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Ieri la richiesta della Procura generale per acquisire i verbali. Il prossimo 16 giugno sarà sentito il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia.
Alla prossima udienza non saranno più sentiti Villani e Lo Giudice

E' durata poco più di un'ora ieri l'udienza, del processo sul duplice omicidio dell'agente di polizia, Nino Agostino e di sua moglie (incinta), Ida Castelluccio, che si celebra davanti alla Corte d'Assise di Palermo (presieduta da Sergio Gulotta) nell'aula bunker Ucciardone di Palermo.
Imputati sono il boss dell'Arenella Gaetano Scotto, accusato di essere stato il killer assieme ad Antonino Madonia (già condannato in abbreviato), e Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento.
Su accordo delle parti sono state acquisite le dichiarazioni di molti dei teste citati e così è decaduta la necessità per le parti di porre particolari domande. Lo stesso avverrà per alcuni collaboratori di giustizia che dovevano essere sentiti per la prossima data del processo, prevista per il 16 giugno.
In particolare la Procura generale, rappresentata in aula dalla Procuratrice Lia Sava, e dai sostituti Umberto De Giglio e Domenico Gozzo (applicato dalla Procura nazionale antimafia, ndr), hanno formalmente chiesto l'acquisizione dei verbali di dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia calabresi, Consolato Villani ed Antonino Lo Giudice.
Entrambi negli anni hanno parlato di "Faccia da mostro", poi individuato in Giovanni Aiello (in foto), ovvero l'uomo dal volto sfregiato, considerato da diversi collaboratori di giustizia esponente dei servizi segreti deviati e avente un ruolo in molti omicidi eccellenti.
In particolare Lo Giudice, la cui collaborazione tra minacce ricevute, ritrattazioni e controritrattazioni non può essere certamente definita facile, aveva raccontato di aver appreso dallo stesso Aiello diversi fatti che hanno riguardato gli anni delle stragi (alcuni dei quali raccontò anche a Villani, ndr) e non solo.
Al processo 'Ndrangheta stragista spiegò di aver saputo da Aiello "dell’omicidio di un bambino in Sicilia il cui padre lavorava in un’aula bunker, mi parlò dell’omicidio di Ninni Cassarà, di quello di Nino Agostino. Mi parlò anche di una bomba messa a Trapani, dove morirono due bambini e una donna e rimase illeso il magistrato Carlo Palermo". Quindi spiegò il motivo per cui di Faccia da mostro non ha parlato nei 180 giorni di collaborazione: "Di lui non ho parlato nel corso dei 180 giorni perché avevo paura. Mi ha minacciato dicendomi di stare attento a quello che faccio perché mi avrebbe trovato ovunque, anche in carcere. Mi disse che non avrei dovuto fare il suo nome".
Le dichiarazioni di Lo Giudice sono entrate anche in altri processi come ad esempio al Borsellino quater. Davanti ai giudici della Corte d'Assise di Caltanissetta disse che Aiello gli parlò anche del fallito attentato all'Addaura e di Agostino: "Aiello mi parla che aveva fatto l’attentato a Falcone, erano su un gommone in mare, lui partecipa con Gaetano Scotto e un’altra persona… Era sempre Riina la fonte che incarica Scotto di far partecipare Aiello… poi si sono accorti che la scorta, non so chi c’era là, si sono accorti che qualcosa non andava e hanno dovuto mollare tutto… La bomba era messa vicina alla scogliera e si sono allontanati e arrivò gente e loro si sono allontanati”. E poi ancora: “Lui mi raccontava spesso che all’interno dell’ufficio della Questura a San Lorenzo c’erano altri sotto copertura, di cui questo Piazza, un certo Paolilli, un certo Antonino Agostino. E se non vado errato questo Piazza aveva partecipato pure a questa cosa dell’Addaura. Piazza, Scotto e Aiello hanno tentato a fare l’attentato a Falcone e poi Antonino Agostino, che faceva delle indagini, capisce che c’era qualcosa che non andava e loro rinunciano… e poi Aiello e Piazza uccidono Agostino che aveva scoperto tutta la faccenda. Poi, a sua volta, Aiello uccide Piazza… Perché? Per non lasciare testimoni”.
Consolati Villani ha raccontato di aver conosciuto "faccia da mostro" ed una donna, e che entrambi gli furono descritti da Lo Giudice come "legati al clan catanese dei Laudani, ma che operavano anche in autonomia per conto delle varie organizzazioni quando c'era qualcosa da fare per portare instabilità a livello di Stato". Erano, ha specificato il pentito, "anello di congiunzione tra le varie organizzazioni criminali, Cosa nostra, 'Ndrangheta e Camorra" per "fare un attentato, una strage o reperire armi".
Tutto questo, dunque, entrerà nel processo tramite le carte. Dovranno comunque essere sentiti il pentito Francesco Marino Mannoia e l’ex capitano dei carabinieri Saverio Spataro Tracuzzi, imputato in procedimento connesso.
Al contempo la Procura generale citerà anche uno dei funzionari di polizia giudiziaria che ha effettuato i riscontri alle dichiarazioni di Lo Giudice.

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