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Oltre al rigetto del ricorso, la Cassazione condanna il boss a pagare le spese processuali.
Giovanni Di Giacomo, condannato negli anni ‘80 al 41 bis per due omicidi e per mafia, oggi, nonostante i precedenti e il tentativo di uccidere nel 2011 un altro detenuto a colpi di fornello, ha chiesto di "passare qualche ora con i parenti nell’area verde del carcere”.
Il boss di Porta Nuova condannato al carcere a vita, oltre ad aver tentato di uccidere il boss Gerardo Aliberti all’interno del carcere Ucciardone, è stato condannato per l’omicidio avvenuto nel settembre del 1981 di Natale Tagliavia e quello di Filippo Ficarra, avvenuto l’anno successivo.
Di Giacomo, negli anni, non ha mai rinunciato alla sua leadership; da un‘inchiesta del 2014 risulterebbe che il 68enne era intento a commissionare omicidi dal 41bis attraverso suo fratello Giuseppe Di Giacomo, ucciso a marzo di quello stesso anno in via Eugenio l’Emiro. Intercettato, Giovanni Di Giacomo spiega le modalità dell’omicidio a suo fratello: “Nel sacco... l'importante è che lo dovete seppellire - ha indicato a suo fratello Giuseppe - tutto qua è il discorso... Gli togliete i vestiti, le scarpe, hai capito? Quando viene il crasto battilo sempre in capo per evitare scruscio".
Il tribunale di Sorveglianza di Roma il 13 gennaio scorso aveva rigettato la richiesta del boss, dopo una prima istanza già respinta a novembre del 2020. Oggi, come si apprende da “PalermoToday”, i giudici della Cassazione certificano la “pericolosità sociale” del boss Di Giacomo e il rischio di una possibile fuga durante il permesso che gli consente di uscire dal carcere.
Inoltre - ha sottolineato la Cassazione -, la richiesta di Di Giacomo di poter usufruire del permesso all’interno dell’area verde del penitenziario, non è prevista; difatti, il permesso prevede l’uscita del detenuto dall’intero stabilimento carcerario.
Secondo la motivazione dei giudici non mancherebbero quindi "i requisiti oggettivi" per concedere un permesso premio al detenuto ma quelli “soggettivi”. La pericolosità di Giovanni Di Giacomo  - ha sottolineato la Cassazione -, è stata riscontrata il 17 giugno 2021, in sede di verifica del decreto di proroga del regime del 41 bis. “Per beneficiare di un permesso premio - ha rimarcato la Cassazione -, il magistrato di Sorveglianza deve verificare i requisiti della regolare condotta del detenuto e dell'assenza di pericolosità sociale, corrispondenti alla funzione premiale dell'istituto, nonché il profilo della funzionalità rispetto alla cura degli interessi affettivi, culturali, di lavoro del detenuto”.

Foto © Imagoeconomica

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