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Alla Quinta Commissione del Csm due voti per Gratteri, due per Russo e uno per Melillo

Ancora divisioni sulle nomine. Come era già accaduto per la procura di Milano, la Quinta Commissione del Csm, per gli incarichi direttivi, non è riuscita a individuare un unico candidato alla successione di Federico Cafiero de Raho, in pensione da febbraio. Forse già la prima settimana di maggio, non essendo stata raggiunta una intesa, il plenum sarà quindi chiamato a scegliere una rosa di tre nomi. A sorpresa il concorrente considerato favorito, cioè il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, è partito in svantaggio rispetto agli altri due. L'ex capo di gabinetto del ministro Orlando quando era titolare della Giustizia ha ottenuto un solo voto dalla consigliera Alessandra Dal Moro, di Area, il gruppo in cui lui stesso "milita". Due ciascuno invece i voti raccolti dai suoi concorrenti: il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, considerato tra i maggiori esperti di 'Ndrangheta, e l'aggiunto e attuale reggente della procura nazionale antimafia Giovanni Russo. Gratteri ha avuto il sostegno del togato Sebastiano Ardita e del laico Fulvio Gigliotti (M5s). Russo - che è fratello del deputato di Forza Italia Paolo - ha ottenuto invece i voti di Antonio D'Amato, consigliere di Magistratura Indipendente (gruppo a cui lui stesso sarebbe vicino) e del laico di Forza Italia Alessio Lanzi. Mentre si è astenuto il togato di Unicost Michele Ciambellini, che per portare la Commissione a una scelta unitaria aveva provato a sparigliare le carte, calando sul tavolo senza successo altri nomi, a cominciare dal candidato più anziano, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. La partita è ancora tutta aperta. E a dispetto del voto in Commissione, il plenum si potrebbe giocare tra Gratteri e Melillo, come prevedono in tanti. Intanto la Commissione Direttivi dovrà occuparsi di altre procure, a partire da quella di Palermo: tra i "papabili" alla successione di Francesco Lo Voi il più accreditato sembra essere il procuratore di Messina Maurizio De Lucia.

Foto © Imagoeconomica

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