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Sentita dalla Procura di Firenze che l'avevano accusata di nascondere quel che sapeva su chi bruciò l’indagine sull'ex Premier e la mafia 

Sarebbe stato Gianni De Gennaro, ex direttore della Direzione investigativa antimafia (successivamente capo della Polizia, direttore del Dis e sottosegretario del governo con delega ai servizi segreti, presidente di Finmeccanica, e da luglio 2023 del consorzio Eurolink - gruppo Webuild- per il ponte di Messina) ad aver svelato ai giornalisti di La Repubblica Giuseppe D'Avanzo e Attilio Bolzoni, nel 1994, l'esistenza di un'indagine su Silvio Berlusconi per i legami con la mafia. 
A dirlo ai magistrati di Firenze, in un vernale del 10 giugno 2024, è l'ex pm Ilda Boccassini, che era finita sotto accusa per false informazioni al pm aggravate dal tipo di indagine nella quale furono rese le dichiarazioni incriminate.
Di fatto le veniva contestato di aver taciuto quel che sapeva su chi bruciò l’indagine su Berlusconi e la mafia, quando fu sentita il 14 dicembre 2021 in un interrogatorio congiunto tra i pm di Firenze e Caltanissetta.


Questione Cancemi

Era stata convocata per chiarire meglio un passaggio del suo libro uscito pochi mesi prima per Feltrinelli: ‘La stanza numero 30‘. In particolare aveva raccontato una confidenza ricevuta dall’amico Giuseppe D’Avanzo, poco prima della morte nel 2011, sulla fonte che nel 1994 da un lato aveva permesso lo scoop, ma che dall’altro bruciava un’inchiesta che puntava a ricostruire le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi sui flussi di soldi versati dal gruppo Berlusconi alla mafia. 
Scriveva la Boccassini nel libro: "Proprio pochi giorni prima della sua morte improvvisa il 30 luglio 2011, alla mia ennesima sollecitazione, finalmente D’Avanzo mi raccontò cos’era avvenuto 17 anni prima. Non c’è dubbio che la persona che si era rivolta a Peppe era consapevole del danno che sarebbe derivato alle indagini, né ho mai dubitato della genuinità del racconto di D’Avanzo, uomo e professionista non incline all’esagerazione o addirittura all’invenzione. Niente nomi, perché Peppe non c’è più e perché il suo interlocutore mi conosce bene. Forse sarebbe importante per tutti se volesse confrontarsi sui motivi che lo hanno spinto ad agire in quel modo". 


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Ilda Boccassini


Ma procediamo con ordine. 
A parlare della nuova testimonianza della Boccassini è oggi Luigi Ferrarella, sulle pagine del Corriere della Sera. 
Cancemi, raccontava che un emissario di Berlusconi portava ogni mese 200 milioni di lire (pattuiti da Marcello Dell’Utri) al boss Pierino Di Napoli. Sia prima sia dopo le stragi di Falcone e Borsellino nel 1992. 
Il 21 marzo 1994, dopo la vittoria di Forza Italia, quel verbale venne pubblicato su La Repubblica. 
Nel 2021, per non tradire la confidenza del giornalista, come ricordavamo la Boccassini non fece nessun nome ai pm di Firenze e Caltanissetta che, probabilmente avevano il sospetto che il nome taciuto potesse essere quello di un altro investigatore, Mario Mori, in quanto proprio il Ros era l'organo che gestiva al tempo il collaboratore.


La testimonianza di Bolzoni

Il dubbio, però, fu chiarito pochi giorni dopo quando il 20 dicembre 2021 Attilio Bolzoni, che con D'Avanzo firmò l'articolo, pur opponendo il segreto professionale sulla fonte, con grande lealtà (nonostante le aspre tensioni avute con Mori) testimoniò che "si trattò di investigatori diversi dai comandanti Ros". 
Quel silenzio assoluto della Boccassini sul nome portò all'apertura del fascicolo nei suoi riguardi (con indagini concluse il 28 aprile 2024). Così, il 10 giugno 2024, l'ex magistrato è tornata nuovamente davanti ai pm di Firenze, Luca Tescaroli e Luca Turco, stavolta rivelando la fonte. 
Il Corriere della Sera, che ricorda l'archiviazione firmata il 19 luglio dalla gip Antonella Zatini, racconta di una sopravvenuta causa di non punibilità costituita dalla ritrattazione dell'ex magistrato: "Sì, non avendo altre alternative farò quel nome. Fu un dialogo brevissimo dove, dopo varie insistenze che io nel corso degli anni avevo già fatto al giornalista Peppe D’Avanzo, lui, proprio nel momento in cui stava per andare via da casa mia, mi disse... Fece un nome secco... ehm... del prefetto Gianni De Gennaro". Ed alla domanda se non chiese altro avrebbe aggiunto: "No, rimasi un po’ stordita da questo nome… Dopodiché, chi poteva immaginare che dopo pochi giorni una persona di 50 anni morisse durante una corsa in bicicletta? L’unico dato è che… sì, fu fatto quel nome, così, senza ghirigori, senza aggiunte, senza niente".


Il trojan sul cellulare

Il Corriere rivela anche un altro elemento. Infatti il 20 giugno 2024, la Procura di Firenze avrebbe ricevuto atti dal procuratore nisseno Salvatore De Luca. 
Tramite un trojan sul cellulare della Boccassini, nel 2022, sarebbero state captate due conversazioni per strada: una il pomeriggio del 4 e la seconda la mattina del 5 aprile 2022 con un giornalista in pensione amico sia suo sia di D’Avanzo.  


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Silvio Berlusconi 


Boccassini dice: "Immagino sarà sulla stessa cosa del libro… di Firenze… il fatto di Peppe… la fonte… Non vedo altra cosa se non il solito… quattro righe… su Deg…".
Al contempo Caltanissetta trasmette a Firenze anche una archiviazione — fatta il 25 settembre 2023 (un anno prima che Boccassini a Firenze facesse il nome di De Gennaro) di un fascicolo a ignoti iscritto nel 2021 — nel quale il gip nisseno Bologna ragiona se la fuga di notizie nel 1994 sul verbale di Cancemi sia stata "uno scambio di favori ad altissimo livello istituzionale — comunque grave, ma riconducibile ad una logica privatistica di scambio di reciproci vantaggi —, o una manifestazione di quella continuativa cabina di regia volta ad inquinare tutti i filoni buoni che avrebbero potuto sbrogliare la complessa matassa della strategia stragista". 


Replica De Gennaro

Ai pm di Firenze non restò altro che convocare De Gennaro che però avrebbe negato ogni suo coinvolgimento senza però prendersela con chi lo ha tirato in ballo. Infatti avrebbe affermato che Boccassini e D’Avanzo sono due persone serie. Quindi avrebbe dato anche una chiave di lettura diversa, ovvero che il giornalista nel 1994 sia stato indotto in errore perché l’indagine dell’epoca non aveva De Gennaro come capo. Era invece destinata genericamente agli uffici della Dia. Ma, è l’interpretazione dell’ex superpoliziotto, qualcuno avrebbe veicolato il segreto facendo falsamente intendere di farlo con il suo placet. 

Foto © Imagoeconomica

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