Putin deluso dall’andamento del processo negoziale in Ucraina. L’offensiva russa accelera a Pokrovsk
È sorprendente avere contezza di come l’uomo che avrebbe dovuto fermare tutte le guerre, stia trascinando il mondo vicino come non mai alla Terza Guerra Mondiale. Una contraddizione tipicamente americana.
In un post lanciato su Truth Social, Donald Trump, ha annunciato di aver ordinato lo schieramento di due sottomarini nucleari "nelle regioni rilevanti", in risposta a quelle che ha definito "dichiarazioni estremamente provocatorie" da parte di Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo.
“Le parole sono importanti – ha scritto Trump – e spesso portano a conseguenze indesiderate. Non intendo lasciare che l’irresponsabilità si traduca in catastrofe.”
La tensione è esplosa dopo che il presidente USA ha minacciato Mosca con un ultimatum per la pace in Ucraina, ridotto da 50 a 10 giorni, pena l’introduzione di sanzioni devastanti e dazi al 100% sulle importazioni russe. Medvedev ha risposto: "La Russia non è Israele né l'Iran. Ogni ultimatum è un passo verso la guerra con gli Stati Uniti stessi". Trump ha reagito furiosamente su Truth Social: "Medvedev sta entrando in un territorio molto pericoloso! Sta scherzando col fuoco!". Il leader russo ha rincarato: "Se le mie parole lo turbano così, allora la Russia ha ragione su tutto". Trump ha poi attaccato anche l’India, definendola insieme a Mosca "un’economia morta". Medvedev ha chiuso evocando la 'Mano Morta', il sistema di risposta nucleare automatica russo: "Che si ricordi dei suoi film sugli zombie…".
Ed ecco che Trump ha ordinato il dispiegamento di due sottomarini classe Ohio, ognuno armato con missili balistici nucleari Trident II. La località esatta non è stata rivelata, ma fonti militari parlano di un movimento verso l’Atlantico settentrionale e il Pacifico occidentale, in una mossa che richiama alla mente i giorni più bui della Guerra Fredda.
Intanto la guerra rischia di diventare anche energetica. Se Trump decidesse di bloccare le esportazioni di petrolio dalla Russia all’India – oggi suo maggior acquirente – Mosca potrebbe chiudere il Caspian Pipeline Consortium, che veicola fino a 1 milione di barili al giorno verso gli alleati NATO. Il risultato? Un buco del 3,5% nell’offerta globale e prezzi del petrolio destinati a superare gli 80 dollari al barile, secondo JP Morgan.
Nel frattempo, il presidente russo Vladimir Putin, durante un incontro con Alexander Lukashenko a Valaam, ha espresso delusione per l’andamento del processo negoziale con l’Ucraina, definendolo ostacolato da “aspettative eccessive” da parte di Kiev. “Se la leadership ucraina ritiene che questo non sia il momento per i negoziati, siamo pronti ad aspettare”, ha dichiarato il presidente, sottolineando che Mosca mantiene un atteggiamento pragmatico e aperto al dialogo, ma solo se condotto con “discussioni calme e concrete”, non “esibizionismo pubblico”.
Putin ha rivendicato la legittimità del governo russo rispetto a quello ucraino, criticando l’imposizione di governi esterni al popolo ucraino: “Il nostro sistema politico si basa sulla Costituzione. Lo stesso non si può dire dell’Ucraina”. 
Vladimir Putin © Imagoeconomica
Putin ha dichiarato che le condizioni imposte dalla Russia per un cessate il fuoco in Ucraina restano le stesse di giugno dell'anno scorso: l'inizio del ritiro delle truppe ucraine dai territori delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson; la dichiarazione dell'Ucraina in merito alla rinuncia al desiderio di aderire alla NATO.
“Non appena inizierà il ritiro delle truppe e verrà rilasciata questa dichiarazione, la Federazione Russa cesserà immediatamente il fuoco”, ha dichiarato Putin nel giugno 2024.
Al contrario, durante i colloqui di Istanbul del 2025, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presentato un memorandum in 22 punti, considerato "ragionevole" dall’inviato speciale USA Keith Kellogg, che subordina qualsiasi trattativa a un cessate il fuoco immediato senza condizioni, non vincolato ad un’interruzione delle forniture militari. Kiev richiede inoltre garanzie vincolanti per la propria sicurezza e sovranità, il diritto all'integrazione europea e atlantica, e il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e dell’Unione Europea nel processo negoziale, rifiutando un approccio bilaterale con Mosca.
Le condizioni includono lo scambio integrale di prigionieri, il ritorno dei bambini deportati, e il rilascio dei civili detenuti dal 2014. Zelensky ha inoltre proposto che un eventuale vertice con Putin affronti temi quali la cessazione definitiva del conflitto, meccanismi sanzionatori, risarcimenti e ricostruzione dell’Ucraina. Kiev ha inoltre rigettato la richiesta russa di ritirarsi dalle quattro regioni parzialmente occupate — Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson — così come ha respinto l’imposizione di una neutralità permanente, la cessazione del supporto militare da parte dell’Occidente e il riconoscimento formale delle annessioni territoriali da parte della Russia.
Lo stesso Zelensky che il 28 marzo 2022 annunciava pubblicamente che era pronto ad accettare "lo status neutrale e non nucleare dell’Ucraina”, poiché “se ricordo bene, la Russia ha iniziato la guerra per ottenere questo", aggiungendo inoltre che "è impossibile portare la Russia a ritirarsi da tutti i territori occupati: questo porterebbe alla Terza guerra mondiale".
Sembra passata un’era, quando a fine febbraio di quest’anno allo Studio Ovale Trump intimava duramente il leader ucraino a trovare un compromesso perché stava giocando la guerra nucleare. Un gioco a cui il tycoon buffone newyorchese sembra ora prestarsi senza protestare, completamente genuflesso al complesso militare industriale. 
“Non siamo noi a rifiutare la pace. Ma se è show quello che cercano, possiamo restare seduti a guardare,” ha proseguito Putin parlando all’omologo Lukashenko, dicendosi pronto a sospendere i negoziati se Kiev non intende proseguire. Ha anche accennato dell’ingresso in servizio del nuovo missile “Oreshnik”, rivadendo che Mosca non cederà sovranità né su campo né al tavolo.
L’offensiva russa accelera a Pokrovsk
Nel frattempo l’esercito russo avanza senza sosta, accelerando la propria offensiva per il quarto mese consecutivo. I dati territoriali raccontano una progressione costante: dai 240 km² conquistati a marzo, si è passati ai 379 di aprile, 507 a maggio, 588 a giugno, fino ai 634 km² guadagnati solo nel mese di luglio. Una crescita che riflette l’adattamento progressivo delle truppe russe alla guerra di posizione, il rafforzamento dei reparti con artiglieria e droni, e la sistematica distruzione delle infrastrutture difensive ucraine.
A fronte di questo slancio offensivo, le capacità dell’esercito ucraino di condurre operazioni di controffensiva restano estremamente limitate. Se la tendenza si manterrà invariata, Mosca potrà nei prossimi mesi non solo consolidare le zone sotto controllo, ma anche prepararsi per raggiungere nuove direttrici operative, in particolare nell’area dell’agglomerato di Krasnoarmiysk e verso ovest, fino alla regione di Dnipropetrovsk e alla fascia meridionale sotto Zaporizhzhia.
I progressi russi sul fianco nord-orientale di Pokrovsk sono emblematici in questo senso. Le forze di Mosca hanno ottenuto uno sfondamento localizzato tagliando la linea ferroviaria da Dobropillya. Dopo aver conquistato le alture attorno a Fedorivka e Boikivka, sono avanzate su Zatyshok e, in rapida successione, su Sukhetske. La progressione si è estesa lungo circa 2,7 km di linea ferroviaria, includendo anche le trincee parallele che difendevano il tratto.
Le squadre d’assalto russe (DRG) si sono poi spinte nel nord di Rodynske, dove ora le aree residenziali settentrionali si trovano in una zona grigia di controllo incerto. Più a nord, le forze armate RF hanno completato la conquista di Nykanorivka e stanno ora avanzando verso la stazione dei treni merci di Dorozhnje. Contemporaneamente, gruppi russi si sono infiltrati nei sobborghi orientali di Bilytske, mentre a ovest è stato ripulito il saliente vicino a Razine. Infine, nella parte orientale di Chervonyi Lyman è stata registrata un’ulteriore avanzata, che ha fruttato alla Russia altri 26,4 km² di territorio.
Foto © Imagoeconomica
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