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Su Radio Glox, il redattore di ANTIMAFIADuemila spiega come agli interessi mafiosi si affianchino anche strategie NATO 

Il ponte sullo Stretto di Messina sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo: 3,3 km di lunghezza per una larghezza di circa 60 metri. Sospeso a 65 metri di altezza, consentirà anche il passaggio di una linea ferroviaria. Parliamo di un ‘ecomostro’ che rappresenta un piatto appetibile per chi vuole lucrare attraverso il riciclaggio di denaro delle organizzazioni criminali”. Sono queste le parole pronunciate da Jamil El Sadi, redattore di ANTIMAFIADuemila, durante un’intervista a Radio Glox. L’emittente, con il suo consueto sguardo attento alle vicende locali e globali, ha voluto approfondire, attraverso El Sadi, la questione del Ponte sullo Stretto. Di aspetti da trattare e approfondire ce ne sono molti. Non a caso, da sempre, il ponte che dovrebbe collegare le due sponde - quella calabra e quella siciliana - è al centro di forti preoccupazioni, soprattutto per il rischio di infiltrazioni mafiose. È recente, infatti, l’allarme lanciato dal direttore della DIA di Catanzaro, Beniamino Fazio, che in occasione dell’ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia ha parlato di cosche calabresi e siciliane già pronte a spartirsi gli appalti della mega opera. Insieme a loro, anche i cosiddetti “livelli superiori”. Insomma, il problema non è solo vecchio, ma anche ben noto. Forse un pò meno per il ministro Matteo Salvini, che continua a spingere per la costruzione della grande opera nonostante i rischi elevati e i numerosi pareri contrari. “Parliamo di allarmi costanti - ha sottolineato El Sadi -. Basti pensare che attorno al Ponte sullo Stretto ruotano interessi che valgono miliardi di euro”. I costi, nel corso degli anni, sono lievitati. Tra aggiornamenti tecnici, inflazione sui materiali e l’inclusione di infrastrutture - come l’opera ferroviaria - la stima complessiva è cresciuta in un decennio “da 8,5 miliardi a 13,5 miliardi di euro, con la possibilità di arrivare fino a 20 miliardi”. E aggiunge: “Stiamo parlando di cifre da manovra finanziaria. Se pensiamo che durante la pandemia si ipotizzava una manovra da 8 miliardi per sostenere la sanità, ora si vogliono investire 20 miliardi per la costruzione di un ponte che, per molti siciliani e calabresi, è impensabile”.


Le priorità dei cittadini, infatti, sono ben altre: ogni giorno devono fare i conti con infrastrutture vecchie, scollegate e notoriamente inefficienti. A queste si sommano ospedali fatiscenti e sottodimensionati, liste d’attesa infinite, carenza di personale - soprattutto nelle strutture sanitarie delle aree interne di Calabria e Sicilia - e una rete stradale e autostradale deficitaria, con opere rimaste incompiute, come la SS106 ionica.
Tornando agli appetiti mafiosi legati alla mega opera, Jamil El Sadi ha aggiunto: “La ‘Ndrangheta, in particolare, detiene il monopolio del traffico di droga a livello mondiale. Per questo dispone di enormi somme di denaro da riciclare. La costruzione di questo ponte, almeno nelle sue fasi iniziali, può rappresentare un grave pericolo di inquinamento dell’economia legale”. Un fiume di denaro che, oltre al narcotraffico, proviene anche dal “traffico di armi, dalla prostituzione e da altre attività che da sempre sono prerogativa delle organizzazioni criminali”. A questo si aggiunge - come ha rilevato un’inchiesta del Fatto Quotidiano - che diverse aree interessate dai lavori si trovano nella provincia di Vibo Valentia e risultano intestate a familiari della cosca dei Mancuso. Terreni - ha sottolineato El Sadi - acquistati per gli scavi e le opere connesse al Ponte, tra cui aree da espropriare o da occupare temporaneamente per costruire infrastrutture collaterali (come discariche per i materiali), intestate a figli, nipoti e parenti di storici capi clan calabresi.
Insomma, una questione senz’altro complessa. “Anche noi, come ANTIMAFIADuemila, ci siamo occupati della vicenda. In particolare, dell’intenzione, ormai esplicita, del governo Meloni di attribuire al Ponte un duplice utilizzo: civile e militare”. Lo dimostra il fatto che il progetto rientra nella rete TEN-T dell’Unione Europea, che finanzia infrastrutture utili anche alla mobilità militare, in collaborazione con la NATO. L’obiettivo, in questo caso, è collegare più efficacemente le basi NATO nel Sud Italia e in Sicilia, rendendo più rapido e sicuro il trasferimento di truppe, mezzi e armamenti.

Immagine realizzata con supporto IA

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