Si è sentito solo il rumore degli zoccoli.
La notte del 27 maggio appena trascorso, in Via dei Georgofili, si è sentito solo il rumore degli zoccoli dei cavalli, mentre un silenzioso corteo di persone, alle ore 1:04, si recava a deporre una corona, insieme alle autorità cittadine, sul luogo della strage.
Suggestiva l’atmosfera, doverosa la cerimonia per non dimenticare. Ma la memoria riesce a viaggiare anche da sola in questi casi, su frequenze diverse: le frequenze del cuore, del dolore mai sopito, della nostalgia unita alla rabbia.
E si accetta che il dolore possa essere silenzioso, riservato, intimo e anche non pianto.
Ma ci sono dei fatti la cui memoria chiama la ricerca della verità, necessita di partecipazione costante, ha bisogno di rumore.
Ci sono fatti come la Strage dei Georgofili, quella strage in cui una bambina di appena 50 giorni, un sabato di maggio, fu portata in chiesa per il battesimo e, quello dopo, fu accompagnata al cimitero, insieme alla sorellina di 9 anni, ai genitori e a un giovane studente di 22 anni, uccisi da una bomba fatta scoppiare quale moneta di scambio che sarebbe servita ad alzare la posta della trattativa in corso tra Stato e Mafia.
Per questi fatti, non basta il silenzio assordante ed evocativo di quei tragici giorni e dei drammatici momenti che hanno accompagnato per 31 anni i sopravvissuti, i parenti delle vittime, un’intera città, lo Stato degli onesti, feriti a morte.
Ma, in realtà, si è sentito solo il rumore degli zoccoli.


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Il 27 maggio, nel pomeriggio, si è tenuto il convegno commemorativo “Memoria e ricerca della verità, oltre il colpo di spugna” a Palazzo Vecchio, in un Salone dei Cinquecento gremitissimo e con oltre 400 persone che per tre ore hanno atteso, in Piazza della Signoria, l’uscita, a tarda serata, del Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Dott. Nino Di Matteo, presente tra i relatori della serata per presentare il libro scritto con Saverio Lodato, “Il colpo di spugna”, accogliendolo gridando “Fuori la Mafia dallo Stato” e “Siamo tutti Nino Di Matteo”.
Nei giorni successivi, non solo noi, ma soprattutto le vittime di quella strage, ancora creditrici di giustizia e verità, che qualcuno vorrebbe saldare con le false monete dell’ipocrisia, della solidarietà da commemorazione o della mistificazione dei fatti venduti per veri, avrebbero perlomeno voluto sentire il rumore degli articoli della stampa.
Ma così non è stato e i decibel prodotti dai caratteri tipografici sono andati al di sotto della soglia minima per poterli udire.
In sostanza, i giornali hanno taciuto, primi protagonisti responsabili, indifendibili, di un atteggiamento di omertà istituzionale che offende, in primis, la loro stessa dignità, quella libertà di espressione che per primi dovrebbero tutelare.
Hanno taciuto perché, forse, se avessero parlato, nel fare un resoconto dell’evento organizzato a Firenze dal Movimento Agende Rosse, insieme all’Associazione dei i parenti delle vittime della strage dei Georgofili e ANTIMAFIADuemila, avrebbero dovuto intanto mettere in evidenza ciò che sembra infastidire, non poco, un sistema che avrebbe voluto che il processo sulla “Trattativa Stato-mafia” non si facesse.


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E, nel relazionare sull’evento del 27 maggio a Palazzo Vecchio, i giornalisti avrebbero nuovamente dovuto mettere in evidenza il fatto che un nuovo avviso di garanzia è stato notificato da parte dei giudici di Firenze nei confronti del Generale Mori, indagato per “strage, associazione mafiosa e associazione con finalità di terrorismo e eversione, con l’accusa di non aver agito per impedire gli attentati mafiosi di Firenze, Roma e Milano dei quali, secondo l’accusa, era stato informato in anticipo fin dal 1992”.
Avrebbero dovuto parlare del sogno tradito di Giovanni Falcone, cui ha fatto riferimento il Dott. Di Matteo, di poter vedere una politica che rifiutasse qualsiasi tipo di rapporto con la Mafia.
Avrebbero dovuto riportare quanto emerso dagli interventi di Saverio Lodato e Giorgio Bongiovanni, o dalla testimonianza dell’avvocato Danilo Ammannato, legale dei parenti delle vittime della Strage dei Georgofili, che, con la sua presenza a 630 udienze dibattimentali, ha documentato fatti schiaccianti, con dovizia di particolari e con riferimento anche alle pagine in cui erano stati trascritti, in merito a ruoli e responsabilità di personaggi della politica e delle istituzioni, estrapolati dalle oltre 12.000 pagine di sentenze che, sulle stragi del '93, più di 90 giudici penali hanno scritto.


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E, sempre i giornali, avrebbero dovuto anche mettere in evidenza l’importante partecipazione di pubblico, arrivato da tutta Italia, all’evento, i lunghissimi applausi “a scena aperta” dedicati ripetutamente ai relatori della serata, testimonianza della richiesta di verità, nel rispetto della memoria, di cui i cittadini sentono sempre più forte il bisogno.
Così come si sarebbe dovuto mettere in evidenza l’assenza della politica e delle istituzioni nel Salone dei Cinquecento.
Forse questi sono i motivi per cui la stampa nazionale non ha voluto considerare questo importante appuntamento e ciò che ne è scaturito.
Vogliamo credere che le scelte editoriali siano di solito indipendenti, ma quando sono massive e comuni a più realtà, quasi unanimi come in questo caso, lasciano il dubbio, ai malpensanti, che possano essere suggerite, a volte consigliate.
Forse, il Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio potrebbe aiutarci a capire, con il suo Dipartimento che promuove le politiche di sostegno all’editoria e cura le istruttorie relative alla concessione alle imprese editoriali, dei contributi diretti e indiretti, sicuramente attento a promuovere, all’interno di un Paese democratico, iniziative e direttive a beneficio di una stampa che possa essere sempre libera e indipendente, lontana da qualsiasi tipo di condizionamento.
Sarà sicuramente così, ma, nel frattempo, concedeteci di dubitare, sperando di poterci ricredere e, mentre anche del rumore degli zoccoli rimane ormai solo l’eco, per rompere questo silenzio, l’unica parola che si può urlare è: VERGOGNA!


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Foto © Paolo Bassani

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