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L’indomani dalla violenza si vantava con un amico in chat. Gli altri sei indagati trasferiti a Termini Imerese e Castelvetrano

Il più piccolo dei sette indagati per lo stupro di gruppo di una 19enne, avvenuto lo scorso 7 luglio a Palermo, torna dietro le sbarre. Il giovane, all'epoca dei fatti minorenne e oggi maggiorenne, era stato scarcerato nei giorni scorsi e trasferito in una comunità. Una decisione, quella del gip, contro la quale la procuratrice per i minorenni, Claudia Caramanna, aveva proposto appello, sottolineando che per la gravità delle accuse l'indagato, sebbene incensurato, dovesse restare in carcere. Secondo quanto si apprende, alla base del nuovo aggravamento della misura cautelare, in corso di esecuzione, ci sarebbero nuovi elementi a carico dell'indagato emersi dalle indagini dei carabinieri. Tra questi, il fatto che l'indagato, affidato a una comunità dopo essere stato scarcerato, ha girato una serie di video, postati su Tik Tok, violando le prescrizioni del magistrato, in cui si vanta dei messaggi ricevuti da diverse fans. Il giovane sulla piattaforma social ha postato anche alcune frasi come "chi si mette contro di me si mette contro la morte".
Queste circostanze hanno indotto il magistrato a ritenere che il minorenne sia ben lontano dall'avere compiuto una "rivisitazione critica" del suo comportamento. Nel cellulare dell'indagato, inoltre, sarebbe stata trovata una chat relativa al giorno dopo lo stupro in cui il ragazzo si compiace con gli altri protagonisti dello stupro e ne parla in tono divertito.
"Cumpà l'ammazzammu! ti giuro a me matri, l'ammazzammu, ti giuro a me frati, sviniu... Sviniu chiossai di na vota... (Compare, l'abbiamo ammazzata! Ti giuro su mia madre l'abbiamo ammazzata, ti giuro su mio fratello è svenuta. E' svenuta più di una volta, ndr)". Diceva il più giovane dei sette indagati in alcuni messaggi vocali scambiati con un amico la stessa notte della brutale violenza che raccontano l'orrore andato in scena nel cantiere abbandonato al Foro Italico. "Cumpà, ficimu un macello, n'addivertemmu, troppi cianchi (Compare, abbiamo fatto un macello, ci siamo divertiti, troppe risate, ndr)", spiega al suo interlocutore, al quale, con un linguaggio crudo e volgare, racconta cosa hanno fatto in sette. "Ficimo un macello. Siamo stati un quarto d'ora compà e in un quarto d'ora lei si è sentita male ed è svenuta più di una volta", aggiunge. "Però così è brutto", replica il suo amico e lui, che - ammette - quella ragazza "neppure la conoscevo", risponde: “Ahah troppo forte, invece". Messaggi choc finiti oggi nell'ordinanza con cui il gip Antonina Pardo ha firmato la misura cautelare.
"La chat del 7 luglio (poco dopo lo stupro) rivela inequivocabilmente l'estremo compiacimento del minore rispetto a quanto accaduto, la sua totale insensibilità rispetto alla atrocità commessa considerata fonte di divertimento e il suo disprezzo per la vittima. Ciò induce fondatamente a ritenere che le parziali ammissioni del minore in sede di interrogatorio di garanzia nel corso del quale lo stesso ha ammesso di aver partecipato alla violenza di gruppo alla luce del sopraggiunto quadro investigativo hanno avuto una valenza assolutamente strumentale volta unicamente ad ottenere l'attenuazione della misura”, si legge nell’ordinanza. "Peraltro in quella sede l'indagato ha fornito una versione dei fatti non combaciante con quanto riferito dalla parte offesa (l'indagato ha sostenuto di avere a un certo punto aiutato la vittima) - aggiunge il gip - e con quanto emerso dalle videoriprese relative alle fasi di violenza sessuale rintracciate sul telefono del coindagato Angelo Flores che danno contezza della partecipazione del minore e del suo ruolo attivo sia rispetto alla violenza sessuale sia rispetto alle azioni violente che furono messe in atto e che accompagnarono la violenza sessuale (la vittima venne anche picchiata)".

Trasferiti in carceri dell’isola gli altri indagati
Intanto dal pomeriggio di ieri è stato previsto il trasferimento, da Palermo in altre carceri siciliane, dei sei giovani arrestati con l'accusa di violenza di gruppo ai danni di una ragazza di 19. Tra le destinazioni, Castelvetrano e Termini Imerese. "Prendiamo atto della necessità di trasferire gli autori dello stupro avvenuto a Palermo, ed esprimiamo sostegno al personale di Polizia penitenziaria che li dovrà custodire - dice Gioacchino Veneziano, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria della Sicilia -. E' ovvio che in condizioni di pesante carenza di organico i livelli di sicurezza si abbassano, quindi per salvaguardare l'incolumità dei soggetti bene ha fatto il comando di Pagliarelli a richiederne il trasferimento".

Foto © Imagoeconomica

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