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Il sociologo sul Fatto Quotidiano: “Non possiamo più amare l’America, per questo ci fanno odiare la Russia”

Se da una parte l’Italia incassa il danno economico dovuto ai dazi imposti dagli Stati Uniti, dall’altra spende ingenti somme di denaro per acquistare armi, sempre dagli Stati Uniti.
È questa la situazione paradossale che ha presentato il sociologo Alessandro Orsini ai lettori de “Il Fatto Quotidiano”. Un’analisi in cui l’Italia si trova impelagata all’interno di un circolo vizioso, tipico di uno Stato che non gode di una vera indipendenza. Una condizione triste, tipica di uno “Stato satellite”, che cerca di mascherare la propria umiliazione dietro la narrazione distorta in cui gli Stati Uniti rappresentano l’eroe perfetto, intervenuto per sottrarre l’Italia al fascismo della Seconda guerra mondiale. Peccato che anche questa retorica non basti più. “Come insegna la scuola del sospetto di Marx, Nietzsche e Freud, tutte le comunità umane cercano sempre di apparire migliori di quel che sono. Siccome l’Italia si vergogna di essere dominata da una potenza straniera - ha spiegato Orsini - ha elaborato una retorica per abbellire la cruda realtà della sua sottomissione. Per anni, la sottomissione è stata abbellita con la retorica secondo cui gli Stati Uniti avevano liberato l’Italia dal fascismo. Questa retorica ha perso vigore con il tempo, giacché la morte dei partigiani ha indebolito la memoria storica e il legame emozionale con quegli avvenimenti”.

L’immagine degli Stati Uniti si è deteriorata a causa delle continue guerre, dei massacri e del sostegno a regimi autoritari. “Quando i diciottenni italiani guardano la televisione, associano gli Stati Uniti a Gaza, mica allo sbarco in Normandia”. In assenza di una nuova narrativa positiva, i media fanno fatica. Motivo per cui, oggi, si opta per una narrativa diversa, opposta a quella del passato. “La retorica della Prima Repubblica era una retorica positiva, basata su un sentimento costruttivo: amare gli Stati Uniti. La retorica della Repubblica di Mattarella, invece, è una retorica negativa, basata su un sentimento distruttivo: odiare la Russia”.

Insomma, l’obiettivo non è più amare l’America, perché ormai non è più fattibile. Il nuovo obiettivo è odiare la Russia. L’esigenza di questa nuova direzione narrativa è stata dimostrata - ha sottolineato Alessandro Orsini - da un sondaggio del Censis del dicembre 2024, che ha riportato un dato: il 66,3% degli italiani ritiene che la guerra in Ucraina sia colpa dell’Occidente, soprattutto degli Stati Uniti.
Per molti italiani, dunque, pare che ad avere torto sia la NATO. “In sintesi, il passaggio dalla retorica dell’amore a quella dell’odio non dà i frutti desiderati dalla Casa Bianca. Il che significa che Giorgia Meloni e Guido Crosetto si stanno preparando alla guerra con la Russia senza il consenso degli italiani. Se i diciottenni non possono essere educati ad amare gli Stati Uniti perché troppo lontani dal 1945, forse possono essere educati a odiare la Russia. Ecco spiegata la retorica del Quirinale secondo cui la Russia è come la Germania nazista e Putin è come Hitler”.

In definitiva, pare che il progetto politico-mediatico volto a educare gli italiani all’odio verso la Russia non goda di buone prospettive. E i motivi - secondo Orsini - sono essenzialmente due: “Gli italiani, nonostante i fiumi di propaganda, sanno che la NATO è un’organizzazione offensiva, assetata di potere, che cerca di espandersi il più possibile senza curarsi delle linee rosse di nessuno”. Il secondo motivo è che “nessun italiano vuole morire per la NATO, perché gli italiani percepiscono la NATO come una realtà estranea alla loro cultura e al loro modo di pensare. La NATO è un’élite del potere senza alcun radicamento popolare. Per gli italiani - ha concluso - la NATO sono è soltanto armi parcheggiate nelle basi americane. Questo spiega quel 66,3% registrato dal Censis”. 

Foto © Roberto Pisana 

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