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La proposta, al vaglio dei Parlamentari, non è ancora passata al Senato

Al Senato, nel silenzio generale, è in esame una proposta di legge costituzionale, marchiata PD, per istituire un'Alta Corte al Csm: un tribunale con funzioni di Appello che sarà chiamato, qualora venisse istituito, a intervenire "sulle controversie riguardanti l’impugnazione dei provvedimenti disciplinari adottati dal Consiglio superiore della magistratura, dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, dal Consiglio di presidenza della Corte dei conti, dal Consiglio della magistratura militare e dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria; sulle controversie riguardanti l’impugnazione di ogni altro provvedimento dei suddetti organismi riguardante i magistrati".
De facto questo progetto è in contrasto con alcuni articoli della Costituzione e avrebbe ricadute negative sul principio di indipendenza della magistratura. In linguaggio tecnico non v’è dubbio, infatti, che essa andrà a svolgere funzioni giurisdizionali, visto che provvederà a fare quanto fino ad oggi facevano le Sezioni unite e i giudici amministrativi; e non v’è dubbio che i suoi componenti non possono essere considerati giudici ordinari, perché certo non sono nominati secondo il procedimento di cui all’art. 106 Cost. Dunque, il problema è evidente: l’art. 102, 2° comma vieta l’istituzione di nuovi giudici speciali. Il rischio è di tornare, passo dopo passo, a quel sistema fascista che fu ripudiato con forza dai nostri costituenti. Benito Mussolini, in un discorso sulla indipendenza della magistratura tenuto ai magistrati il 30 ottobre 1939, espressamente aveva affermato che: “Nella mia concezione non esiste una divisione dei poteri nell’ambito dello Stato. Nella mia concezione il potere è unitario: non v’è divisione di poteri, c’è divisione di funzioni”; e tutta la dottrina politica di allora aveva dato ragione al Duce.
Inoltre, come si legge nel documento, questa corte sarà composta da una maggioranza non togata scelta dalla politica: "quindici giudici, nominati per un terzo dal presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrative. I giudici dell’Alta corte sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori, ordinaria e amministrative, i professori ordinari di materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio".
Sovraordinare al Csm un organo come quello di una ipotetica Alta Corte, con composizione a maggioranza non togata, significherebbe sottrarre allo stesso Csm il governo autonomo della magistratura, con inevitabile stravolgimento dell'assetto costituzionale dell'ordine giudiziario. Stesse parole riprese anche dall'Anm in un suo comunicato.
Nel progetto di legge N.2436, d’iniziativa dei senatori Anna Rossomado (Partito Democratico), Luigi Zanda (Partito Democratico), Franco Mirabelli (Partito Democratico), Dario Parrini (Partito Democratico) e Monica Cirinnà (Partito Democratico) la proposta di istituzione dell'Alta Corte viene presentata come necessaria al fine di ridare indipendenza alla magistratura, ma che di fatto farà esattamente il contrario.
Ricordiamo che questo progetto era già stato presentato e in seguito bocciato dal Csm nel marzo scorso. Durante il plenum, l'allora procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, aveva evidenziato le criticità di una Alta Corte, sottolineando che se il provvedimento disciplinare viene portato fuori del Csm diventerà inevitabilmente un procedimento di natura penale, con tutte le conseguenze sull'indipendenza e l'autonomia della magistratura.

Per visionare il documento del Senato: clicca qui!

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