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Condannato a 25 anni il boss ed ex carabiniere Gerardo Schettino. Tra i reati contestati anche le minacce al giornalista Filippo Mele

Oltre 160 anni di carcere. È questa la somma delle pene inflitte dal tribunale di Matera nei confronti di una serie di imputati ritenuti dalla Direzione distrettuale Antimafia di Potenza affiliati o vicini al clan Schettino, l’organizzazione criminale che secondo i magistrati ha governato il territorio di Scanzano Jonico nel materano fino a portare il comune allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Dopo quasi 12 ore di camera di consiglio, i giudici hanno condannato a 25 anni e sei mesi di reclusione l’ex carabiniere Gerardo Schettino, oggi presuntamente votato alla criminalità organizzata nel ruolo di boss il clan mafioso di Scanzano Jonico, ora decapitato.
Condannati in primo grado anche Domenico Porcelli a 26 anni e sei mesi di reclusione e Nicola Lo Franco a 19 anni e sei mesi, inoltre, il Tribunale di Matera, ha disposto sia per Schettino che per altri sette imputati, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per l’intera durata della pena e, per tutti i condannati, la libertà vigilata nei tre anni successivi alla reclusione di natura penitenziaria.
Fra le accuse rivolte ai componenti del clan Metapontino: l’incendio di un’azienda, la rapina ad un supermercato, il tentativo di un omicidio per della droga non pagata e, giusto per non farsi mancare niente, le minaccie rivolte al giornalista Filippo Mele.
L’influenza del clan nel litorale ionico del materano era onnipresente. Nelle relazioni della DIA si legge che “la situazione dal punto di vista criminale non è dissimile da quella che si può rilevare in zone ad altissima densità mafiosa del napoletano, del casertano o della Calabria”. Nel corso di un’audizioni dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia, è stato il procuratore di Potenza Francesco Curcio a spiegare che nel Materano “gli interessi sono naturalmente sul turismo e sull’agricoltura che sono le due vocazioni economiche del territorio” e “in questo si è particolarmente distinto il clan Schettino che è un’organizzazione mafiosa come riconosciuto almeno fino ad ora dalla Cassazione”.
Ma dagli atti dell’Antimafia è emerso inoltre che il gruppo guidato dall’ex carabiniere ha allungato i suoi tentacoli fino ai palazzi amministrativi. La commissione - che ha proposto e ottenuto lo scioglimento del Comune - ha confermato “il radicamento di una criminalità di spessore” e la presenza nell’apparato politico-amministrativo del Comune di Scanzano Jonico di soggetti “vicini”, in vario modo, a esponenti di spicco dei gruppi mafiosi locali. Tanto che la gestione amministrativa, in diverse occasioni, è stata rivolta a favorire gli interessi di figure riconducibili alla cosca egemone. Tra gli eventi ritenuti al riguardo emblematici, la Commissione ha posto l’attenzione sullo spettacolo che si è svolto proprio a Scanzano, la sera dell’11 agosto 2018, organizzato da un’associazione nel cui ambito un ruolo di primo piano era riservato ad un elemento di vertice del clan.
“La vicenda - si legge negli atti - è stata, pertanto, ritenuta sintomatica di una silente adesione agli interessi del sodalizio e, al di là delle gravi irregolarità amministrative riscontrate nel relativo procedimento autorizzatorio, l’evento è stato considerato l’occasione per la cosca di affermare, anche a livello mediatico, la propria supremazia a livello locale”. Le indagini delle forze dell’ordine, inoltre, hanno documentato i tentativi e le modalità con cui l’organizzazione criminale avrebbe cercato di inserirsi nel circuito dell’economia legale attraverso la realizzazione di attività imprenditoriali e la partecipazione ad appalti pubblici per mezzo di aziende riconducibili a soggetti notoriamente vicini ai clan.

Minacce per il cronista della Gazzetta del Mezzogiorno
Un foglio bianco, una penna rossa e un proiettile inesploso. Questi gli oggetti che, nel 2018, sono stati rinvenuti dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno.
Una minaccia, neanche troppo velata, attuata dal boss Gerardo Schettino e pensata per frenare la campagna di sensibilizzazione a mezzo social di Mele, concepita per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui pericoli che contraddistinguono la presenza della criminalità organizzata sul territorio metapontino.
Con queste parole la pm Anna Piccininni, descrivendo le minacce fatte da Gerardo Schettino e dai suoi sodali al giornalista Filippo Mele, chiedeva il rinvio a giudizio per il clan di Scanzano Jonico, oggi, condannato con sentenza di primo grado: “Schettino Giuseppe in qualità di mandante, gli altri quali esecutori ed organizzatori, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal sodalizio criminale di appartenenza, nell’introdurre all’interno della cassetta postale del giornalista Mele Filippo di Scanzano Jonico, una busta contenente un foglio bianco, una penna rossa e un proiettile per pistola inesploso, compivano atti non equivoci, per costringere Mele Filippo - reo di aver redatto degli articoli sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” relativi all’operazione “Rusca” condotta dalla direzione Distrettuale Antimafia di Potenza nei confronti, tra gli altri, di appartenenti al Clan Schettino, nonché di avere svolto anche sui social network, una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, tesa a richiamare l’attenzione sulla pervasività e pericolosità della criminalità organizzata operante nella zona jonica lucana - ad interrompere la predetta attività di denuncia contro la suddetta criminalità organizzata”.

Nella sentenza, tutto l’entusiasmo della Regione Basilicata
Parole intrise di soddisfazione anche da parte del presidente della Regione Basilicata Vito Bardi che, commentando la sentenza del Tribunale di Matera, dichiara: “In qualità di presidente della Regione, intendo sottolineare il forte messaggio che arriva dal Tribunale di Matera: lo Stato c’è, è presente, vigile, attento ed efficace, tutti i giorni, per contrastare sul territorio lucano i fenomeni di infiltrazione e sviluppo delle attività criminali di stampo mafioso. Esprimo perciò un grande ringraziamento all’azione della magistratura, delle forze di polizia giudiziaria e delle forze dell’ordine che hanno determinato questo esemplare risultato. Non dobbiamo abbassare la guardia. La Regione è, con determinazione, in prima linea, impegnata a collaborare con tutte le forze istituzionali, sociali, economiche, associazionistiche, nella lotta quotidiana contro la criminalità in Basilicata”.

Foto © Imagoeconomica

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