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L'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci è stato rinviato a giudizio per il crollo del ponte Morandi. A processo anche le altre 58 persone imputate nel procedimento. Lo ha deciso il giudice per l'udienza preliminare Paola Faggioni. Il processo sul crollo che il 14 agosto del 2018 causò la morte di 43 persone inizierà il 7 luglio prossimo. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, disastro colposo, omissione d'atti d'ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Al contempo sono stati accolti i patteggiamenti di Autostrade per l’Italia e Spea Engineering (la controllata che si occupava delle manutenzioni). A metà marzo le due società, imputate in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, avevano chiesto di uscire dal processo concordando l’applicazione della pena, ottenendo l’ok della Procura. L’importo complessivo del patteggiamento è di quasi trenta milioni di euro: Aspi e Spea evitano le sanzioni interdittive che avrebbero rischiato col processo, ma dovranno versare sanzioni pecuniarie pari rispettivamente a un milione di euro e a 800mila euro, mentre la concessionaria ha messo a disposizione per il sequestro preventivo la somma di 26.857.433 euro, “importo corrispondente al complessivo valore del progetto di retrofitting (rafforzamento, ndr) degli stralli delle pile 9 (quella crollata, ndr) e 10” approvato dal ministero delle Infrastrutture a giugno 2018 e mai realizzato, che secondo l’ipotesi accusatoria (e la maxi-perizia disposta dal gip in sede di incidente probatorio) avrebbe evitato il verificarsi del disastro. 
Come noto autostrade ha anche risarcito in via extragiudiziale quasi tutti i familiari delle vittime del disastro. Le uniche due famiglie che hanno rifiutato l’accordo conservando il diritto a costituirsi parte civile nel giudizio sono quelle di Possetti e Battiloro.






La strage di Genova del ponte Morandi

E adesso arrestate i Benetton

di Giorgio Bongiovanni
Ci complimentiamo con il governo Conte per aver tolto la concessione per le autostrade ai fratelli Benetton dopo il tragico crollo del ponte Morandi che martedì 14 agosto ha causato ben 43 morti. Ora però aspettiamo che venga data alla magistratura la possibilità di indagare a fondo sulle responsabilità di questa evitabile tragedia ed arrestare i Benetton per omicidio colposo (art.589 del cod.p.p.), reato che una volta provato, può prevedere fino a quindici anni di carcere. Difficile pensare che i Benetton, a capo di Aspi (Autostrade per l’Italia), non abbiano responsabilità, dal momento che, malgrado l’allerta e la segnalazione della pila 9, poi crollata, non si è messo in sicurezza il ponte. Ancora una volta i Benetton si sono dimostrati avidi di denaro, non attenti al fatto che lasciare il ponte in quello stato poteva portare alla perdita di vite umane. Un ‘modus operandi’ che sembra caratterizzare spesso il business di questa famiglia imprenditoriale veneta. Un esempio è la vergognosa ingiustizia che la Benetton sta continuando a imporre al popolo Mapuche in Argentina, sottraendogli le terre in cui da millenni il popolo nativo vive. Terre che negli anni ’90, la famiglia Benetton acquisì, grazie all’allora presidente Carlos Menem ad un prezzo irrisorio, confinando i Mapuche in zone marginali e improduttive, o costringendoli alla migrazione nei centri urbani. Nel 2007 però il popolo nativo della Patagonia decise di recuperare il suo territorio ancestrale, e per anni ha dovuto affrontare continui e violenti tentativi di sgombero, nonostante, più tardi nel 2014 l’Istituto Nazionale degli Affari Indigeni (INAI) riconobbe il diritto dei Mapuche sul territorio.
Basterebbe questo per dire che l’impero Benetton è uno dei peggiori esempi dell’imprenditoria italiana, un’imprenditoria che ci fa vergognare di fronte al mondo intero per la mancanza di etica. Il disastro del ponte Morandi, in cui sono morti i connazionali dei Benetton, avvenuto nell’autostrada A10, pagata, come tutte le autostrade italiane, fior di quattrini dagli italiani affinché sia garantita una viabilità sicura, conferma un sistema imprenditoriale concentrato nell’arricchimento personale senza alcuna attenzione alla sicurezza delle persone. Speriamo quindi che questo sistema venga bloccato dal Governo e che i Benetton abbiano modo di riflettere, in carcere, sulle vite spezzate che si potevano preservare con i giusti interventi invece che servire il freddo denaro.
(Prima pubblicazione: 20 agosto 2018)

Foto di copertina © Imagoeconomica

In foto al centro da sinistra: i fratelli Benetton Carlo, Giuliana, Luciano e Gilberto (Rielaborazione grafica
by Paolo Bassani)

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