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Svelati documenti dal 1981 al 1994 grazie al Freedom of Information Act (Foia). Sul Fatto Quotidiano il racconto di Stefania Maurizi 

Ottanta pagine. Questo il numero di documenti prodotti tra il 1981 ed il 1994 che l'Fbi ha finalmente disvelato dopo la richiesta della collega Stefania Maurizi, per il Fatto Quotidiano, grazie al Freedom of Information Act (Foia), su Licio Gelli e la P2. 
Documentazione preziosa, fino ad oggi rimasta segreta, che presenta diversi omissis. 
Colpiscono due dati. Il primo che i materiali, nonostante risalissero ad oltre quarant'anni fa, erano esclusi dal procedimento di desecretazione automatica prevista dal governo americano per molti documenti più vecchi di 25 anni.
Il secondo sono proprio gli omissis che mettono in evidenza come, ancora oggi, su Gelli e la sua loggia massonica ed i rapporti che hanno avuto in particolare con gli Stati Uniti d'America ancora oggi sono coperti da segreto. 
Del resto è un fatto storico che funzionari dei servizi segreti Usa portarono via dagli uffici di Gelli a Montevideo, in Uruguay, l’archivio uruguaiano della P2 mentre pochi giorni prima i magistrati Giuliano Turone e Gherardo Colombo a Castiglion Fibocchi nel 1981 scoprivano e sequestravano a Castiglion Fibocchi gli elenchi degli iscritti alla P2.
Turone, da sempre, evidenzia come tra i documenti sottratti dalla Cia nel Paese sudamericano potessero esservi non solo gli elenchi completi della loggia (almeno 1600 nomi ancora rimasti segreti oltre i 962 che erano emersi in Italia, ndr), ma anche altri preziosissimi documenti che potessero svelare il sistema di potere che si era sviluppato negli anni della strategia della tensione o delle stragi. Quando mesi fa lo intervistammo ci disse che a suo modo di vedere vi erano anche nelle stragi di mafia "buoni motivi per ritenere che Cosa nostra non abbia agito da sola, ma con la complicità di altri ambienti. Più precisamente, si può supporre che la rinnovata Cosa nostra di Totò Riina e di Pippo Calò abbia agito nel 1992 con la collaborazione di un sistema P2 decisamente rivitalizzato. Infatti si può ipotizzare che ci sia stato il contributo di qualcuno dei piduisti invisibili di Montevideo di cui non sappiamo nulla – ma che c’erano e ci sono –, nonché il contributo derivante dal sempre più saldo rapporto tra lo stesso sistema P2 e quella pericolosissima destra eversiva ampiamente smascherata dai due recenti processi bolognesi sulla strage del 2 agosto, vale a dire i processi Cavallini e Bellini". 
Sono questi alcuni dei segreti e dei misteri che Licio Gelli si è portato nella tomba.
Tornando ai documenti dell'Fbi la Maurizi racconta che in essi si può rilevare che "il 23 gennaio 1982, quando ormai lo scandalo P2 era esploso, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 era attiva da un mese, e l’Italia stava per dotarsi della legge contro le associazioni segrete, che sanciva lo scioglimento della P2 – la legge 17 del 25 gennaio 1982 – Licio Gelli telefonò al Dipartimento di Stato americano e chiese di parlare con il segretario di Stato, ovvero l’uomo che ha in mano la politica estera degli Stati Uniti". 
Questi era Alexander Haig, che aveva avuto un ruolo di primo piano nel rovesciare il governo di Salvador Allende in Cile e portare alla dittatura di Augusto Pinochet, amico di Gelli. 


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Stefania Maurizi 


"Dicendo di trovarsi all’hotel Pierre - spiega la giornalista - Licio Gelli chiese di parlare con il segretario di Stato, ma 'il rappresentante del Dipartimento si è rifiutato di parlargli e la chiamata è stata terminata', recita il documento che ci ha rilasciato l’Fbi. Il direttore chiese ai suoi uomini di New York 'di condurre un’indagine discreta all’hotel Pierre per verificare dove si trovasse il soggetto”. Ma dieci giorni dopo, New York rispose al direttore che Gelli 'non alloggiava all’hotel Pierre il 23 gennaio 1982 o intorno a quella data'". 
L'FBI, in altre occasioni, verificò anche contatti tra Gelli ed un numero di telefono negli Stati Uniti che, nelle verifiche fatte emerse essere intestato al Comitato nazionale del Partito Repubblicano americano e non era più in funzione dal 1983.
Sembrerebbe che l'Fbi non diede grandissimi contributi investigativi nelle indagini su Licio Gelli. Vennero fatte verifiche anche su alcune logge massoniche americane (la Grand Lodge di New York, il California Masonic Memorial Temple e la Grand Lodge F.A.A.M. di Washington D.C.), ma senza ottenere particolari elementi di rilievo.
Al contempo si evidenzia che neanche le ricerche condotte nel 1982 su un presunto centro di potere di Gelli a Denver, “che può essere collegato al traffico di droga e denaro” dettero alcun esito. E nel 1984, quando ormai lui era latitante, l’Fbi scriveva di “non essere capace di dare seguito alle tracce per localizzare Licio Gelli alla Grand Bahamas”.
I continui omissis presenti non permettono di comprendere molto anche su altri accertamenti compiuti dal Bureau. 

Il caso Olof Palme

Tuttavia gli spunti di interesse non mancano. Nelle 80 pagine, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, c'è un documento che merita di essere approfondito: quello del maggio 1990, sull’assassinio del carismatico leader socialdemocratico svedese, Olof Palme, nel 1986. Palme, come sottolinea la Maurizi, sosteneva la giustizia sociale, la posizione neutrale della Svezia, sia rispetto alla Nato sia al Patto di Varsavia, e criticava la guerra degli Stati Uniti in Vietnam (oggi la Svezia è nella Nato, ndr). "Stando al documento dell’FBI, nel 1990 l’ufficio di Roma chiese al direttore del Bureau di sapere se fosse vero che tre giorni prima dell’assassinio di Palme, Licio Gelli avesse mandato un telegramma a un sostenitore dell’amministrazione Reagan, in cui si diceva: “Di’ al tuo amico che l’albero svedese cadrà”. Al contempo venivano chieste valutazioni sulla vicenda. Inoltre nel documento comparirebbe anche una nota in corsivo del quartier generale dell’Fbi in cui sarebbe scritto: “Los Angeles deve fornire una risposta a queste domande in un formato che vada bene per la divulgazione alle autorità italiane”. 
La domanda della Maurizi è tanto logica quanto lecita: "Le autorità italiane ricevettero informazioni dall’FBI su Licio Gelli e l’assassinio di Olof Palme?".
Dai documenti non compaiono risposte, ma è difficile pensare che non vi sia altro. 
Per rimuovere gli omissis e dare una risposta anche a questo quesito la Maurizi ha già annunciato che sarà fatto ricorso contro l’Fbi, in modo da poter rendere conto ai lettori e garantire il diritto di trasparenza promesso dal Foia. 

Foto © Imagoeconomica 

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