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Associazione Stampa Romana esprime soddisfazione per la decisione del Cds

"Il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar del Lazio che lo scorso anno aveva imposto alla redazione di 'Report' di svelare gli atti amministrativi a supporto dell'inchiesta 'Vassalli, valvassori e valvassini' di Giorgio Mottola".
É questo quanto riferito nei giorni scorsi dall'Associazione Stampa Romana, la quale informa che "per i giudici d'appello non esiste un principio generale di tutela delle fonti pubbliche dei giornalisti Rai ma è legittimo il diniego di accesso alla documentazione se nell'istanza non è spiegato il nesso causale tra la lesione dell'onore e una documentazione amministrativa raccolta dai colleghi ma non diffusa all'esterno". Prosegue Stampa Romana: "Non basta a rompere il segreto professionale un generico riferimento a non meglio precisate esigenze probatorie e difensive. I giudici ricordano anche che la Rai, controllata dallo Stato, non può sottrarsi alla richiesta di accesso civico. Il ricorso era stato sollevato da Andrea Mascetti e Nicolò Boscarini. A sostegno di Report c'era stato l'intervento “ad adiuvandum” dell'Ordine dei Giornalisti e di Fnsi-Usigrai".
Stampa Romana ha quindi espresso "soddisfazione per la sentenza" e ha rinnovato il suo "sostegno alla squadra investigativa di 'Report' guidata da Sigfrido Ranucci".

La sentenza del Tar
I fatti risalgono a giugno 2021 quando il  tribunale amministrativo del Lazio - presieduta dal giudice Giuseppe Daniele - aveva stabilito che l'avvocato Andrea Mascetti poteva avere accesso agli atti relativi al servizio giornalistico che lo riguarda nell'ambito della puntata di Report, 'Vassalli, valvassori e valvassini', del 26 ottobre 2020 in cui sono stati ricostruiti i legami con la politica lombarda e la 'Ndrangheta e su un'inchiesta sul professionista di area Lega vicinissimo e all'ex presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Il legale infatti aveva già chiesto l'accesso agli atti denunciando “un quadro fuorviante della realtà” e sottolineando di non aver avuto “alcuna consulenza con il presidente Fontana”. La Rai aveva risposto alla richiesta dell'avvocato opponendo “un diniego integrale” per diverse ragioni fra le quali l’esclusione del diritto di accesso “rappresentata dal segreto professionale ex art. 2, comma 3, L. n. 69/1963, connesso alla libertà di stampa” e “l’esclusione della Rai dall’applicazione della disciplina in tema di accesso civico in quanto società emittente, alla data del 31 dicembre 2015, strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati”.

Il conduttore della trasmissione Report, Sigfrido Ranucci aveva in seguito commentato dicendo che "la sentenza del Tar del Lazio è gravissima. Viola la Costituzione, viola la libertà di stampa. Una sentenza miope che paragona il lavoro giornalistico a degli atti amministrativi. E’ come se Ilaria Alpi fosse morta per degli atti amministrativi. Cosa deve fare Mascetti con quegli atti? Vuole sapere chi ci ha rivelato le sue consulenze? Deve venire l’esercito a prendere gli atti riguardanti le nostre fonti, noi non li daremo mai, le tuteleremo fino alla morte", ha detto, aggiungendo che "questa sentenza crea di fatto giornalisti di serie A e di serie B: quelli che lavorano nel servizio pubblico non possono tutelare le proprie fonti, gli altri sì. E’ un attacco senza precedenti, dovuto alla debolezza delle Istituzioni in generale e alla delegittimazione della politica nei confronti del giornalismo di inchiesta. Report non svelerà le proprie fonti, non darà gli atti a Mascetti". Inoltre il conduttore di Report aveva sottolineato che in caso di sentenza negativa da parte del Consiglio di Stato la Rai si sarebbe direttamente rivolto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che di recente ha ribadito il diritto dei giornalisti a tutelare le proprie fonti.
Eventualità che alla luce della recente sentenza non è più necessaria.

Foto © Imagoeconomica

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