Questa mattina celebrato il 36° anniversario dell’agguato a Villagrazia di Carini, presenti anche Don Ciotti e Salvatore Borsellino
Un altro anno è trascorso da quel tragico 5 agosto 1989, quando la furia omicida di Cosa nostra si abbatté su uno dei migliori servitori dello Stato, il poliziotto Antonino Agostino, e sulla moglie incinta, Ida Castelluccio. La tragedia avvenne dopo il rientro a Palermo della coppia, appena sposata, dalla luna di miele. Trentasei anni dopo, quel vile agguato attende ancora verità e giustizia.
Due i processi sin qui celebrati: il primo contro il boss dell’Acquasanta Gaetano Scotto (imputato quale esecutore materiale) e Francesco Paolo Rizzuto (presunto amico del poliziotto, accusato di favoreggiamento), conclusosi in Corte d’Assise con la condanna del primo e con l’assoluzione del secondo. Il secondo processo, in rito abbreviato, vede alla sbarra il potente capomafia Nino Madonia, ritenuto mandante del duplice omicidio secondo i giudici di merito. Ma in Cassazione, lo scorso 30 gennaio, l’amara battuta d’arresto: annullamento con rinvio per l’uccisione di Agostino e annullamento senza rinvio, per intervenuta prescrizione, per l’assassinio della giovane sposa. Secondo i giudici ermellini, non è dimostrata la premeditazione dei killer. Questa mattina, in occasione della commemorazione tenutasi davanti alla stele a Villagrazia di Carini, luogo del delitto, la famiglia ha annunciato di presentare ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, ritenendo che lo "Stato italiano non abbia adempiuto ai propri obblighi di verità e giustizia". “Abbiamo preso questa decisione perché vogliamo ridare dignità al corpo di quella giovane 19enne massacrata, incinta del primo figlio”, dice ai microfoni di ANTIMAFIADuemila Nino Morana Agostino, nipote dell’agente di polizia. “Ida è stata uccisa soltanto perché amava suo marito. Noi ci aspettiamo giustizia dalla Corte Europea. La stessa giustizia che purtroppo questo Stato di diritto non ha saputo darci a causa di archiviazioni, segreti di Stato, proroghe di indagine e depistaggi”. 
Il ricorso è stato affidato agli avvocati Vincenzo Ragazzi e Massimo Ferrante del Foro di Catania, e all'avvocato Giovanni Romano del Foro di Benevento, “i quali - si legge in una nota diffusa a mezzo stampa - hanno segnalato anche una possibile violazione dell'art. 6 § 1 CEDU, in ragione dell'omessa decisione da parte del giudice penale sulla domanda di risarcimento formulata dai familiari costituiti parte civile. Secondo la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, infatti, l'esercizio dell'azione civile in sede penale non può concludersi con un diniego di giurisdizione, tanto più a distanza di oltre sei anni dalla costituzione delle parti". “I genitori dell'agente ucciso, Vincenzo Agostino e Augusta Schiera - continua la nota - hanno sacrificato oltre tre decenni della loro vita per chiedere, instancabilmente, ciò che questo Stato di diritto non è mai stato in grado di garantire: verità e giustizia per questo triplice massacro”. “Noi - commenta il nipote del poliziotto del Commissariato San Lorenzo - speriamo veramente che la Corte Europea faccia quello che non ha saputo garantirci questo Paese, che non ha saputo garantire soprattutto ai miei nonni Vincenzo e Augusta”. Contro la pronuncia della Cassazione si è espresso stamani anche l’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia. “La ritengo grave sia nel versante giurisdizionale quanto, ancora di più, sotto il profilo della ricostruzione storica dei fatti, perché secondo me cozza con un punto di fondo della realtà, e cioè che con Ida Castelluccio fu uccisa anche la memoria di Nino Agostino, perché Ida era stata la depositaria delle sue confidenze negli ultimi tempi, cioè proprio nei tempi in cui Nino Agostino temeva, come avvenne purtroppo, di essere assassinato”, spiega Fabio Repici. “Quello è il motivo per cui, secondo me, anche l'omicidio di Ida Castelluccio fu premeditato e proprio per questo io ritengo che sia stato sbagliato dichiararne la prescrizione”. 
Presente alla commemorazione anche Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino, che ha ribadito l’importanza della ricerca dei mandanti esterni del delitto - anche detti “pupari”, come li definiva Vincenzo Agostino - tuttora non assicurati alla giustizia. “Purtroppo, su questa ed altre stragi avvenute in Italia ancora non si è arrivato a una sentenza definitiva. Non si è arrivati alla verità, non si è arrivati alla giustizia”, sottolinea Borsellino. “Per questo è necessario che noi familiari, che spesso, purtroppo, siamo gli unici a continuare a chiedere verità e giustizia, ci stringiamo insieme per avere una voce più forte e più incisiva. Chi sono i ‘pupari’? Ce lo dovrebbe dire la storia e la magistratura, anche se spesso le verità processuali e le verità storiche non sono uguali”, puntualizza. “Io ritengo che quelli che hanno usufruito di questa sequenza di stragi oggi siano al potere in Italia. Chi ci governa oggi sono gli eredi di quelli che hanno in qualche maniera ordito queste stragi”. Insieme ai vari rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, a Villagrazia di Carini questa mattina erano presenti anche diverse associazioni della società civile. Tra queste, Libera e il suo fondatore don Luigi Ciotti che ha sottolineato la necessità di una cittadinanza responsabile e attiva nella lotta alla mafia, nonché il ruolo dei giovani nei percorsi per la ricerca della verità su pagine drammatiche come quella della giovane coppia brutalmente assassinata. Quindi un ricordo a Vincenzo Agostino, scomparso un anno fa, poco prima della sentenza della Corte d’Assise di Palermo: “Vincenzo ci manca molto, ma non è morto, continua a vivere. Noi siamo qui perché lui continua a essere qui con noi”. 
Foto © ACFB
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