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L'ex presidente della Regione siciliana non potrà candidarsi per sette anni

Il tribunale di sorveglianza di Palermo ha concesso la riabilitazione all'ex presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro “vasa vasa” (“bacia bacia”) finito nei guai per aver fatto arrivare una soffiata al medico-boss Giuseppe Guttadauro, circa le intercettazioni avviate dalla procura contro di lui, e quindi condannato a sette anni di carcere per favoreggiamento alla mafia.
Ricordiamo che la sentenza che lo ha condannato ritiene dimostrato non solo che ha certamente avvertito il capomafia della presenza di alcune microspie, ma anche che ha stretto “un vero e proprio patto politico-mafioso” con gli uomini di Cosa Nostra, che comprendeva anche la candidatura alle Regionali siciliane del 2001 di un uomo gradito al boss Guttadauro: Mimmo Miceli. Inoltre la sentenza, del 21 febbraio 2011, giudice relatore Filiberto Pagano, presidente Antonio Esposito, aveva indicato come “incontestabile” il dato "di fatto che, alla scelta della candidatura del Miceli, si pervenne a seguito di un progressivo scambio di informazioni tra il Cuffaro e il Guttadauro, scelta certamente confermata dai due, pur in assenza, per motivi prudenziali, di incontri personali”. I contatti diretti erano evitati per prudenza, ma il politico e il boss si parlavano con la mediazione di Miceli e di un altro intermediario, Salvatore Aragona. Proprio Aragona “spiegava al capo-mafia che il Cuffaro si era dichiarato disponibile a esaudire tutte le sue richieste e che l’uomo politico non aveva alcuna preclusione nei confronti del Guttadauro”.
Cuffaro, detenuto nel carcere romano di Rebibbia tra il 2011 e il 2015 è ora tornato in politica con un suo partito, la Dc nuova, ma non potrà candidarsi comunque visto che era stato condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Almeno non nell'immediato: i giudici infatti hanno applicato una norma della legge Spazzacorrotti che impedisce a Cuffaro di tornare alla politica attiva e al cosiddetto elettorato passivo. In altre parole dovranno trascorrere sette anni dalla data del provvedimento perché l'ex presidente della Regione siciliana possa tornare a candidarsi. La sua difesa sta valutando la presentazione di un'opposizione allo stesso tribunale di sorveglianza: ritiene infatti che l'applicazione della norma della Spazzacorrotti, entrata in vigore dopo la fine della vicenda giudiziaria di Cuffaro, sia retroattiva e per ciò vietata dai principi del diritto penale.
Secondo i giudici del tribunale di sorveglianza, oltre ad aver scontato la pena, Cuffaro, "ha ritenuto di manifestare pubblicamente la presa di distanza dal fenomeno mafioso". L'ex governatore, inoltre, ha allegato alla sua istanza "una notevole mole di documenti da cui emerge un'importante e continuativa dedizione ad attività di volontariato e partecipazione a numerose iniziative legalitarie in difesa dei diritto dei detenuti". I magistrati citano i viaggi in Burundi, presso l'ospedale "Cimpaye Sicilia", di Cuffaro che ha messo "a disposizione della comunità locale le proprie capacità organizzative e sanitarie al fine di favorire un più ampio progetto di assistenza e le raccolte fondi finalizzate alla realizzazione di progetti di sviluppo nel Burundi e nel Niger". E ancora Cuffaro ha "scritto tre romanzi col dichiarato intento di devolvere i proventi delle vendite a sostegno dello sviluppo di progetti di recupero a vantaggio dei detenuti nonché per la cura della sclerosi multipla". Infine il tribunale ha dato atto all'ex governatore di aver pagato tutte le spese processuali e di mantenimento in carcere e di aver versato alla Regione Sicilia i 158.338 euro a titolo risarcitorio che gli aveva imposto la Corte dei Conti.

Foto © Deb Photo

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