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L’Onu: “Atto intimidatorio, revochino le misure”

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato, accusandola di aver collaborato con la Corte penale internazionale nei procedimenti contro cittadini statunitensi e israeliani. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato, specificando che la misura si inserisce nell’ambito di un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump a febbraio, pensato per contrastare le azioni della Corte nei confronti di funzionari americani o di Paesi alleati.
Le sanzioni includono il congelamento di eventuali beni detenuti negli Stati Uniti e il divieto di ingresso nel Paese. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha motivato il provvedimento affermando che Albanese avrebbe “incoraggiato la Corte penale internazionale a procedere contro funzionari e imprese americane e israeliane”. “Non tollereremo queste campagne di guerra politica ed economica, che minacciano i nostri interessi nazionali e la nostra sovranità”, ha aggiunto. Tra le motivazioni, anche l’invio da parte della relatrice di lettere a grandi aziende statunitensi, accusate di complicità nei presunti crimini di guerra commessi da Israele a Gaza.
Sono misure calcolate per indebolire la mia missione - ha dichiarato Albanese ai giornalisti durante una visita a Lubiana -. Continuerò a fare quello che devo fare. Sì, certo, sarà impegnativo... Ci sto mettendo tutto ciò che ho. Se ci riesco io, allora tutti possiamo resistere a questa pressione. E insieme possiamo davvero uscire da questo genocidio con la speranza di un mondo migliore”. “È un record - ha commentato ironica - sono la prima persona dell’Onu a cui è successo. Per cosa? Per aver denunciato un genocidio? Per aver documentato un sistema? Mi sanzionano, ma non mi hanno mai contestato i fatti”. Mentre sui social ha scritto: “Sto saldamente dalla parte della giustizia, come ho sempre fatto”. E in un’intervista ad Al Jazeera ha definito le sanzioni “una tecnica di intimidazione in stile mafioso”. Il provvedimento giunge dopo mesi di attriti tra Washington e la relatrice, più volte finita nel mirino delle autorità israeliane e di gruppi filosionisti negli USA per le sue dichiarazioni sul genocidio a Gaza. 
Nel suo ultimo report - “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” - Francesca Albanese ha indagato e denunciato le ramificazioni industriali, tecnologiche, finanziarie e commerciali dell’occupazione israeliana, mettendo in luce la rete globale di soggetti – aziende, banche, università, fondi, multinazionali – che trae profitto dalla violazione sistematica del diritto internazionale. “Il genocidio a Gaza non può essere fermato senza smantellare l’economia globale che lo sostiene - ha aggiunto a Lubiana commentando il suo report -. Le aziende e i loro dirigenti devono essere chiamati a rispondere. La giustizia non può essere selettiva”.
Tante le voci di autorità, politici e istituzioni internazionali che hanno preso le difese di Francesca Albanese. A partire dall’Onu che “deplora la decisione del governo degli Stati Uniti di imporre sanzioni a Francesca Albanese", ha detto il presidente del Consiglio per i diritti umani Jurg Lauber, in una nota, invitando tutti gli Stati membri dell'Onu "a collaborare pienamente con i relatori speciali e i titolari di mandato del Consiglio e ad astenersi da qualsiasi atto di intimidazione o ritorsione nei loro confronti".
Anche l’Alto commissario delle Nazioni Unite, Volker Turk, esorta gli Stati Uniti a "revocare tempestivamente le sanzioni" contro Albanese. "I relatori speciali delle Nazioni Unite, insieme ad altre parti dell'ecosistema dei diritti umani, affrontano - per loro natura - questioni delicate e spesso divisive, che sono di interesse internazionale. Anche di fronte a un forte disaccordo, gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero impegnarsi in modo concreto e costruttivo, piuttosto che ricorrere a misure punitive", dichiara Turk. "Gli attacchi e le minacce contro i titolari di mandati di procedure speciali, così come contro istituzioni chiave come la Corte penale internazionale, devono cessare", aggiunge l'Alto commissario, invocando "più dibattito e dialogo sulle reali preoccupazioni in materia di diritti umani". 


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Marco Rubio


"Questo è un vergognoso e trasparente attacco ai principi fondamentali della giustizia internazionale": così ha commentando la segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard. “I relatori e le relatrici speciali non sono nominati per piacere ai governi o per avere popolarità ma per svolgere il loro mandato - ha rimarcato Callamard - quello di Francesca Albanese è di promuovere i diritti umani e il diritto internazionale, un'azione essenziale in un momento in cui è in gioco la stessa sopravvivenza delle persone palestinesi nella Striscia di Gaza occupata. Queste sanzioni sono state emesse appena pochi giorni dopo che Francesca Albanese aveva pubblicato un suo nuovo report in cui descrive come le aziende abbiano tratto profitto dall'occupazione illegale da parte di Israele, dal suo brutale sistema di apartheid e dal suo genocidio tuttora in corso nella Striscia di Gaza".
"Dopo le recenti sanzioni nei confronti della Corte penale internazionale, quelle annunciate ieri sono in continuità con l'assalto dell'amministrazione Trump al diritto internazionale e coi suoi tentativi di proteggere a ogni costo Israele dal rendere conto delle sue azioni", ha denunciato ancora la segretaria generale di Amnesty. "Sono gli ultimi di una serie di azioni assunte dall'amministrazione Trump per intimidire e ridurre al silenzio coloro che osano parlare in favore dei diritti umani delle persone palestinesi - ha proseguito - invece di attaccare la relatrice speciale e compromettere ulteriormente l'ordine basato sul rispetto delle regole, il governo statunitense dovrebbe porre fine al suo incondizionato sostegno a Israele, che consente a quest'ultimo di beneficiare della completa impunità per i suoi crimini nel Territorio palestinese occupato". Secondo Callamard, "gli stati devono vigorosamente respingere queste sanzioni vergognose e vendicative ed esercitare le massime pressioni diplomatiche sul governo statunitense perché siano annullate" e "le Nazioni Unite, a loro volta, devono sostenere pienamente Francesca Albanese in quanto esperta indipendente nominata dal Consiglio Onu dei diritti umani". "I governi del mondo e tutti coloro che credono in un ordine basato sul rispetto delle regole e del diritto internazionale devono fare tutto il possibile per mitigare e bloccare gli effetti delle sanzioni contro Francesca Albanese e, più in generale, per proteggere il lavoro e l'indipendenza delle relatrici e dei relatori speciali", ha concluso. 
La vicenda di Francesca Albanese non è solo uno scontro diplomatico, ma il riflesso di una più ampia battaglia per l’autonomia della giustizia internazionale e per la difesa dei diritti umani, in un contesto dove chi denuncia rischia sempre più spesso di essere punito. 

Foto © Imagoeconomica

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