Il prezzo per la caduta di Assad: il Mediterraneo è sempre più al centro delle tensioni internazionali
Vista inizialmente come una vittoria, la caduta di Bashar al-Assad in Siria potrebbe rivelarsi controproducente per l’Occidente, in particolare per l’Italia. L’instabilità generata in Siria, percepita anche come un colpo inferto alla Russia, ha in realtà spinto il Cremlino a riorganizzarsi, concentrando risorse strategiche verso il Mediterraneo centrale, con particolare attenzione alla Libia. Questo perché il rischio, sempre più concreto per la Russia, è quello di perdere il controllo del porto siriano di Tartus. L’analisi proviene dal sociologo e noto esperto di geopolitica e terrorismo internazionale Alessandro Orsini, che sul Fatto Quotidiano ha evidenziato come questo nuovo scenario rappresenti, in realtà, l’apertura di un nuovo fronte di tensione per l’Italia, sia sul piano strategico che economico. La Libia, già divisa tra Cirenaica e Tripolitania secondo uno schema di influenze internazionali contrapposte, diventa, infatti, un potenziale teatro di escalation. La Cirenaica è sostenuta da attori come Russia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, mentre la Tripolitania, nella zona occidentale, riceve un supporto limitato da Turchia e Italia. In questo contesto, l’arrivo di navi e sottomarini russi vicino alle coste italiane costituisce una minaccia diretta. Lo ha sottolineato anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che su Repubblica ha dichiarato: “Mosca sta trasferendo risorse dalla base siriana di Tartus alla Libia. Non è un bene. Navi e sommergibili russi nel Mediterraneo preoccupano sempre, a maggior ragione se sono a due passi da noi”. 
Guido Crosetto © Imagoeconomica
Un aspetto cruciale della questione, come ha ribadito Orsini, è il ruolo di Eni, il gigante energetico italiano che ha investito massicciamente in Libia. La regione, con le sue vaste riserve di gas e petrolio, rappresenta una risorsa fondamentale per l’Italia.
Tuttavia, l’aggressività russa in Cirenaica rischia di compromettere questi interessi, restringendo notevolmente il margine di manovra per Eni e, più in generale, per gli interessi italiani nella regione. Per quanto riguarda la situazione interna alla Siria, il quadro non appare affatto positivo. Nonostante la caduta di Assad, la guerra civile non si è placata, ma si è trasformata in una nuova fase di conflitto, con i sostenitori del regime deposto che si riorganizzano come ribelli. “Tanto più che gli uomini fedeli ad Assad hanno ucciso 14 uomini del nuovo signore di Damasco, Ahmad al-Sharaa, noto come al-Jolani, ferendone altri 10 in un’imboscata vicino a Tartus, dove si trova la roccaforte degli sciiti alawiti del presidente deposto. 
Bashar al-Assad © Wikimedia
La guerra civile - ha precisato Orsini - invece di spegnersi, rischia di capovolgersi, con i governanti di ieri che diventano i ribelli di oggi e simboli religiosi, come l’albero di Natale recentemente bruciato a Hama, che alimentano tensioni anti-cristiane”. D’altra parte, la gestione italiana della crisi in Ucraina e delle sue ripercussioni non aiuta. In passato, le dichiarazioni dell’attuale premier Giorgia Meloni e, prima ancora, di Mario Draghi hanno sostenuto la necessità di sconfiggere la Russia attraverso il conflitto ucraino, favorendo uno scontro militare pericoloso e su larga scala, per il quale l’Italia è palesemente impreparata. Come se non bastasse, Orsini ha osservato che la politica italiana non solo non è riuscita a contenere la Russia in Ucraina, ma ha finito per favorirne l’espansione in altre aree strategiche, come la Libia. Le tensioni in Libia, inoltre, sono tutt’altro che risolte. Gli scontri per il controllo della Banca Centrale libica, le manovre militari del generale Haftar e le violazioni turche dell’embargo sulle armi sono segnali evidenti di un conflitto ancora in corso. In questo contesto di caos, la Russia potrebbe trarre vantaggio per rafforzare la propria posizione strategica in Cirenaica, mettendo ulteriormente a rischio il futuro della Libia e gli interessi italiani nella regione.
Foto © Roberto Pisana
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