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gratteri piazza pulita

A Piazzapulita il Procuratore di Catanzaro si rivolge al Governo e avverte sui danni che si potrebbero aggiungere a quelli della riforma Cartabia

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ospite del giornalista Corrado Formigli per il programma “Piazzapulita” in onda su La7, con la proverbiale sincerità che contraddistingue ogni suo intervento, non ha avuto riserve per descrivere lo stato attuale in cui verte la giustizia italiana, la politica e le mafie.

La ‘Ndrangheta rispetto alla mafia siciliana è più ricca perché si è specializzata nel traffico internazionale di cocaina. Mentre Cosa nostra era impegnata con la politica stragista di Riina, la ‘Ndrangheta si occupava degli affari. Riina, infatti, dal punto di vista criminale - ha spiegato Gratteri – non è stato un buon leader ma uno stupido. Il coraggio non risiede nel saper uccidere ma nel saper amministrare”.

Parlando di una ‘Ndrangheta che negli anni è diventata sempre “più forte rispetto alla politica”, Gratteri ha anche sottolineato la capacità della mafia di dare risposte concrete ai cittadini in difficoltà, diversamente dalla politica, solitamente presente sul territorio durante il periodo elettorale. Un limite che sembra non aver risparmiato nemmeno l’attuale governo.

Nel corso degli ultimi mesi sono state dette molte cose, anche il ministro Nordio ha detto molte cose - ha ricordato Gratteri -. In un primo momento è stato detto che le intercettazioni costano troppo ma questo non è vero; basti pensare che il 15 dicembre scorso il ministro della giustizia ha inviato a tutte le procure un nuovo listino prezzi più basso del 50%. Tuttavia, lui continua a dire che le intercettazioni costano troppo, una contraddizione che non si riesce a comprendere. E’ dal 1989 che per ragioni di lavoro mi occupo di intercettazioni, per questo motivo conosco benissimo la materia e posso affermare che oggi un’intercettazione su linea fissa costa 3 euro al giorno, quanto due caffè al bar.” - prosegue – “Bisognerebbe chiedere al ministro Nordio se intende limitare le intercettazioni che riguardano corruzione, concussione e peculato”. Una domanda alla quale - strano ma vero -, sembra difficile dare una risposta.

Restando sul tema dell’inspiegabile e dei misteri irrisolti, Gratteri, ricordando le parole pronunciate dal ministro Carlo Nordio quando, elegantemente, ha definito in Parlamento la pubblicazione delle intercettazioni uno “sputtanamento”, Nicola Gratteri ha doverosamente precisato: “Non puoi portare la questione delle intercettazioni che riguardano corruzione, concussione e peculato, sullo stesso piano della pubblicazione delle intercettazioni. Il ministro Orlando ha già limitato la diffusione delle intercettazioni, tanto che le intercettazioni che non riguardano il capo d’imputazione non possono essere inserite nemmeno all’interno di un’informativa giudiziaria”.

Infine, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, ha evidenziato i limiti della riforma Cartabia, di cui, purtroppo, si vedono già i primi disastri. “La riforma Cartabia va abolita – ha affermato Gratteri -. L’Europa ha chiesto di velocizzare i processi ma le modifiche apportate dalla riforma Cartabia produrranno soltanto altri rallentamenti. Due giorni fa ho rinunciato a perseguire una truffa di 2 milioni di euro fatta dalla ‘Ndrangheta ai danni di un ex ministro dell’Oman perché non c’era la querela di parte, pertanto – ha precisato Gratteri -, per effetto della riforma Cartabia, non posso contestare questo reato”. Insomma, una riforma che finisce per favorire anche i reati di mafia perché, “se non posso fare indagini, il risultato è quello di favorire le persone che commettono i reati”.

Non sono mancati nemmeno i consigli - solitamente inascoltati - di Nicola Gratteri. Giunto alla fine del suo intervento, Gratteri ha infatti suggerito diverse soluzioni per velocizzare i processi. “Bisogna fare i concorsi perché mancano i magistrati e riportarne l’età pensionabile da 70 a 75 anni, in questo modo, sarà possibile recuperare ben 300 magistrati all’anno. Bisogna chiudere i tribunali piccoli, informatizzare i sistemi e portare a regime la macchina della giustizia”.

Il commento di Gratteri durante la trasmissione condotta dal giornalista Corrado Formigli, ancora una volta, ha chiarito i limiti di una giustizia che continua a rappresentare la volontà di un Paese che non merita il sacrificio dei suoi martiri. Purtroppo, una circostanza che dovrebbe farci riflettere.

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