In materia di intercettazioni "vi è la necessità di un intervento legislativo per limitare la discrezionalità giudiziaria correlata a clausole generali che devono essere sostituite da rigorose e tassative prescrizioni legali. È sempre pericoloso che la delimitazione delle aree di applicazione delle garanzie processuali sia affidata all'interpretazione del giudice al di fuori di una rigorosamente delimitata griglia normativa non solo per la precarietà e la possibile difformità delle pronunce ma soprattutto perché ogni nuovo indirizzo interpretativo crea instabilità e crisi della prevedibilità e della comprensibilità della giurisdizione, per la possibile introduzione del rischio di un travolgimento degli esiti investigativi e processuali. Questo è un problema a cui il decreto offre finalmente una risposta precisa sottraendo la materia ad oscillazioni che hanno caratterizzato il passato. Quando si verifica un delitto di mafia è necessario che le aggravanti collegate alla riconducibilità del delitto a un'organizzazione mafiosa siano assoggettate alla stessa disciplina". Lo ha detto Gianni Melillo, Procuratore nazionale antimafia, in audizione davanti alle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sul decreto legge Giustizia. "Sono grato al Governo per avere raccolto l'esigenza di garantire la sicurezza e l'integrità dei dati personali raccolti attraverso le operazioni di intercettazione attraverso nuove infrastrutture digitali - ha aggiunto - È evidente che il complesso procedimento di trasformazione del ruolo dell'amministrazione della giustizia in questa materia andrà monitorato e presidiato". "Oggi l'amministrazione della giustizia è compresa nel perimetro della sicurezza nazionale cibernetica e deve poter corrispondere alle politiche di sicurezza nazionali, che sono politiche così fondamentali quanto finora assolutamente estranee alla logica dell'amministrazione della giustizia e anche degli uffici giudiziari. Che ci sia bisogno di maggior sicurezza è dimostrato anche dalla gravità delle minacce che noi oggi sappiamo essere portate ai sistemi e delle quali per ragioni investigative non posso parlare, ma sono minacce reali". Per Melillo "l'idea che la sicurezza possa essere presidiata attraverso strumenti materiali, come l'isolamento fisico degli impianti, è veramente recessiva rispetto alla realtà: la sicurezza si garantisce nel cyberspace con politiche di gestione degli interventi pubblici relativi alle tecnologie digitali in grado di garantire la segretezza e l'integrità di dati così importanti". "L'ingresso, che finora non era ancora avvenuto, dei sistemi dell'amministrazione nel perimetro della sicurezza cibernetica nazionale offrirà garanzie indubitabilmente maggiori a mio avviso. In ogni caso ogni alternativa e soprattutto la conservazione dello status quo ante non è ragionevole e non può essere un'opzione", ha aggiunto Melillo in merito al decreto recante 'Disposizioni urgenti in materia di processo penale'.

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