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Come non poteva essere altrimenti, la compagnia artistica uruguaiana “Extasia”, insieme all'Associazione di Promozione Sociale Our Voice, ha raccolto - ancora una volta, e meritatamente - applausi e grande acclamazione nella sua unica rappresentazione dell'opera teatrale “Il regno del disordine” a Villa Filippina, nella città di Palermo. Nel giorno dell’anniversario della strage di via d’Amelio, davanti a una platea gremita, i registi dello spettacolo: Sonia Bongiovanni, che è anche fondatrice dell’associazione e della compagnia con sede a Montevideo, Uruguay, e Diego Grachot hanno presentato una rivisitazione più che azzeccata di uno spettacolo andato in scena tre anni fa e che ha avuto un enorme successo. I quattordici attori professionisti e un violinista hanno sapientemente svolto il proprio ruolo artistico affinché l'evento teatrale nel suo complesso generasse un grande impatto sul pubblico presente, il che ci fa pensare che la compagnia potrebbe perfettamente fare una tournée in tutto il Paese.

Pronti per entrare nel Regno del Disordine? È la domanda che riecheggia dal palcoscenico e che trova risposta fin dai primi minuti dello spettacolo; fin dall'inizio dell'opera, l’ambientazione si presenta come un inconfondibile amo per catturare l’attenzione dello spettatore che si ritrova coinvolto in una messa in scena complessa e corale, dove la drammaturgia brilla e risplende, supportata da una struttura scenografica e luminosa molto azzeccata; e da una coreografia più che ottimale che si apprezza dalla platea, in una dinamica unica e sorprendente. Così tanto che non delude lo spettatore, nemmeno per un istante.

Quasi senza rendersene conto, lo spettatore si addentra in un regno consumato dalla follia del disordine, dove gli abitanti si ostinano ad accettare la loro assurda condizione di vita per sopravvivere. Dove la loro memoria corta li rinchiude in un ciclo infinito, in cui, inesorabilmente, alcuni di loro perdono la vita. E lì, tra quadri viventi e cappelli, si trova Rosa, una signora che cerca di riportare in vita suo figlio Italo. Allora: potrà un segreto sconosciuto fermare il tempo e spezzare la maledizione che li incatena alla stessa storia da sempre?



Sul palco abbiamo assistito a un testo solido, convincente, che non dà tregua allo spettatore, che assapora ogni scena come si assapora un ottimo vino, gustandolo sorso dopo sorso. Un testo che porta con sé la cadenza di una storia, forse una delle tante storie dei nostri giorni; un testo che acquista personalità e identità scenica, minuto dopo minuto; è in concreto lo sviluppo di una storia che cattura il pubblico in tutti i suoi minimi dettagli perché forse, e sicuramente lo spettatore si va scoprendo nel microcosmo di ciascuno dei personaggi.

Si è trattato di un viaggio nel caos, in un contesto immersivo e surreale; in un regno in cui il grottesco si fonde con le storie, con l'amore per il potere e con un romanticismo implicito. Un'esperienza inedita, che vale davvero la pena vedere e in cui immergersi.

Perché la storia del Regno del Disordine è in realtà uno specchio della società attuale; è un'espressione più che eloquente degli abusi del potere e delle ribellioni che ne conseguono. E questo si percepisce. E lo spettatore lo avverte. E in molti dialoghi - di una drammaturgia curata da Sonia Bongiovanni, Elisa Pagano e Beatrice Boccali - si intravedono i meandri e le bontà dell'attivismo sociale; e i tortuosi percorsi della condizione umana. E in concreto, il testo è di per sé un messaggio più che profondo, rivolto al pubblico (e all'umanità). È ancora una volta, su un palcoscenico, l'arte teatrale di “Extasia” a dimostrare in modo inconfutabile il suo impegno sociale. Un'arte teatrale con una personalità definita e inconfondibile, sia in Italia che in Uruguay.


bongiovanni s ddebari

La regista, insieme a Diego Grachot, Sonia Bongiovanni


Simona Mulia ha assunto il difficile compito della coreografia, ottenendo risultati eccellenti; il maestro del violino e della composizione dal vivo, presente anche sul palcoscenico, è stato il messicano Andrés Gonzáles, che ha dato prova di grande maestria; l'eccellente musica è stata composta da Fabrizio Fortunato e Chiara Bruno; gli attori del Regno erano Roberta Borelli, che ha interpretato Rosa con una magistrale interpretazione e composizione del personaggio, di fatto poliedrico e intricato; il suo pari, in termini di recitazione, nel ruolo di Salvo, era Jason Maiorino, versatile e talentuoso; Dido, un personaggio essenzialmente mordace e con un ruolo protagonista ben definito, insieme a Rosa e Salvo - in una trilogia sbalorditiva - è stata interpretata da un'attrice che è stata il baluardo della serata, grazie alla sua duttilità e alla sua bravura recitativa: Serena Marchese; da parte sua, Giuseppe Faranna ha dominato la scena dall'alto della storia, come custode del Regno, e il suo contributo ha aggiunto ulteriore splendore ai protagonisti, alla drammaturgia e allo spettacolo distopico; le figure assemblate nei quadri della scenografia più che accattivante erano Martina Vasta e Julieta Jimena, altri vessilli di una messa in scena eccezionale, con un ruolo interpretativo che ha saputo essere al centro dell'attenzione nella serata; nel ruolo di Trina, ha brillato dal punto di vista recitativo Chiara Bruno; e nel ruolo di Reo, Mario Urso, entrambi eccezionali e di successo; lo stesso hanno fatto le altre figure che sono state il fiore all'occhiello coreografico e scenografico e una parte fondamentale dell'opera nel suo insieme, ovvero: Dalia Galat, Alessia Puleo, Adele Balsamo, Davide Tomasello, Rafaella Faranna ed Egle Abate.

I costumi a cura di Cecilia Mercado, che merita un forte applauso in questo testo, così come la scenografia, realizzata da Sofia Capretta (che si è occupata anche del trucco) e Lorenzo Capretta.



Il pubblico presente ha saputo cogliere perfettamente l'essenza e il significato di quel Regno del Disordine, che ha fatto parte di un'impronta unica che porta il sigillo dei registi Bongiovanni e Grachot; è stato il teatro di Extasia, il teatro di un messaggio di impegno nel quadro di uno spettacolo sobrio, dinamico; di una presenza multiattoriale indiscutibile e per questo stesso motivo il valore scenico si erge come una pensilina visibile al mondo, carica di allori, perché conveniamo che non deve essere stato affatto facile mettere in scena un progetto di questa portata, assolutamente no.

Sicuramente è stata una sfida enorme fin dall'inizio, ma il percorso è stato gradualmente completato e i risultati visibili quando è stato alzato il sipario dello spazio scenico scelto, forse non il più ideale per questo tipo di proposta, ma comunque sfruttato molto bene. E questo è stato più che meritevole.

La verità, tangibile e palpabile, vista da ogni angolazione, è che “Extasia” è stata il fiore all'occhiello della serata Palermitana e ha lasciato un segno piuttosto solido; inoltre, è stata molto professionale, il che la esalta e la contraddistingue nell'universo dell'arte teatrale, senza riserve, come una compagnia artistica di livello internazionale. Al suo debutto a Montevideo ha brillato, e ne sono certo; e al suo debutto a Palermo, come compagnia appena formata, ha brillato ancora, e in che modo!

Gli applausi non bastano, ma sicuramente ci aspettano tempi molto positivi nel mondo dello spettacolo. “Extasia” ha tutte le carte in regola per diventare arte viva, arte dinamica e presenza con impegno sociale, come messaggio essenziale, in tutto il suo dna recitativo, scenico e drammaturgico.

Con un marchio inedito e promettente. Ne sono più che sicuro.

Foto: Extasia/Davide de Bari

Info: instagram.com/extasia.companiaartistica - ourvoice.it
  

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