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"Una coalizione di governo costituita da forze politiche storicamente collegate ai mondi del piduismo, della destra eversiva e antidemocratica, della borghesia mafiosa e del berlusconismo" ha deciso di approfittare della situazione a loro favorevole per "chiudere finalmente la partita" con l'approvazione della riforma costituzionale della separazione delle carriere. 
Lo ha detto l'ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato durante la dichiarazione di voto che si è tenuta oggi al Senato: il ddl è passato con 106 sì, 61 no e 11 astenuti. 
Scarpinato lo ha definito un vero e proprio regolamento di "conti della casta dei potenti contro la magistratura" attraverso un testo ultra blindato "e inemendabile da approvare in tempi record"
Tutto questo rappresenta solo l'inizio di un lungo cammino in quanto verranno successivamente approvate "leggi ordinarie finalizzate a sottoporre l’esercizio dell’azione penale al controllo del potere politico. Come, ad esempio, il disegno di legge numero 1440 del 2009 già predisposto dal governo Berlusconi che prevedeva il trasferimento dei poteri di direzione delle indagini dai Pubblici ministeri alle forze di Polizia, dipendenti dal governo, mediante la semplice modifica degli articoli 326, 330 e 335 del c.p.p". 
La Costituzione ha cambiato profondamente il ruolo della magistratura in Italia. Prima, durante la monarchia e il fascismo, i giudici erano sottomessi al potere politico e proteggevano i potenti, senza mai entrare in conflitto con loro. Con la Repubblica, la Costituzione ha reso i giudici indipendenti, trasformandoli in un potere autonomo, non controllato dalla politica. Questo ha creato problemi al sistema di potere italiano, che spesso si basa sulla corruzione, voto di scambio e accordi con mafie o gruppi di interesse.  
"Dai giovani pretori che negli anni Settanta scoperchiarono lo scandalo del petrolio - tangenti miliardarie di grandi petrolieri ai partiti in cambio di leggi di favore che facevano lievitare oltre misura i prezzi della benzina ai danni dei cittadini - alle indagini della Procura di Milano che portarono alla luce il verminaio della P2, esempio paradigmatico di Stato occulto e parallelo antidemocratico ed eversivo, alle indagini del pool antimafia di Palermo che con l’arresto di Vito Ciancimino e dei potentissimi cugini Nino e Ignazio Salvo misero in fibrillazione la borghesia mafiosa, uno degli architravi del sistema di potere nazionale, ai processi della stagione di Tangentopoli e di Mafiopoli degli anni Novanta che rivelarono alla nazione il vero ritratto di Dorian Gray di larghe componenti della classe dirigente, si arriva rapidamente alle cronache giudiziarie dell’attualità".  


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Roberto Scarpinato


La magistratura imbrigliata nel nuovo assetto deciso da questo governo non sarà più libera di indagare sulle nefandezze della classe dirigente.
La riforma della giustizia, ha spiegato in estrema sintesi l'ex magistrato, proposta dal governo viene presentata con motivazioni formali, ma nasconde vere ragioni politiche inconfessabili. Secondo esponenti della maggioranza, come il senatore Zanettin, la riforma (che include l’elezione per sorteggio dei membri del CSM e la separazione delle carriere) servirebbe a fermare l’influenza delle correnti della magistratura, accusate di “pilotare” indagini e condanne contro politici per motivi politici, non per reati reali. Si sostiene che processi a figure come Berlusconi, Dell’Utri e altri sarebbero frutto di una “congiura” di magistrati, organizzati dalle correnti, che avrebbero usato la giustizia come arma politica. Queste accuse, espresse apertamente da leader come Gasparri, Meloni e Mulè, dipingono la riforma come necessaria per fermare un presunto “uso politico” della giustizia. Alcuni, come Berlusconi nel 2003, sono arrivati a definire i giudici “matti” o “criminali”. Tuttavia, la maggioranza evita di usare queste motivazioni in pubblico, temendo che i cittadini le vedano come un tentativo di proteggere una “casta” politica e ripristinare una giustizia classista, favorevole ai potenti. Per questo, si ricorre a tecnicismi e motivazioni vaghe, citando persino Giovanni Falcone – vittima dei poteri che la riforma sembra voler proteggere – per dare una facciata di rispettabilità, mentre si tace sulle vere intenzioni per evitare di perdere il referendum confermativo.
"Il Gruppo cinque Stelle dichiara dunque il proprio voto contrario in nome di tutti i cittadini consapevoli che la difesa dell’indipedenza della magistratura è l’ultimo baluardo che ci resta per non consegnare il paese ad una politica corrotta, sottomessa alle lobbies e connivente con le mafie" ha concluso Scarpinato. 




La riforma

Si tratta di un precedente storico senza eguali nella legislazione costituzionale italiana: la riforma che sancisce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (Csm) distinti e la futura creazione di un’Alta Corte disciplinare, sarà sottoposta al voto finale del Senato martedì, nella stessa versione approvata dal Consiglio dei ministri il 29 maggio 2024 e successivamente dalla Camera il 16 gennaio 2025. Nessuna modifica, nemmeno di una virgola o di una singola parola, è stata apportata al testo, un’inedita rigidità paragonabile a quella di un decreto legge, nonostante l’iter prolungato nelle commissioni di Montecitorio e Palazzo Madama. Un processo che, secondo le critiche, sembra evocare più i metodi di uno Stato autoritario che quelli di una democrazia. 
La separazione delle carriere sarà davvero la soluzione definitiva per il sistema giudiziario italiano? Questo è il grande interrogativo che accompagna la riforma. La novità consegna al pubblico ministero un proprio Csm di cui sarà pienamente responsabile, un netto passo avanti rispetto all’attuale Consiglio, dove i pm rappresentano solo 5 membri su 20.  


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Come ha più volte spiegato il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri “la separazione delle carriere non è un rischio per il pm, che in fondo mantiene il suo lavoro. Lo è per i cittadini. Perché il pericolo dietro l'angolo è un pm al di fuori della giurisdizione che non lavora più per cercare la verità, ma una condanna a tutti i costi". Inoltre, come già detto dall’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato "un pubblico ministero appiattito esclusivamente sulla polizia (cosa che succederà se passa la separazione delle carriere, ndrnon cercherà mai le prove per assolverti. Per cui tu o sei ricco e ti puoi permettere un avvocato dalla parcella e una serie di investigatori o sei fregato". 
Il percorso della riforma è ancora lungo. Dopo il voto di martedì, il testo dovrà affrontare altri due passaggi parlamentari, uno alla Camera e uno al Senato, che la maggioranza definisce una semplice “presa d’atto”. Tuttavia, l’iter si inserisce in un autunno complicato, dominato dalla manovra finanziaria. Il ministro Nordio ipotizza un referendum confermativo già all’inizio del 2026, ignorando i tre mesi necessari per la sua organizzazione, rendendo più realistica una data nella tarda primavera. Intanto, l’attuale Csm scadrà a gennaio 2027, e i laici eletti dal centrodestra danno per scontata una proroga per consentire al governo di redigere e approvare le complesse leggi attuative, previste dagli otto articoli della riforma costituzionale. Anche queste seguiranno lo “stile decreto”? Con l’avvicinarsi della fine della legislatura, le difficoltà aumenteranno, incluse le tensioni tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che promuove la riforma come un successo da capitalizzare in campagna elettorale. 

Foto © Imagoeconomica 

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