Si tratterebbe di Guido Lo Porto, missino ed ex sottosegretario alla Difesa nel governo Berlusconi. I due si conoscevano dai tempi della scuola
Fine giugno ’92. È passato circa un mese dalla morte di Giovanni Falcone, il cratere di Capaci è ancora fumante e Paolo Borsellino sta indagando senza sosta sull’attentato. In quelle settimane concitate incontra i colleghi Alessandra Camassa e Massimo Russo, ai quali dice, in lacrime: “Un amico mi ha tradito”.
In questi trentatré anni, sull’identità del traditore, magistrati e giornalisti hanno passato al setaccio diversi nomi, depennando i nomi delle figure che orbitavano attorno a Borsellino all’epoca. Tra questi, anche quello del generale Antonio Subranni. Oggi, però, una nuova ipotesi sta assumendo concretezza. L’“amico”, infatti, potrebbe essere Guido Lo Porto, cresciuto con Borsellino fin dai tempi della scuola. I due si conoscevano da giovanissimi, condividevano lo stesso background politico (quello della destra missina e dei giovani del FUAN), poi le strade si separarono una volta adulti. Lo Porto (oggi 88enne) intraprese la carriera politica sempre in seno all’MSI, Borsellino quella giuridica. Lo Porto venne anche arrestato con il terrorista ordinovista Pierluigi Concutelli nel 1969. Poi, l’elezione in Parlamento con il Movimento Sociale (e, a seguire, con Avanguardia Nazionale) dal 1972 al 2001. Fu anche nominato sottosegretario alla Difesa nel primo governo Berlusconi nel ’94. Che tra i due ci fosse un rapporto di amicizia lo testimoniò Borsellino stesso quando, il 20 maggio ’92, spiegò di aver rifiutato la candidatura al Quirinale, offertagli dal MSI. Una decina di giorni dopo, il 1° giugno 1992, l’allora confidente Alberto Lo Cicero (poi diventato collaboratore di giustizia) riferisce al magistrato Vittorio Teresi che il boss a cui faceva da autista, Mario Tullio Troia (detto “‘u Mussolini”), mafioso di stampo neofascista, gestiva la zona dove avvenne la strage di Capaci. Di fatto, Tullio Troia verrà poi riconosciuto come basista dell’attentato. Lo Cicero riferì all’allora sostituto procuratore di Palermo anche che, nella villa del boss, aveva conosciuto proprio Guido Lo Porto. Il confidente è un fiume in piena. Il 15 giugno 1992 venne quindi indetta una riunione di coordinamento tra procure, alla quale parteciparono Teresi, l’aggiunto Vittorio Aliquò, il procuratore capo Pietro Giammanco e il pm di Caltanissetta Pietro Vaccara, nella quale si discusse proprio dei verbali di Lo Cicero. In quella riunione c’era anche Paolo Borsellino, venuto pertanto a conoscenza della presenza dell’amico a casa del basista Tullio Troia. Passano pochi giorni e, tra il 22 e il 25 giugno, Borsellino piange davanti ai pm Russo e Camassa: “Non chiesi spiegazioni perché ero molto turbata e perché compresi che era molto addolorato e stupito per il tradimento di un amico del quale, però, si comprendeva non aveva intenzione di rivelare l’identità”, disse la giudice nel 2009. “Lo sfogo di Paolo fu susseguente ad alcune domande che gli avevamo posto sui pericoli cui si esponeva, tra l’altro interessandosi alle indagini relative alla strage di Capaci, per le quali era spesso in contatto con il collega Vaccara della procura di Caltanissetta”. Del rapporto tra Troia e Lo Porto, anni più tardi, parlarono almeno una dozzina di collaboratori di giustizia. Il politico, diventato segretario regionale di AN, finì anche indagato nel 1996 per concorso esterno in associazione mafiosa, poi archiviato due anni dopo. Ma in nessuna aula di tribunale è mai stato coinvolto in procedimenti legati alle stragi. Almeno, non fino ad ora. L’avvocato Fabio Repici ha infatti ritrovato e prodotto a Caltanissetta i verbali del ’92 di Lo Cicero. Il legale di Salvatore Borsellino è poi riuscito a far acquisire la memoria difensiva dalla gip Graziella Luparello nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti esterni delle stragi del ’92. La giudice ha interrotto la camera di consiglio sull’archiviazione, richiesta dalla procura, accogliendo l’istanza dell’avvocato.
Udienza rinviata al 22 settembre. In aula si discuterà della memoria presentata e si affronterà, con qualche elemento in più, la domanda rimasta finora senza risposta: chi era l’amico che tradì Paolo Borsellino?
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Foto © Imagoeconomica
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