L’allarme del presidente del Tribunale: “Carenza del 15% del personale e un arretrato di 350 dibattimenti”

A Palermo, la giustizia rischia di non offrire in tempo le risposte che i cittadini si aspettano. I giudici dovrebbero essere 113, ne mancano 17, una scopertura del 15 per cento. Rischiamo davvero di non riuscire a far fronte ad alcune emergenze che fanno oggi di Palermo un avamposto importante per la tutela dei diritti”. A dirlo è stato il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, durante la sua intervista con il quotidiano “La Repubblica”, per descrivere le principali cause che rallentano in modo considerevole i processi. In particolare, sarebbero tre i versanti giudiziari che richiedono un intervento urgente, tra questi, anche la criminalità organizzata. “Le indagini nate dopo la cattura di Matteo Messina Denaro hanno dato luogo a un moltiplicarsi di iniziative giudiziarie attorno ai favoreggiatori e ai complici del latitante. Poi, i codici rossi: le denunce delle donne aumentano sempre più, per fortuna, ma è fondamentale - ha proseguito Morosini - dare risposte in tempi brevi. La prima sezione civile del Tribunale di Palermo è impegnata invece sul fronte complesso dell’immigrazione, sono migliaia i procedimenti per il riconoscimento della protezione internazionale”. Ma ad appesantire il Tribunale di Palermo, non sono soltanto le vicissitudini giudiziarie nate dopo l’arresto del boss stragista di Cosa nostra, Messina Denaro, ma anche l’enorme carico di lavoro che inevitabilmente si aggiunge alla carenza di personale, che non si è mai arrestata con il passare degli anni. “In una sezione strategica come quella dei Gip/Gup, chiamata a pronunciarsi su complessi procedimenti di natura distrettuale, mancano 8 giudici su 26. Per essere ancora più chiari - ha spiegato il presidente del Tribunale di Palermo - è la sezione che si occupa di gestire le autorizzazioni per le intercettazioni e poi le ordinanze di custodia cautelare riguardanti fatti di criminalità organizzata riguardanti non solo la provincia di Palermo, ma anche i territori di Trapani, Marsala e Agrigento. Un carico che è ulteriormente lievitato non solo per effetto del post Messina Denaro, ma anche per tutte quelle indagini che hanno fatto luce su fenomeni di intestazione fittizia e riciclaggio propiziati dalle razzie sui fondi anticrisi nella stagione del Covid”. E ancora: “Quando mi sono insediato, nel maggio scorso, ho trovato una situazione preoccupante. A fine settembre, il contesto non era cambiato: c’erano 350 processi da trattare con il rito collegiale, la maggior parte alla Seconda sezione penale, per una questione di competenza tabellare. Un dato estremamente allarmante dovuto a svariate ragioni, ma è soprattutto la pesante scopertura dell'organico che continua a pesare”. Insomma, una vera e propria emergenza giudiziaria che richiede un intervento strutturale, urgente e adeguato. Difatti, lo stesso Morosini ha spiegato che “siamo davanti a processi che devono avere una corsia preferenziale ed essere trattati con urgenza”. Infine, il presidente del Tribunale di Palermo ha spiegato anche i motivi che lo hanno spinto a dover formare una vera e propria task force, “costituita da giudici non del dibattimento, per formare quattro nuovi collegi”. Tuttavia, “è necessario che ci vengano fornite al più presto tutte le risorse adeguate ad operare. La copertura dei vuoti non è più rinviabile. Abbiamo una pianta organica ormai risalente nel tempo, sbilanciata rispetto al numero dei pubblici ministeri”.

Foto © Imagoeconomica

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