Come quello della fede, quello dell’agenda rossa sembra rappresentare l’altro mistero di identica, difficile interpretazione, che qualcuno, arrogandosi un arbitrio intollerabile, vorrebbe convincerci che sia da accettare “sic et simpliciter”, da accogliere e contemplare, non da comprendere e spiegare razionalmente.
La domanda posta immediatamente dopo la strage di via d’Amelio “Dov’è l’agenda rossa di Paolo Borsellino?”, sembra aver perso attenzione e la sua intensità iniziale appare depotenziata nel tempo al livello di una lontana eco in dissolvenza, anch’essa indirizzata al destino dell’oblio.
Il motivo, è chiaro, sta nel fatto che quell’agenda avrebbe assunto e, pagina dopo pagina, continua a mantenere oggi il valore di testimonianza processuale e, al tempo stesso, quello di testamento a futura memoria, l’esplosivo che avrebbe potuto provocare un vero e proprio sconvolgimento politico istituzionale che si sarebbe realizzato se il Dott. Borsellino avesse avuto modo di arrivare alla fine delle sue indagini o se, successivamente, i magistrati avessero potuto formalmente acquisire quell’agenda utilizzandone i contenuti.
Non se ne comprenderebbe diversamente il motivo della sua sparizione.
Non è l’unico caso in cui documenti e scritti appartenenti a vittime di attentati vengono requisiti dagli investigatori per poi dissolversi, mai restituiti alle famiglie e spariti nel nulla dopo che i loro autori erano già stati eliminati. Le prove, i fatti reali, inconfutabili, da sempre hanno dato fastidio, e continuano a darlo, mentre si cerca di farvi calare il silenzio come quello che sta interessando l’Agenda rossa e che, in questo caso, assume poi i colori del grottesco, della beffa, della irriverenza nei confronti del dolore dei familiari.
In occasione del convegno “Parlate di mafia”, promosso da Fratelli d’Italia e svoltosi a Roma il 18 luglio scorso, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo ha avuto modo di sottolineare che “la mafia va combattuta nella sua forma attuale, va inseguita nei fatti e non con le parole e l’attenzione alla strage di Via d’Amelio è da intendersi solo come il primo passo in ossequio alle attese della famiglia".
“Senza verità storiche – ha sottolineato Chiara Colosimo – sarà difficile fare pace con la storia di questo Paese. La lotta alla mafia non può basarsi su teoremi, servono riscontri, servono fatti. Come ci ha insegnato Paolo Borsellino”.
Come non essere d’accordo ma, soprattutto, come non ritrovare, nelle parole della Presidente Colosimo, quella rinnovata fiducia di cui sentivamo il bisogno e che da tempo ci aveva abbandonato.
Condivisione e fiducia che sarebbero state confermate se, il giorno dopo, il 19 Luglio la stessa Colosimo, presente insieme a una delegazione di Fratelli d’Italia per una fiaccolata in via d’Amelio dove si commemorava la strage, avesse chiesto di salire sul palco o comunque avesse accolto l’invito che in tal senso le era stato indirizzato mentre da quella Via si stava allontanando.
Da quel palco avrebbe potuto ripetere quelle parole espresse il giorno prima in occasione del convegno “Parlate di mafia”, annunciando semmai che quelle verità storiche ,quei riscontri fatti e evidenze, cui, con cotanta convinzione, aveva fatto riferimento, potrebbero essere custodite anche nell’Agenda rossa e che proprio per questo motivo, si sarebbe fatta parte attiva nel suo ruolo di Presidente affinché potesse essere aperto in Commissione Antimafia un capitolo di indagine e approfondimento che consentisse di rispondere alla domanda “Dov’è l’agenda rossa di Paolo Borsellino ?”.
Ha preferito tacere e andarsene.
Peccato Presidente Colosimo.
Quella processione di persone che si è allontanata da Via D’Amelio insieme a lei, nell’andarsene , ha girato le spalle non solo ai familiari delle vittime di Via d’Amelio ma anche a quelli delle stragi quali quella di Bologna, di Capaci, dell’Italicus, del Rapido 904, di via dei Georgofili, dell’omicidio del giudice Caccia, presenti il 19 luglio a Palermo, e di tutte le altre associazioni e familiari di vittime che, seppure non lì fisicamente, venivano rappresentate dalla presenza di un Coordinamento nazionale delle associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati che le identificava tutte.
Ha girato le spalle all’Italia intera che cerca e pretende verità e giustizia.
E così quei concetti da lei espressi il 18 luglio a Roma, che avevamo letto come prospettiva di speranza, sono svaniti in quella Via d’Amelio che, alle sparizioni, sembra essere particolarmente vocata.
Ma c’è sicuramente una risposta anche a tutto ciò.
L’Agenda rossa non è solo la “scatola nera” che contiene le risposte a tanti quesiti, ma siamo indotti a credere che essa rappresenti un vero è proprio strumento di ricatto in mano a chi ne è detentore o sa dove è custodita.
E allora, a maggior ragione, dov’è l’agenda rossa?
Assistiamo, a distanza di decenni, alla riapertura di casi giudiziari che si ritenevano ormai sepolti con le loro conclusioni espresse da sentenze passate in giudicato.
Cosa osta al riattivare nuove indagini su dove sia finita l’agenda rossa ?
Lo facciano i magistrati che hanno la titolarità dei processi per i quali si ritenga possa avere rilevanza il rinvenimento dell’Agenda rossa.
Lo faccia la Commissione antimafia
Lo faccia la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nell’ambito delle sue funzioni di coordinamento e indirizzo delle attività investigative.
Ma lo facciano anche i partiti politici, tramite i loro rappresentanti, con i mezzi a loro disposizione, rendendosi promotori di interpellanze parlamentari che possano sensibilizzare in tal senso chi di dovere, pretendendo spiegazioni di fronte a una eventuale inerzia.
Inoltre, nel corso di questi lunghissimi decenni di stragi e attentati si sono alternati sulla scena personaggi che, a vario titolo, sono stati protagonisti di queste vicende, interpretando (taluni ab immemorabile) anche ruoli apicali nelle principali istituzioni e apparati investigativi e di intelligence dello Stato, coinvolti in alcuni casi negli stessi processi, e come tali depositari di molti segreti.
Che vengano anch’essi nuovamente convocati per essere ascoltati dalla stessa Commissione o dai magistrati competenti.
Oggi, di questi oltre 40 anni di stragi e attentati si ha sicuramente una diversa consapevolezza da parte dell’opinione pubblica.
Proprio per tale motivo, a questo punto, non solo i familiari delle vittime della strage di Via d’Amelio ma il nostro intero Paese chiede chiarezza e vuole sapere dov’è l’agenda rossa, perché non rimanga quel mistero da accogliere e contemplare, ma diventi una verità rivelata che ci possa spiegare, aiutandoci a comprendere.
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Dov'è l'agenda rossa?
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- Giuseppe Galasso
