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Durissime richieste di condanne per 1.045 anni di carcere e 30 milioni di euro di confische. Si è conclusa così la requisitoria della procura di Messina contro la Mafia dei pascoli, il Maxiprocesso "Nebrodi" che vede alla sbarra 101 imputati e con essi un sistema mafioso milionario. Pene durissime, quelle richieste dall'ufficio guidato dal procuratore Maurizio De Lucia, che seguono già un primo giudizio celebratosi al rito abbreviato con condanne elevatissime per alcuni imputati che, pensando di usufruire dello sconto di pena previsto appunto dal rito abbreviato, si sono visti infliggere anche 25 anni di carcere confermate poi in appello lo scorso mese. Adesso la richiesta di condanne per il rito ordinario per un Maxiprocesso celebratosi in tempi record con un grande lavoro svolto dal Tribunale presieduto da Ugo Scavuzzo e dalla procura guidata da Maurizio De Lucia con quattro pm che si sono alternati per ricostruire l'intera vicenda: il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, i sostituti della Dda Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti e di quello della procura Alessandro Lo Gerfo. 
Si tratta della maxi operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina sul sistema delle truffe all'Agea su cui ruotavano gli interessi dei clan mafiosi tortoriciani. Complessivamente i pubblici ministeri hanno chiesto condanne che vanno da un massimo di 30 anni fino a un anno e 8 mesi di reclusione. La condanna più alta, 30 anni in continuazione con un'altra sentenza è stata chiesta per Sebastiano Bontempo detto "biondino", Sebastiano Conti Mica detto "belloccio", Vincenzo Galati Giordano detto" Lupin". Chiesti 30 anni di reclusione anche per Aurelio Salvatore Faranda. Inoltre i pubblici ministeri hanno chiesto per Sebastiano Craxì 20 anni e 7 mesi, Massimo Giuseppe Faranda 24 anni e 9 mesi, Giuseppe Costanzo Zammataro detto "carretta o carretteri" 20 anni, Gaetano Faranda 18 anni e 8 mesi. 
Ad aprire gli interventi dell'accusa il pubblico ministero Fabrizio Monaco che ha parlato dei collaboratori di giustizia sentiti durante il processo sottolineando che la loro attendibilità è stata già riconosciuta nell'ambito di altri processi e anche nel troncone in abbreviato di Nebrodi. Sul sistema delle truffe si è soffermato il pm Lo Gerfo, sono ben 400 i capi d'imputazione che riguardano le truffe in agricoltura mentre il pm Carchietti ha parlato di "truffatori solitari" che "quando si tratta di investire il denaro lo sono un po' meno. Infine è toccato al pm Vito Di Giorgio formulare le richieste di pena. Il Maxiprocesso nasce dall'operazione del 15 gennaio 2020 denominata "Nebrodi" con 94 arresti e il sequestro di 151 aziende agricole per Mafia, una delle più vaste operazioni antimafia eseguite in Sicilia e la più imponente, sul versante dei Fondi europei dell'Agricoltura. 
Un meccanismo criminale interrotto proprio dal protocollo dell'ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci recepito nel nuovo Codice Antimafia. 
Così scrivevano i magistrati nell'ordinanza: "In gran parte, oltre quelli depredati, si usavano terreni liberi, presi a caso da tutta la Sicilia e da zone impensabili dell'Italia, usati, spacciati come propri, per le raffinate truffe delle associazioni; e ancora: "La Mafia che ha scoperto che soldi pubblici e finanziamenti costituiscono l'odierno tesoro e come siano diminuiti i rischi pur se i metodi restano criminali. Il campo di maggiore operatività è divenuto il grande business derivante dalle truffe ai danni dell'Unione Europea, come detto più remunerative e meno rischiose".

Foto © Imagoeconomica

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