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Il quesito referendario sulla separazione delle carriere costituisce "sostanzialmente un inganno. Perché si promette molto più di quello che si manterrebbe”. “Anche se si raggiungesse il quorum - ha detto - Anche se vincesse il referendum che istituisce la separazione delle carriere non cambierebbe nulla anzi per certi versi le cose peggiorerebbero”. Così ha detto l'ex magistrato Antonio Ingroia al Tg Plus di Cusano Italia tv.
Perché avremmo un pubblico ministero che è una sorta di avvocato della polizia. Specializzato a fare l’accusatore tout court. Mentre ci sono tanti pubblici ministeri che essendo anche imbevuti della cultura dei diritti alla giurisdizione, si fanno carico di quello che la legge oggi prevede. E cioè che si assolve o si archivia quando non ci sono elementi sufficienti per andare avanti". "Io ho fatto il pubblico ministero per vent’anni. Non credo di essere stato una mosca bianca se dico che sì, ho svolto le funzioni di pubblico accusatore in tanti processi, ma ci sono processi che giustamente non sono mai nati perché io stesso mi sono reso conto che non potevano essere portati avanti e sono stati archiviati. Ad esempio io sono stato il pubblico ministero del processo Dell’Utri. Ma sono stato anche il pubblico ministero che, ritenendo che non ci fossero abbastanza elementi, ha archiviato le indagini che c’erano nei confronti di Silvio Berlusconi per le collusioni con la mafia". "Ora - ha concluso - siamo certi che un pm in carriera separata che non ha la stessa cultura della giurisdizione e quindi diventa accusato a senso unico farà tutte queste richieste di archiviazione? Siamo davvero sicuri che il solo fatto che siano due carriere separate non possano determinare involontari condizionamenti? Oggi anche se le carriere non sono separate ci sono tanti ostacoli. Non solo le barriere della separazione. Anzi, bisogna creare una maggiore osmosi. Anche con gli avvocati. Sono contrario a questa separazione, dobbiamo invece creare una cultura comune".

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