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Chiesta l’interdizione di un anno per Zanobini e di 9 mesi per i nuovi indagati Paolo Bonanni e Chiara Azzari

Era il marzo del 2021 e la Guardia di Finanza aveva effettuato decine di perquisizioni a carico di 39 indagati, tra cui l'ex rettore di Firenze e numerosi docenti. L'inchiesta della Procura guidata dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal sostituto Antonino Nastasi aveva portato nuovi sviluppi in merito anche ad una rete di professori guidata tra gli altri — secondo la ricostruzione degli investigatori — dall’ex rettore Luigi Dei, dall’attuale dg di Careggi Rocco Damone e dal suo predecessore Monica Calamai.

Come riportato da Luca Serranò su 'Repubblica' altri nomi eccellenti della sanità toscana sono finiti sotto la lente dell'inchiesta. Le accuse sono pesanti e sembrano indicare l'esistenza di un sistema di cooptazione, un metodo collaudato per aggirare i paletti imposti dalla legge per i bandi pubblici.

Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno depositato nuove richieste di interdizione, per l’ipotesi di reato di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio. L’istanza riguarda il dg del Meyer Alberto Zanobini (12 mesi), il direttore del dipartimento di Scienze della salute dell’Università di Firenze, Paolo Bonanni (9 mesi), e l’immunologa Chiara Azzari (9 mesi), questi ultimi due finora mai sfiorati dalle indagini.

I magistrati hanno contestato un presunto accordo per "cofinanziare la posizione di un professore ordinario" tra i settori del Meyer. Quest'ultimo, secondo gli investigatori, si sarebbe mosso pur non ravvisando "un’utilità o un interesse" e accettando "la promessa da parte di Bonanni della bandizione o comunque della messa in programmazione di almeno un posto da ricercatore a tempo determinato di tipo A in assenza di alcuna necessità didattica".

Sempre secondo i pm, Bonanni sarebbe stato il corruttore, Zanobini il pubblico ufficiale corrotto e "proponente l’accordo", la professoressa Azzari, presidente della commissione del concorso per professore ordinario di pediatria, "istigatrice, intermediaria e garante" del presunto scambio di favori.

Ora tocca al gip Antonio Pezzuti decidere sulle misure richieste, al termine dell'interrogatorio previsto per i prossimi giorni.

'Repubblica' riporta anche che le richieste di interdizione non sono comunque gli unici sviluppi dell’indagine della guardia di finanza: a Zanobini è stata contestato anche il reato di associazione a delinquere per aver lavorato "alla preordinata individuazione dei vincitori dei concorsi pubblici per professore associato e ordinario banditi dall’università in aderenza a un condiviso intento di gestione preordinata della res publica", tutto "in totale dispregio della normativa di settore e dei principi di perseguimento delle finalità istituzionali proprie degli atenei e delle direzioni generali delle aziende ospedaliere" e "gestendo conseguentemente le risorse finanziarie disponibili per finalità evidentemente privatistiche".

Il Dg del Meyer, inoltre, è stato chiamato in causa anche per presunti casi di abuso di ufficio tra cui uno in concorso con l'ex rettore Luigi Dei e altri nomi centrali dell’inchiesta: l’ex prorettore Paolo Bechi, l’ex direttore del dipartimento oncologico e primario dell’urologia oncologica, Marco Carini, e l’ex direttore del dipartimento di medicina sperimentale e clinica dell’Università di Firenze, Corrado Poggesi.

Secondo i magistrati i cinque avrebbero dato l'input per far vincere il concorso (assegnato con decreto del rettore il 7 agosto del 2018) per il ruolo di professore ordinario di oncologia medica ad un’altra eccellenza della sanità toscana, Massimo Dominici (che al momento non risulta indagato).

Zanobini, scrivono i pm, "sin dal suo insediamento quale Direttore generale del Meyer in esecuzione di un piano condiviso, si è attivato sino al raggiungimento dell’obiettivo contattando il vincitore predestinato, ha mantenuto i contatti funzionali all’attuazione del progetto (...), si è prodigato in modo capillare per oltre un triennio per l’inserimento del posto da professore ordinario nella programmazione universitaria". Sempre riguardo il bando di oncologia medica, si sarebbe speso "per far incontrare Dominici con il rettore" e "per acquisire le sue caratteristiche cliniche prima della predisposizione del bando e in vista della sua redazione". Poi avrebbe incontrato il candidato "a più riprese durante lo svolgimento della procedura", lavorando al tempo stesso "per l’individuazione di una commissione esaminatrice adeguata".

Fonte: firenze.repubblica.it

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