Per la prima volta nella storia della Repubblica, a un’elezione nazionale la quota di elettori ed elettrici che si è astenuta dal voto ha superato quella di chi è andata alle urne. Lo trovo un dato avvilente, la peggiore sconfitta della democrazia. Che avvenga nel centenario dell’omicidio Matteotti, poi, lo rende ancora più amaro. Anche il 6 aprile del’24, due mesi prima del delitto, c’erano state le elezioni politiche. Le aveva vinte la Lista Nazionale, “il Listone” voluto e creato da Mussolini. Gli italiani ancora non lo sapevano, ma quelle sarebbero state le ultime votazioni “vere” per quasi venticinque anni. Si sarebbe tornati alle urne nel ’29 e nel ’34, sì, ma in forma plebiscitaria, e senza alcun diritto di scelta dei deputati. Le prime elezioni politiche a sovranità popolare saranno quelle del 1948, le prime della Repubblica, con un’affluenza del 92%.

Matteotti forse questo se l’immagina, nella turbolenta primavera del’24, e dunque conosce il valore altissimo, sacro, inviolabile di quelle elezioni, come del resto di tutte le elezioni. Di tutte. Il 30 maggio in Parlamento denuncia le illegalità commesse dai fascisti per vincere. Dice testualmente: ‘Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà’. Ne fa, senza indugio e senza dubbio, una questione di libertà. Dopo avere parlato dichiara al socialista Cosattini: ‘Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me’. È lucidissimo e consapevole di ciò a cui va incontro. Dopo dieci giorni, infatti, il suo presagio si avvera. Ciò che, da sempre, più mi colpisce di Matteotti è che incarna in forma purissima l’ideale di libertà come sacrificio. È un’accezione che abbiamo completamente perso di vista: la società contemporanea occidentale, capitalistica, edonistica, consumistica, iper-tecnologica ci illude che la libertà sia gratuita, indolore. Perché ci convince di avere possibilità immense. Sono perlopiù mere possibilità di consumo, ma non ce ne accorgiamo, poiché sono abilmente progettate per non farne scorgere il limite. E, dunque, confondiamo la libertà con l’opportunità di scegliere fra molte opzioni. La libertà per noi è questa: e non costa nulla. Matteotti, invece, ci dice che la libertà ha un prezzo altissimo. Con la sua vita, con la sua morte ci mostra il cuore più autentico e, oggi, più incomprensibile di questo ideale: la libertà è anche e soprattutto rinuncia di qualcos’altro – sicurezza, incolumità, conformità sociale, comfort. Ed è questo il suo messaggio più limpido e profondo.

C’è un romanziere contemporaneo che in ogni sua opera si interroga incessantemente sull’idea, la forma, le implicazioni della libertà: Johnatan Franzen, che arriva a scegliere proprio questa parola come titolo del suo romanzo più bello. Fra le pagine di Libertà Franzen ci dice: ‘Eppure tante possibilità di scelta e tanta libertà sembravano solo renderla più infelice. L’autobiografa è quasi costretta a concludere che si compativa proprio perché era libera’. La conclusione è amarissima. A dispetto di chi, come Matteotti, per questo valore non ha esitato a sacrificare la vita, la libertà non fa di noi persone più appagate o sicure. Nemmeno, in tutta evidenza, la libertà di voto.

Tratto da: lastampa.it

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI


La destra che avanza, la sinistra che regge e i cinque stelle in caduta libera
Di Giorgio Bongiovanni

Gli amichetti del Foglio e quel nome di Tarfusser curiosamente dimenticato  

Ilaria Salis eletta eurodeputata. Maggioranza a Fdi, crollo del M5S
   

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos