L'ex generale del Ros Mario Mori è indagato dalla Procura di Firenze per gli attentati in 'Continente' del 1993-1994. In particolare i magistrati contestano che "pur avendone l'obbligo giuridico, non avrebbe impedito mediante doverose segnalazioni e denunce all'autorità giudiziaria, ovvero con l'adozione di autonome iniziative investigative e preventive, gli eventi stragisti di cui aveva avuto anticipazioni", poi verificatisi a “Firenze, Roma e Milano, nonché il fallito attentato allo stadio Olimpico".

L’indagine in corso nel capoluogo toscano, coordinata dai procuratori aggiunti Luca Turco e Luca Tescaroli, ha l’obiettivo di individuare i presunti ispiratori politici delle bombe mafiose di Firenze, Roma e Milano.

Secondo i pm di Firenze, dunque, "pur essendo a conoscenza degli imminenti attentati Mori non avrebbe fatto nulla per impedirli. A informare il generale, per l'accusa, sarebbe stato "prima nell'agosto 1992, il maresciallo Roberto Tempesta informato dall'esponente della destra eversiva Paolo Bellini che gli avrebbe anticipato le bombe al patrimonio storico, artistico e monumentale e, in particolare, alla torre di Pisa" e, qualche tempo dopo, anche il pentito Angelo Siino "durante il colloquio investigativo - scrivono i pm - intercorso a Carinola il 25 giugno 1993, che gli aveva espressamente comunicato che vi sarebbero stati attentati al Nord".


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Vito Ciancimino © Archivio Letizia Battaglia

Un Paese fondato sulla trattativa

L'ex generale dell'Arma è stato assolto nell'ambito del processo Trattativa Stato-Mafia per aver avviato un dialogo tra le stragi di Capaci e via d'Amelio - con l'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino.

Come dissero gli stessi carabinieri quel dialogo venne avviato “per fermare le stragi” ma la realtà era ben diversa: come dicono altre sentenze definitive, quell'iniziativa rafforzò il convincimento di Cosa nostra che le stragi pagassero.

“L’iniziativa del Ros - si legge nella sentenza di Firenze - (perché di questo organismo si parla, posto che vide coinvolto un capitano, un vicecomandante e lo stesso comandante del Reparto) aveva tutte le caratteristiche per apparire come una 'trattativa'; l’effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli, definitivamente, che la strage era idonea a portare vantaggi all’organizzazione (trattativa Ciancimino, nda)”.


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Il magistrato Chelazzi voleva indagare Mori prima di morire

Questa iniziativa dei magistrati potrebbe risultare ai più una novità, ma non è così.

Ricordiamo che già nel 2016 il magistrato Alfonso Sabella, in una deposizione resa al processo perfavoreggiamento alla mafia contro gli ex ufficiali del Ros Mori e Mauro Obinu, riferì che il pm di Firenze Gabriele Chelazzi, morto nel 2003, avrebbe voluto iscrivere Mori nel registro degli indagati proprio a proposito del fallito attentato allo Stadio Olimpico dei primi mesi del 1994.

Di fatto a un certo punto le indagini dell'ex pm Gabriele Chelazzi si erano incrociate con Mori, poi, poco prima di morire, lo stesso magistrato fiorentino aveva scritto una lettera all'ex procuratore di Firenze Ubaldo Nannucci lamentando di essere stato lasciato solo a investigare sulle stragi.


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Gabriele Chelazzi

Il commento di Mori

“Nel giorno del mio 85esimo compleanno ho ricevuto dalla Procura della Repubblica di Firenze un avviso di garanzia con invito a comparire per essere interrogato in qualità di indagato per i reati di strage, associazione mafiosa e associazione con finalità di terrorismo internazionale ed eversione dell’ordine democratico”.
“Quelle a mio carico, com’è agevole a tutti comprendere, sono accuse surreali e risibili se tutto ciò non fosse finalizzato alla gogna morale che sarò costretto a subire ancora per chissà quanti anni”, commenta il generale. “Dopo una violenta persecuzione giudiziaria che mi ha visto imputato in ben tre processi, nei quali sono stato sempre assolto, credevo di poter trascorrere in tranquillità quel poco che resta della mia vita. Ma devo constatare che, evidentemente, certi inquirenti continuano a proporre altri teoremi, non paghi di cinque pronunce assolutorie e nemmeno della recente sentenza della Suprema Corte che, nell’aprile scorso, ha sconfessato radicalmente le loro tesi definendole interpretazioni storiografiche” ha detto Mori in riferimento alle motivazioni della Cassazione sul processo Trattativa.
"L’atto istruttorio - ha detto - è stato fissato per il prossimo 23 maggio ma verosimilmente verrà rinviato poiché il mio difensore ha comunicato alla Procura di Firenze di non poter essere presente per concomitanti impegni professionali a Palermo".

Foto di copertina © Imagoeconomica

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