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I dettagli dell'inchiesta “Arangea Bis-Oikos” spiegati in conferenza stampa col procuratore aggiunto facente funzioni di Reggio Calabria

La ‘Ndrangheta “è la più ricca e potente organizzazione criminale di tipo mafioso che oggi, in questo momento, le autorità giudiziarie italiane sono in grado di investigare e ricostruire”. Questo è risultato dalle inchieste e dai processi, ed è questo che occorre sottolineare.
Si tratta di un sistema globale che agisce in sinergia con le strutture criminali di diversi Paesi: ecco il dato, l’unitarietà della ‘Ndrangheta è divenuta non solo interna ma soprattutto esterna; è un “concetto che va esteso” ricordandosi l’estrema importanza della mafia calabrese nella struttura criminale, tanto che se si toglie “la ‘Ndrangheta da quel sistema, quel sistema si destabilizza”.
Per questo occorre capirne “le dinamiche” e “i ruoli, dobbiamo individuare i settori strategici in cui operano in Italia e all’estero, ma dobbiamo soprattutto capire le tendenze evolutive che il fenomeno ha, perché è un fenomeno che si trasforma quotidianamente”.

A parlare è stato il procuratore aggiunto facente funzioni di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, durante la conferenza stampa organizzata in prefettura per illustrare alcuni elementi dell’inchiesta “Arangea Bis – Oikos” che ha portato a 54 misure cautelari disposte dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Hanno preso la parola, oltre a Lombardo, la prefetta Clara Vaccaro, il questore Salvatore La Rosa e la dottoressa Sara Castiglione, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Agostino Tortora, il comandante provinciale dei carabinieri Cesario Totaro e il procuratore aggiunto della Dda reggina Walter Ignazitto. Dalle inchieste sono emersi elementi che hanno permesso di ricostruire la filiera che parte dall’importazione all’ingrosso di cocaina, allo spaccio nelle piazze.
Si parla di numeri impressionanti: “Una tonnellata sono 100 milioni (di euro)” ha detto Lombardo, ma “se non si dispone di strumenti adeguati, se non si dispone di professionalità adeguate e soprattutto se non si dispone di organici adeguati a contrastare un fenomeno che è imponente nei numeri e nella sua capacità operativa”. La ‘Ndrangheta, ha spiegato il magistrato reggino, “oggi ha 400 famiglie, ha un numero di affiliati non inferiore ai 60.000 soggetti e soprattutto non ha spazi territoriali in cui non è presente” senza contare che ciò che emerge da un’indagine di ‘Ndrangheta porta inevitabilmente a “fotografare” la “sua grande capacità criminale a livello globale”.

Ma un’organizzazione che ha diramazioni a livello mondiale ha come sua spina dorsale la grande capacità di comunicare tra le sue componenti, da qui si deduce che il grande investimento “che deve essere accresciuto” è soprattutto in “risorse tecnologiche nel momento in cui siamo in grado di bucare” la “loro filiera comunicativa, perché non esiste organizzazione criminale complessa, ma questo vale anche per le organizzazioni non criminali, vale per tutti gli aggregati plurisoggettivi, cioè gli aggregati plurisoggettivi riescono a operare sinergicamente”. Lombardo ha poi aggiunto che “le intercettazioni tradizionali non bastano più. I sistemi di comunicazione sono in continua evoluzione. Abbiamo beneficiato, e lo abbiamo detto prima, dei contenuti provenienti dalle chat criptate, ma le chat criptate sono già il passato”.

Ovviamente “le difficoltà ci saranno sempre perché nessuno può prevedere fino in fondo la gestione di un sistema tanto ampio e articolato, però si nota una fluidità operativa che è straordinaria”. Nel quadro specifico dell’indagine ‘Arangea Bis’ “noi contestiamo la situazione finalizzata dal narcotraffico, noi contestiamo tutta una serie di reati in materia di stupefacenti, armi e reati connessi” compresi quelli contro la pubblica amministrazione. Preoccupante è il ritrovamento di fentanyl a San Roberto. È una “traccia molto preoccupante perché, senza andare troppo nei dettagli, sappiamo bene quanto questo oppiaceo abbia occupato spazi in quello che è l’enorme mercato delle sostanze stupefacenti, non soltanto in ambito europeo”. Per quanto riguarda il lato prettamente finanziario, ha spiegato sempre Lombardo, “abbiamo ricostruito proprio la consegna del denaro ai riciclatori cinesi”. “Ecco il sistema criminale integrato di cui abbiamo parlato tante volte, perché non esiste più ‘Ndrangheta senza il costante contatto con altre componenti di quel sistema che sono in grado, a favore di quel sistema, di svolgere quelle operazioni che non hanno più alcun senso o che, valutate soltanto in un ambito locale o, passatemi forse il termine più preciso, esclusivamente locali. Il fenomeno ‘ndranghetistico - ha detto - da oggi si unisce a quello che alcuni studiosi hanno in qualche modo approfondito in relazione ad altre realtà non criminali, ha il concetto di localizzazione. In realtà è una localizzazione inversa quella che può essere la ‘Ndrangheta, perché voi sapete qual è la differenza tra globalizzazione e glocalizzazione: la globalizzazione che coinvolge la ‘Ndrangheta è sostanzialmente questo tipo di modello, il modello locale diventa globale, quindi non è il globale che viene importato verso il locale, ma è il locale che va verso il globale”.




I dettagli dell’inchiesta

L’inchiesta, eseguita sinergicamente da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, con il coordinamento del procuratore Lombardo, ha tirato le fila conclusive di una precedente operazione del 2024 contro personaggi indicati come vicini alle cosche di ‘Ndrangheta del ‘Valanidi’, dove dominano gli affari illeciti la ‘famiglia’ Ficara-Latella, una delle più attive nella guerra di mafia che ha lasciato sul terreno di Reggio Calabria, tra il 1985 e il 1991, circa mille morti ammazzati, mattanza esplosa dopo la rottura di consolidati equilibri criminali con l’omicidio, avvenuto il 10 ottobre del 1985, del boss Paolo De Stefano. Procura, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno ottenuto dal Gip di Reggio Calabria gli arresti per 54 persone, e l’iscrizione nel registro degli indagati per altre 28, che rispondono in stato di libertà. Secondo gli inquirenti, gli arrestati e i loro complici “disponevano in qualsiasi momento per i potenziali acquirenti ogni qualità di droga: cocaina, crack, hashish e marijuana”. Un secondo ramo del gruppo criminale, invece, operava nel traffico internazionale di stupefacenti, con basi in Ecuador, Spagna, Germania, Olanda e Belgio, sfruttando il porto di Gioia Tauro come hub strategico. “Un sodalizio criminale - affermano gli investigatori - ben coeso ed organizzato, fondato anche su stretti legami familiari, che aveva come base operativa e strategica l’abitazione del suo capo, sita in un comune aspromontano”, dov’era ristretto agli arresti domiciliari. Nell’operazione sono stati sequestrati 117 kg di cocaina, nascosti all’interno di un autoarticolato appena uscito dal porto di Gioia Tauro, e 483.000 euro in contanti, occultati nel sito di stoccaggio utilizzato dai clan, individuato a Reggio Calabria, e beni per 1,5 mln di euro. Il blitz è scattato lunedì all’alba: 33 indagati sono finiti in carcere, due ai domiciliari più altri 28 a piede libero.

Ignazitto: esame delle chat indispensabile per ottenere i risultati

Il magistrato Ignazitto ha chiarito che “senza la possibilità di esaminare quelle chat chiaramente non avremmo potuto ottenere questi risultati. Ci saremmo fermati a San Roberto. In un periodo storico in cui si discute dell’utilità delle intercettazioni ritengo che vicende di questo tipo debbano portarci a riconsiderare non soltanto che non dobbiamo ridurle, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di intensificare questo uso e di poterci avvalere di tecnologie (che in questo momento non sono sufficientemente performanti) che ci permettano di accedere anche a questi mezzi di comunicazione criptati di cui tuttora la criminalità si serve”. Se per il procuratore aggiunto Walter Ignazittogli arresti fotografano il fenomeno del narcotraffico a 360 gradi”, fondamentali sono state le intercettazioni sulle quali è stato fatto un lavoro enorme. Per coordinare i traffici e sfuggire ai controlli investigativi, infatti, gli indagati utilizzavano sistemi di messaggistica criptata, come la piattaforma SkyEcc che l’Italia non è riuscita a decriptare a differenza di altri Paesi che poi hanno fornito agli investigatori italiani il materiale su cui indagare. Dato di particolare rilevanza è sempre il volume degli stupefacenti che la ‘Ndrangheta è in grado di spostare: “Con riferimento alle indagini dei carabinieri sono stati monitorati, al di là dei cento e passa chili che sono stati sequestrati, delle transazioni che vanno dai 300 ai 1100 chili; una tonnellata di cocaina purissima, si parla di purezza pari al 90%, ci sono conversazioni in cui questo soggetto conferma degli ingentissimi profitti che ne possono derivare, parlano sostanzialmente di conti che hanno tra loro nell’ottica di un milione e mezzo di euro”. “Gli importi guadagnati sono altissimi - ha detto - pensate che gli sfiltratori di Gioia Tauro parlano della possibilità di guadagnare il 15% da ogni passaggio. Se parliamo di una tonnellata di cocaina, pensate che cosa vuol dire poter ottenere il 15% del valore di mercato”.

La fine della guerra interna

Oggi “possiamo dire che la seconda guerra di ‘Ndrangheta, la terribile pagina di storia di questa città che ha insanguinato questi territori dal 1985 al 1991, è chiusa” ha detto il procuratore Lombardo. Questo significa che è stata superata la “contrapposizione tra alcune famiglie” di grande rilievo, ha spiegato poi Ignazitto.
La sentenza Meta ha già cristallizzato tutto questo: “Le famiglie De Stefano, Tegano, Condello; ormai c’è sentenza passata in giudicato a riguardo, costituiscono un unicum, c’è una federazione di ‘ndrine che agiscono ormai in una concezione unitaria”. Un modo di concepire in maniera diversa il fenomeno criminale della ‘Ndrangheta, che dovrà essere “una pietra miliare con la quale dovremmo fare più cose anche per il futuro”, ha concluso il magistrato.

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