Sull'Ergastolo ostativo la Consulta ha concesso ancora tempo al Parlamento. È stata rinviata all'8 novembre prossimo la trattazione della questione di legittimità delle norme. Lo ha deciso la Corte costituzionale, dopo una breve camera di consiglio, accogliendo l'istanza di differimento presentata dall'Avvocatura dello Stato. Infatti ieri è scaduto il termine fissato l’11 maggio dello scorso anno al legislatore per il suo intervento e la questione torna all’esame dei giudici costituzionalisti, seconda tra le cause che saranno discusse dai giudici costituzionali in udienza pubblica. "Permangono inalterate le ragioni che hanno indotto questa Corte a sollecitare l'intervento del legislatore", ha detto il presidente della Consulta Giuliano Amato, leggendo in aula la decisione sul rinvio adottata dai giudici in camera di consiglio: un "ulteriore rinvio" in "tempi contenuti" che, ha rilevato la Corte, "appare necessario per consentire al Parlamento di completare i suoi lavori", dato "l'avanzato iter" della legge in discussione.
La decisione è stata presa - spiega l’ordinanza letta in udienza dal presidente dopo la camera di consiglio - considerato che la Camera ha approvato una proposta di legge ora all’esame del Senato e che, nella seduta del 4 maggio 2022, il presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama ha auspicato un nuovo rinvio dell’odierna udienza “per consentire la prosecuzione e la conclusione dei lavori di Commissione”. Alla decisione di rinvio si è opposta l’avvocata Giovanna Beatrice Araniti, legale dell’ergastolano al centro del caso da cui è scaturito tutto. Un anno fa, i giudici costituzionali definirono l’ergastolo ostativo, come disegnato dalle norme attualmente in vigore, "incompatibile" con i principi di uguaglianza e di funzione rieducativa della pena, dettati dagli articoli 3 e 27 della Costituzione, e con il divieto di pene degradanti sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani.

Foto © Imagoeconomica

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