L’analisi dell’esperto di terrorismo internazionale: “I leader europei hanno sottovalutato la forza di Mosca”
Emerge con sempre maggiore insistenza il fallimento - previsto da alcune voci critiche, mai accettate dal potere - della classe dirigente europea riguardo alla guerra in Ucraina. Tra coloro che avevano avvertito di quella che si sarebbe rivelata un’umiliazione senza precedenti c’è, soprattutto, il professor Alessandro Orsini, che sul Fatto Quotidiano ha scritto: “Trump ha escluso l’Unione Europea e Zelensky dalle trattative con Putin per decidere i confini dell’Ucraina. L’Unione Europea sta subendo la più grande umiliazione della sua storia perché la sua classe governante ha sovrastimato la propria forza e sottostimato quella della Russia”. L’errore, dunque, risiederebbe principalmente nell’incapacità dell’Unione Europea di valutare correttamente la situazione, avendo da un lato sovrastimato la propria influenza e dall’altro sottovalutato la capacità della Russia di sopportare gli effetti del conflitto e delle sanzioni, che l’UE ha inflitto a Mosca con cadenza pressoché quotidiana.
L’industria militare russa - ha sottolineato Orsini - supera nettamente quella della NATO: “Come ha detto Mark Rutte: ‘L’industria militare della Russia produce in tre mesi ciò che la NATO produce, da Los Angeles ad Ankara, in un anno intero’. Come se non bastasse, la Russia può contare anche su Iran, Cina e Corea del Nord”. E aggiunge: “L’Unione Europea ha combattuto la guerra contro la Russia convinta di infliggere a Putin un’umiliazione smisurata. Pochi mesi dopo lo scoppio del conflitto, Macron disse che la NATO avrebbe dovuto evitare di infliggergli un’umiliazione troppo grande. Giorgia Meloni ha sempre assicurato che l’Ucraina avrebbe sconfitto la Russia, rigettando ogni ipotesi diplomatica. È difficile elencare tutti gli errori di Draghi, Meloni, Scholz, Macron, Johnson, Sunak, Ursula von der Leyen. Siccome le umiliazioni che l’Unione Europea dovrà subire nei prossimi anni si conteranno a migliaia, avremo tempo per tornare su questi leader”.
Alla luce degli eventi, è difficile dare torto al professor Orsini, che ha inoltre sottolineato come la guerra possa fungere da banco di prova per testare la qualità e le capacità della classe dirigente. Il totale fallimento delle previsioni occidentali sull’Ucraina ha dimostrato che l’Unione Europea non ha la forza per imporsi su Mosca, mentre la Russia è riuscita a ribaltare la narrazione dominante che la vedeva in difficoltà. Un divario strategico enorme, colmato da Washington con l’intervento di Donald Trump, il quale - spiega Orsini - ha aggiunto ulteriore imbarazzo sia per i leader europei sia per il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj: “La grande stampa critica Trump, ma lui lancia un messaggio ai leader europei che riassumo così: ‘Siccome non avete saputo gestire la situazione con la Russia sul vostro stesso territorio, deciderò al posto vostro e darò ai russi le garanzie che Putin chiedeva a voi’”. Le cose non vanno meglio nemmeno se si considera la qualità dell’opposizione in Italia, rappresentata dal Partito Democratico, pressoché inesistente. Altro punto su cui è difficile contraddirlo: “Il principale partito d’opposizione, il PD, invece di contrastare le politiche folli di Meloni sull’Ucraina, le ha appoggiate. Questo significa che il principale partito d’opposizione non è un partito d’opposizione. Persino Paolo Mieli, che poche settimane fa dichiarava a Corrado Formigli di credere ancora nella vittoria dell’Ucraina nel suo mondo fatato - ha concluso Orsini - inizia a capire che la Russia sta pesantemente umiliando l’Europa. Ho una pessima notizia: siamo soltanto all’inizio”.
Foto © Imagoeconomica
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