Sarà presentata nelle prossime ore un'interrogazione al ministro della giustizia Carlo Nordio per chiedergli di mandare degli ispettori alla procura della repubblica di Firenze.
Si tratta di un'iniziativa dei deputati di Forza Italia Pietro Pittalis, dal capogruppo in commissione Giustizia azzurro Tommaso Calderone e Annarita Patriarca: gli stessi che hanno presentato una proposta di legge volta a multare i giornalisti allo stesso modo dei narcotrafficanti internazionali di cocaina.
Ora, invece, hanno deciso di rivolgersi al ministro della giustizia contro i magistrati fiorentini - i procuratori aggiunti Luca Tescaroli, Luca Turco e il pm Lorenzo Gestri - titolari dell'inchiesta sulle stragi del 1993-1994: i tre parlamentari, si legge sul 'Fatto', chiedono a Nordio “quali iniziative intenda assumere, se del caso mediante l’attivazione dei propri poteri ispettivi, per accertare eventuali responsabilità dei magistrati della Procura di Firenze".
Non è comunque la prima volta: già il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri aveva presentato alcune settimane fa un'interrogazione al Guardasigilli, sempre in merito alle indagini di Firenze.
Dal dicastero ha avuto risposta negativa.
Ma cosa non è andato a genio ai deputati azzurri?
I nuovi dettagli sull'indagato Marcello Dell’Utri - ex senatore e braccio destro di Silvio Berlusconi già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (pena scontata) - emersi su un articolo di Repubblica di giovedì 13 luglio: in primis i deputati azzurri se la prendono con le notizie uscite sulla perquisizione nei confronti del cofondatore di Forza Italia e poi sui brani delle intercettazioni riportate sui giornali. “Nell’articolo – scrivono i tre deputati – sono riportati virgolettati brani di conversazioni fra soggetti terzi, estranei all’indagine, il cui contenuto non ha peraltro alcuna attinenza con l’indagine stessa e, men che meno, rilevanza sotto il profilo penale”. E ancora: “La divulgazione a mezzo stampa di atti d’indagine e del contenuto delle intercettazioni costituisce una gravissima violazione di norme del codice di procedura penale e di quelle poste dall’ordinamento a tutela della privacy e dell’onorabilità delle persone, specie con riferimento, ai soggetti estranei all’indagine”.


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Il Tribunale di Firenze


I dettagli dell'indagine
Gli agenti avrebbero ispezionato anche gli uffici dell'ex senatore in via Senato a Milano, sequestrando elementi utili alle indagini. Per l'indagato è stato fissato un interrogatorio a Firenze il prossimo 18 luglio. Secondo la procura di Firenze Dell'Utri, riporta il quotidiano, avrebbe istigato e sollecitato il boss Graviano "ad organizzare e attuare la campagna stragista e, comunque, a proseguirla, al fine di contribuire a creare le condizioni per l'affermazione di Forza Italia, fondata da Silvio Berlusconi, al quale ha fattivamente contribuito Dell'Utri, nel quadro di un accordo, consistito nello scambio tra l'effettuazione, prima, da parte di Cosa nostra, di Stragi, e poi, a seguito del favorevole risultato elettorale ottenuto da Berlusconi, a fronte della promessa da parte di Dell'Utri, che era il tramite di Berlusconi, di indirizzare la politica legislativa del Governo verso provvedimenti favorevoli a Cosa nostra in tema di trattamento carcerario, collaboratori di giustizia e sequestro di patrimoni, ricevendo altresì da Cosa nostra l'appoggio elettorale in occasione delle elezioni politiche del marzo 1994". Le Stragi del 1993, secondo gli inquirenti fiorentini, puntavano a "indebolire il governo Ciampi", allora alla guida del Paese, e a "diffondere il panico e la paura tra i cittadini in modo da favorire l'affermazione del progetto politico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri".
Il fallito attentato del 23 gennaio 1994 era “funzionale a dare il colpo decisivo alla compagine governativa, in quel momento al potere (governo Ciampi), eliminando decine di carabinieri".
Si tratta di affermazioni gravissime e che allo stato attuale non sono ancora state dimostrate.
C’è poi un colloquio, sempre riportato da 'Repubblica' della notte del 15 ottobre 2021, fra l’ex vice ministro del governo Berlusconi, Gianfranco Micciché e Dell’Utri, in cui i due commentano la futura elezione del Presidente della Repubblica.
I magistrati scrivono: “Gianfranco Micciché, riportando quanto gli aveva confidato Matteo Renzi, riferiva a Marcello Dell’Utri: ‘Berlusconi mi ha detto dieci volte ‘Io ho bisogno solo di un Presidente della Repubblica che dia la grazia a Marcello’”. Durante la conversazione, segnalano i pm, “emerge, altresì, che Berlusconi, secondo Micciché, ha riferito a Matteo Renzi, nel corso di una cena effettuata a Firenze, che: ‘Marcello è in galera per colpa mia’”. Frase poi smentita dallo stesso Renzi, che su Twitter ha scritto: “La Procura di Firenze guidata da Luca Turco sostiene che le stragi di mafia del 1993 fossero finalizzate a sostenere Silvio Berlusconi. Siamo oltre il ridicolo. Questa Procura insegue la visibilità mediatica...è delegittimata e squalificata: inseguono il fantasma di Berlusconi e non toccano il racket delle occupazioni abusive”.

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