le nostre rogatorie non hanno risposta”. Tuttavia, segnala anche segnali incoraggianti: “Gli sforzi stanno cominciando a produrre qualche risultato. Alcuni imprenditori hanno iniziato a collaborare. Ottanta lavoratori sfruttati si sono rivolti alle autorità italiane. Ma la comunità cinese rimane pervasa da una grande omertà. Il timore di ripercussioni è altissimo. E c’è una chirurgica precisione nella vendetta”. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica 

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