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L'ex procuratore generale di Palermo: attuale comm. antimafia non ha preso in considerazione la relazione che abbiamo depositato

"L'omicidio Mattarella resta, a tutt'oggi, un caso politico-giudiziario aperto e controverso, dal quale si dipana un filo che dal passato arriva fino al presente. Le stragi del 1992 e del 1993 sono le stragi degli orfani della Guerra fredda. Le menti raffinatissime si avvalsero del braccio armato della mafia per condurre in porto l'impresa di orientare l'evoluzione del processo politico, così come era avvenuto in passato. Lo scopo era quello di destabilizzare il vecchio sistema politico della Prima Repubblica, che aveva voltato le spalle, e di propiziare l'avvento al potere di una nuova forza politica che avrebbe consentito al vecchio mondo piduista e alle sue appendici di riciclarsi nel nuovo corso in modo indolore".
A dirlo è stato l'ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore M5S Roberto Scarpinato, componente della Commissione Antimafia, intervenendo alla proiezione al Senato del film 'Magma. Mattarella, il delitto perfetto' (diretto da Giorgia Furlan), promossa dallo stesso Scarpinato e dalla senatrice Dolores Bevilacqua.





Presenti anche l'ex magistrato Giuliano Turone, la scrittrice e dottoressa Benedetta Tobagi, il professore Pino Arlacchi, l'avvocato Andrea Speranzoni, la scrittrice e saggista Stefania Limiti, Mauro Parissone, direttore editoriale di 42mo Parallelo e la senatrice Barbara Floridia.
Tra pubblico presenti anche il sostituto procuratore nazionale antimafia e già consigliere togato del Csm Nino Di Matteo, il presidente del Movimento5Stelle Giuseppe Conte e il già procuratore nazionale antimafia e oggi deputato Federico Cafiero de Raho.
"Il 5 settembre 2023 - ha raccontato - abbiamo depositato in Commissione Antimafia una memoria di 57 pagine, nella quale abbiamo elencato tutti i buchi neri delle stragi, indicando analiticamente i testi da sentire ed importanti documenti, taluni inediti, da acquisire per tentare di ricostruire la verità storica di quel periodo. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta".


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Ai nostri microfoni Scarpinato ha poi commentato l'attuale clima politico sostenendo che "purtroppo la maggioranza parlamentare che presidia questa Commissione (antimafia ndr) non possa consentirsi una libera ricostruzione dei fatti perché scavando nel passato prossimo e remoto di questo paese potrebbero essere coinvolti nelle stragi, negli omicidi di tanti personaggi che fanno parte dell'album di famiglia di questa maggioranza e che quindi ci sia un rifiuto che non risponde a ragioni istituzionali ma risponde ad un abuso di difesa politica per cercare di silenziare, di mettere il bavaglio a coloro che all'interno della Commissione antica sono portatori di idee, di visioni diverse".


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Chiara Atalanta Ridolfi e Giorgia Furlan, sceneggiatrice e regista del film 'Magma. Mattarella, il delitto perfetto'

"La maggioranza - ha osservato durante l'evento - si rifiuta di svolgere qualsiasi indagine conoscitiva sulla strage di Capaci e sulle stragi del 1993, nonché sui depistaggi e su tutte le piste che conducono a mandanti e complici occulti. Questo ostinato ostracismo appare privo di qualsiasi plausibile giustificazione, in perfetta continuità con l'ostracismo che, in passato, ha inesorabilmente colpito Giovanni Falcone e tutti coloro che si sono ostinati a cercare di fare luce sulla verità dei retroscena politici di stragi e omicidi".
E "lo stesso ostracismo sembra avere indotto la Rai a rifiutare la messa in onda del pregevole docufilm, trasmesso con successo di ascolti da La7 il 10 febbraio 2025. Si tratta di un ostracismo che ha motivazioni esclusivamente di natura politica. Taluni vertici dei partiti di questa maggioranza temono evidentemente che, indagando sul passato della storia del Paese, possano emergere verità scomode che potrebbero chiamare in causa la corresponsabilità di tanti personaggi dei loro album di famiglia nella feroce e sporca lotta per il potere", incalza Scarpinato.


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Roberto Scarpinato

"Del resto - ha sottolineato - si tratta di una maggioranza che ha fatto del bavaglio e della repressione del dissenso la cifra della sua azione politica. Il dittatore argentino Videla diceva che la memoria va cancellata perché è sovversiva. Noi del M5S intendiamo fermamente restare 'sovversivi': vogliamo continuare a coltivare il vizio della memoria e fare tutto il possibile per portare alla luce la verità di quella parte ancora segreta della storia del Paese".
L'ex magistrato nel suo lungo intervento ha ricordato che "il 12 aprile del 1995 la Corte d'Assise di Palermo assolveva Fioravanti e Cavallini, non ritenendo sufficienti le prove acquisite da Giovanni Falcone. La sentenza veniva confermata in appello e poi in Cassazione, divenendo definitiva nel maggio del 1999. A tutt'oggi non sono stati individuati esecutori mafiosi di quell'omicidio.
In un caso è stato accertato dallo stesso Falcone che erano stati indicati falsamente killer di mafia al fine di depistare le sue indagini sulla pista nera. Fioravanti era stato segretamente informato di questa manovra di depistaggio finalizzata a scagionarlo, come Falcone scoprì e denunciò alla Commissione Antimafia nella seduta del 22 luglio del 1990
".


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Ex magistrato Giuliano Turone: sull'omicidio Mattarella è calato un silenzio totale

Il magistrato che ha scoperto gli elenchi della loggia massonica P2 ha ripercorso le tappe della riapertura delle indagini sul caso dell'omicidio del presidente della regione siciliana: "Le indagini sul delitto Mattarella sono state riaperte ben sette anni fa, non l'altro ieri. Il 5 gennaio, nel gennaio 2018, sono state riaperte dal procuratore di Palermo di allora, dopodiché non sono mai state chiuse formalmente e sono rimaste aperte fino ad oggi. La notizia diffusa il 5 gennaio di quest'anno dal nuovo procuratore di Palermo riguarda quindi soltanto l'iscrizione di Madonia nel registro degli indagati di un'inchiesta già aperta, in quanto Madonia è stato sospettato – non certo colpevole, ma solo sospettato – di essere l'autore materiale del delitto Mattarella.
Sta di fatto, però, che di Nino Madonia, più o meno coetaneo di Valerio Fioravanti e definito da tempo suo sosia, si vociferava sin dagli anni '90. Si vociferava su di lui come possibile alternativa rispetto a Valerio Fioravanti come killer di quel delitto, solo che si trattava appunto di semplici voci, e dagli anni '90 ad oggi non era mai intervenuto nessun indizio serio nei suoi confronti, al di là di questa somiglianza. Tanto è vero che, fino a poche settimane fa, nessuno aveva mai iscritto Nino Madonia nel registro degli indagati per questo delitto.
Cos'è successo?


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È successo che le voci su Nino Madonia, sosia di Valerio Fioravanti, sono state in qualche misura recepite dalle due sentenze palermitane degli anni '90, che hanno assolto Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini dall'accusa dell'omicidio Mattarella. Queste sentenze li hanno assolti dando rilievo proprio – o comunque anche – all’asserita somiglianza tra Nino Madonia e Valerio Fioravanti
".
A distanza di anni, ha raccontato Turone, "tirano fuori di nuovo questa vicenda" ma "ma nessuno ha più parlato" tanto che "sull'omicidio Mattarella è calato un totale silenzio, durato altri due anni e mezzo fino ad oggi, fino a quando il nuovo procuratore di Palermo (Maurizio de Lucia, ndr) ha deciso di iscrivere Nino Madonia nel registro degli indagati. In conclusione, è chiaro che la regola del ne bis in idem impedisce di processare nuovamente Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini per quell'omicidio, dato che entrambi sono stati assolti negli anni '90. Tuttavia, è ormai chiaro che la loro posizione assomiglia, in qualche misura – diciamolo – a quella di Franco Freda e Giovanni Ventura: non più processabili per la strage di Piazza Fontana, in quanto assolti molti anni fa, ma ormai raggiunti da prove solide, riconosciute come tali dalla Corte di Cassazione nella sentenza del 2005, che rende definitiva una condanna importante di Maggi per la strage di Brescia.
Ecco, io concludo così il mio intervento, semplicemente dicendo che, per quanto riguarda il futuro della tormentata vicenda giudiziaria del delitto Mattarella, aspettiamo con fiducia notizie dalla nuova procura di Palermo
".


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Pino Arlacchi: qui avevamo il 'codazzo' stragista degli americani. Scattò l'allarme rosso

Il professore e criminologo Pino Arlacchi ha ripercorso la situazione in Italia dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.
Dopo quell'evento gli organizzatori e gli esecutori delle stragi politiche vennero lasciati soli da Washington e si stava per aprire un periodo che avrebbe portato alla 'resa dei conti', cioè sarebbero stati erogati valanghe di ergastoli.
"Qui avevamo tutto il codazzo di processi per stragi, per omicidi eccellenti e di ogni tipo. A quei tempi i responsabili erano vivi e vegeti. E quindi è arrivato l'allarme rosso. L'allarme rosso arrivò: e quindi Falcone, Borsellino e anche altri" vennero uccisi.
Arlacchi parlando anche del caso dell'omicidio di Aldo Moro ha spiegato che "una delle cose che hanno portato fuori strada anche degli investigatori è stata questa: a quei tempi non c'erano servizi segreti deviati. A quei tempi c'erano i servizi segreti, c'era il Ministero dell'Interno, c'erano le forze di polizia, che non erano altro che giganteschi apparati di intelligence che schedavano tutta la popolazione maschile italiana, una per una".


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Stefania Limiti: contornati da ondata di revisionismo

"Siamo contornati da un'ondata di revisionismo, di normalizzazione che tenderà a negare la complessità di quegli eventi e soprattutto il ruolo proprio della componente neofascista. che ormai emerge non solo come responsabilità di singoli fatti ma come la filiera che ha garantito lo stragismo e la violenza golpista in tutti i fatti che hanno attraversato la nostra Repubblica e che è presente anche nelle vicende del '92-'93" ha detto ai nostri microfoni la scrittrice Stefania Limiti.
"Ora siamo - ha detto in conferenza - di fronte a un'onda un po' normalizzatrice, revisionista, che vuole riavvolgere il filo e convincerci che si trattò di un normale crimine di mafia. Mi sembra di poter interpretare il senso di questo bel convegno dicendo: non ci convincerete, non ci convincerete affatto.
Perché, se c'è un dato solido di realtà, è che dopo 40 anni, da un'organizzazione criminale nella quale buona parte dei suoi uomini – anche di altissimo livello – avevano rapporti intensi di confidenza con ufficiali delle forze armate e l'intelligence, e un'altra enorme parte è diventata collaboratrice di giustizia, non è venuta una parola chiara sulle origini mafiose del delitto Mattarella. I pentiti che ne hanno parlato hanno detto cose contraddittorie tra loro. Possiamo dire, al limite, che sono stati utilizzati per far fallire, a un certo punto, la pista mafiosa che invece Giovanni Falcone aveva individuato con molta intelligenza".


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Benedetta Tobagi: i grandi delitti politico-mafiosi sono accompagnati da depistaggi

"I grandi delitti politico-mafiosi - ha detto la scrittrice Benedetta Tobagi - ma anche di terrorismo politico, sono accompagnati da depistaggi. Che vuol dire questo? Vengono fatte sparire borse, documenti, cassette. Vengono create false piste, vengono distrutti elementi materiali di prova. Quindi, diciamo, il lavoro comincia subito.
Noi stiamo parlando del lavoro che viene fatto a posteriori. E quanto questo lavoro sia pervasivo, in realtà, ce l'hanno fatto capire in maniera importante i due grandi ultimi processi per la strage alla stazione di Bologna, che sono stati evocati più volte".
"E richiamo ancora quello che diceva il professor Arlacchi, che ha detto una cosa molto importante e che, in Italia, non teniamo abbastanza presente: allo snodo '92-'94 diventa molto evidente – come già prima – che la strategia della tensione sicuramente rispondeva a una logica internazionale, a un vincolo internazionale cogente, chiarissimo. Però, sotto questo ombrello dell'anticomunismo, ci sono state grandi, fiorenti carriere ed enormi, colossali interessi di potere, privati, economici eccetera eccetera, che poi hanno continuato a tutelare se stessi dopo il '92-'94”.


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Avv. Andrea Speranzoni: Un certo potere ha utilizzato la violenza terroristica

Alcune delle dinamiche intrinseche dell'omicidio di Piersanti Mattarella "consentono di leggere le dinamiche del potere in Italia, la modalità in cui certo potere nella nostra Repubblica ha utilizzato la violenza politica terroristica, e l'ombrello che in qualche modo avvolge e involge in sé stesso questa dinamica è costituito dalla parola chiave: il ricatto".
"Qui - ha detto - gli snodi chiave sono il '68-'69 nelle vicende del terrorismo, il 1980 e il 1992-'93. E la genesi di questa importanza sta nei passaggi di potere. Io spero che la sentenza passata in giudicato (per il delitto Mattarella ndr) contro Gilberto Cavallini possa essere usata dalla Procura della Repubblica di Palermo. Penso che questo delitto sia un delitto di mafia e politico, non sono incompatibili le due situazioni. Penso che chi lo ha eseguito appartenga a un nucleo terroristico neofascista. Osservo una cosa: i due veicoli rubati poche ore prima del delitto vengono rubati a 150-300 metri di distanza dal luogo in cui Piersanti Mattarella viene assassinato. Io penso che, se fossero stati solo dei killer di mafia, l'autoveicolo l'avrebbero già avuto da prima. È una considerazione forse un po' puerile, ma la logica, anche quella comune, a volte ci aiuta nell'imboccare le strade giuste. Penso che molti siano gli spunti di questa sentenza che possono essere ripresi."

Foto © Imagoeconomica




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