“Si sta innalzando un grande polverone. Ci si vuole far belli con indagini, con frasi, con immagini che non hanno nessun fondamento. Quello che sta andando in onda in tv e nei giornali è un atto di brutale manipolazione della storia dei fatti. E la presidente Chiara Colosimo si sta assumendo veramente una responsabilità gravissima e deve dare conto ai familiari delle vittime delle stragi che uniti chiedono le sue dimissioni perché non può essere consentita una così plateale rimozione e manipolazione della verità”.
Così Stefania Limiti, giornalista e saggista intervistata ieri da Radio Radicale in merito alle recenti dichiarazioni di Carmelo Canale sull’ex procuratore di Palermo, Pietro Giammanco, e dell’esposizione della borsa di Paolo Borsellino - arsa dalle fiamme della strage di via d’Amelio - alla Camera dei deputati.
“Sono indignata - ha aggiunto -. Qui sta diventando un terreno drammatico per i lutti, per i morti, per le verità sepolte, per i depistaggi. Le stragi di mafia stanno diventando una vera pagliacciata perché non era la prima volta che rinveniva la borsa di Paolo Borsellino. Si va alla ricerca di scalpi da esibire, perché la scena del TG1 del maresciallo Canale che si inventa che Paolo Borsellino voleva arrestare Giammanco… è una cosa che non sta né in cielo né in terra”. Giammanco, il capo della Procura palermitana, “è vero che aveva grosse tensioni all'interno della Procura - ha aggiunto -. La figura di Giammanco è quella di un procuratore della Repubblica che è amico della politica e quindi fa tutto quello che fa un procuratore che ha voglia più di essere amico di politici e non di fare il proprio dovere… ora in tutto questo la cosa gravissima è che non c'è nessuna rivelazione, non c'è nessuno scoop, nessuna novità, c'è solo la messa in scena di una vicenda tragica”.
“Le stragi di mafia sono lo snodo che ha dato fondamenta alla Repubblica post Guerra Fredda; quindi, capirne il significato oltre che per un sacrosanto dovere nei confronti delle vittime che non possono avere degna sepoltura, non possono riposare in pace se non c'è verità, è un dovere che noi abbiamo”, ha continuato Limiti.
L’Antimafia parlamentare va riformata, dunque. “Per la prima volta i familiari delle vittime delle stragi, di tutte le stragi, che si sono riuniti in un coordinamento hanno fatto dei comunicati di protesta e chiedono le dimissioni dei vertici di questa antimafia che si sta caratterizzando per mettere in piedi un baraccone da circo - ha detto -. È gravissimo quello che sta avvenendo. Stanno tentando di far fuori due simboli dell'antimafia come Scarpinato e de Raho, che evidentemente la maggioranza di destra non vuole”.
Limiti punta il dito nei confronti di una “enorme operazione di depistaggio”. L’ennesima, che “cerca di accreditare l'idea che la strage di via d’Amelio sia legata a un pallido dossier mafia e appalti. Stanno tentando di spezzare il legame unitario che c'è nell'ondata stragista di stampo mafioso che ha attraversato il Paese tra il ’92 e l’inizio del ’94, che si interrompe con il fallito attentato ai carabinieri subito dopo l’arresto di Graviano. Ecco, tutto questo è qualcosa che va molto al di là dell’uso politico della memoria. È un abuso politico che questa destra sta facendo perché non ha idee, non ha nulla in testa e vuole appropriarsi della memoria di Paolo Borsellino e di tutto ciò che Borsellino rappresenta nel modo più maldestro e più manipolatorio che ci sia”, ha concluso.
Fonte: radioradicale.it
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