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“Mettiamo sempre davanti il sangue dei caduti? Inaccettabili le sue parole”

Signori, il capo del Dap è capo di una forza di polizia. È uno che ha la responsabilità di 44 mila uomini e gestisce assunzioni, trasferimenti e promozioni. Non è possibile sentir dire che non si possono consegnare le carceri alla polizia penitenziaria. E a chi le vogliamo consegnare? A chi è contro il carcere? E non si può accettare che si nomini capo del Dap una persona che dice: 'mettete sempre davanti i caduti e il sangue'. E di cosa dovrei parlare? Del Grande Fratello?"
Così ha provocatoriamente concluso il suo intervento il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri in merito alla recente nomina di Carlo Renoldi a capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria a margine dell'evento a Pesaro, in cui ha ricevuto il premio Antiracket-Targa della Solidarietà di 50&Più, l’Associazione degli Over 50 di Confcommercio Pesaro e Urbino. Il procuratore di Catanzaro, raggiunto dai nostri microfoni, ha parlato anche del problema della grave carenza organica degli operatori dell'autorità giudiziaria: "è fatto ormai che c'è da decenni questo problema. Nel 2010 è stato fatto il blocco delle assunzioni e da allora non si è riusciti a coprire questo gap. Perché i concorsi che stanno facendo a malapena riescono a coprire quelli che vanno in pensione quindi ci sono vuoti di organico per migliaia e migliaia di persone: circa 50 mila posti tra poliziotti, carabinieri, finanziari e polizia penitenziaria". "Il problema delle carceri - ha continuato Gratteri - intanto è strutturale. Tutti si riempiono la bocca di sovraffollamento ma nessuno sta parlando di costruire nuove carceri per risolvere il problema del sovraffollamento o per poter far star bene i detenuti nel carcere a meno che non si pensa di modificare l'ordinamento penitenziario, modificare le norme di poter scarcerare migliaia di persone e risolvere così il sovraffollamento. Certo la nomina del nuovo capo del Dap come avete visto è stata molto combattuta, osteggiata, è stata molto discussa dato le dichiarazioni che lui ha fatto nel corso di questi anni. Ho visto le proteste della polizia penitenziaria, dei sindacati della polizia penitenziaria. Speriamo di sbagliarci sulle previsioni, speriamo che si sbaglino i sindacati che hanno previsto invece una débâcle (disfatta ndr) delle carceri".


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L'intervento di Alberto Dolci, Presidente provinciale di 50&Più


Gratteri: "Dal 1986 io non ho mai visto riforme così devastanti"
"Qui c'è un senatore della repubblica e voglio che ascolti quello che ho da dire" - ha detto Nicola Gratteri prendendo la parola - "Questo è un governo di larghe intese, ci sono tutti i partiti in questo governo, tranne Fratelli d'Italia e per quanto riguarda la giustizia e il contrasto alle mafie io mai, dall'86 ad oggi, ho visto riforme così negative, così devastanti, così dannose per il contrasto, non solo alla mafia ma anche alla criminalità comune. Mi riferisco all'improcedibilità" cioè il vincolo temporale per il quale se un processo supera una determinata scadenza (2 anni in Appello e uno in Cassazione) si 'taglia' e viene chiuso. "Allora - ha detto Gratteri - io non mi preoccupo dei processi di mafia, io mi preoccupo dei reati comuni, degli incidenti stradali, io mi preoccupo degli omicidi colposi dell'operaio che cade dal quarto piano" per il quale a seguito di un processo verrà condannato il datore di lavoro "il secondo grado non si celebrerà mai perché è un processo senza detenuti e andrà in coda rispetto ai processi di criminalità organizzata". Secondo Gratteri tutto questo è stato causato dal fatto che per decenni non si è voluto investire in giustizia e in sicurezza. "Poi i Cinque stelle hanno cercato di mettere una toppa quando io ho gridato in commissione giustizia però questa toppa rimane una toppa perché" è vero che è stata tolta la improcedibilità per i reati di mafia e per quelli di natura sessuale ma "i reati contro la pubblica amministrazione non vi fanno impressione? Corruzione, concussione e peculato. Questi sono processi che non si celebreranno e sono proprio quei reati che sono contigui con la pubblica amministrazione e questo è grave".


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Lo scopo delle mafie è il riciclaggio di denaro
Gratteri già aveva previsto, con il professore Antonino Nicaso, cosa sarebbe successo dal punto di vista delle infiltrazioni mafiose nell'economia quando era cominciata la prima ondata di covid 19.
E come ha anticipato il prefetto Tommaso Ricciardi, presente in sala, ad oggi si è aggiunto un altro problema: "c'è la guerra che incide in modo molto violento sulla nostra economia - ha detto Gratteri - dato che nel corso di questi decenni non si è mai pensato ad una politica energetica nazionale dato che a causa dei remi incrociati per decenni si è arrivati allo stallo, dato che viviamo un sistema molto ipocrita, al punto che non c'è concesso di piazzare delle impianti eolici e quindi a 15 - 20 chilometri dentro il mare dalle spiagge, però poi non siamo in grado nemmeno di fare una chiusura seria come mondo occidentale nei confronti della Russia. Anzi nel momento in cui si chiudono certi rubinetti dal mondo Occidentale altri stati e altre nazioni molto più grandi come la Cina o l'India si arricchiscono. Perché purtroppo ahinoi non si riesce a fare una programmazione ventennale o quindicinale ma si fanno programmi e progetti per l'Italia stando con i telefonini e tablet in mano per vedere quanti like ci sono e quindi correggere il tiro se si è detta una sciocchezza più grossa della precedente, correggere il tiro subito dopo la pubblicità. Questo è quello che è accaduto negli ultimi decenni. Ma dato che siamo qui vorrei stringere il mio intervento su due punti: parlare di usura e di riciclaggio".
Secondo Gratteri esistono tre tipi di usurai: "quello normale che è un impiegato di banca o il collega di ufficio che presta soldi a usura, in cambio vuole un assegno firmato in bianco; poi c'è l'usura della criminalità organizzata che anche questa vuole delle garanzie e poi c'è l'usura mafiosa. Quest'ultima non ha bisogno di garanzie, cioè l'usuraio mafioso non vuole scritture private, assegni firmati in bianco, non ne ha bisogno perché la garanzia del debito è la vita dell'usurato".
Rivolgendosi al pubblico Gratteri ha detto che questo è un fenomeno che interessa anche il territorio delle Marche data la presenza di crisi del settore lavorativo.


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L'imprenditore che è in difficoltà economica si trova ad un certo punto ad un bivio "fallire o rivolgersi agli usurai". "Io - ha continuato - consiglio sempre di fallire. Prima fallisci e prima ti sbrighi. Se fallisci hai la possibilità di ricominciare da zero. Se ti rivolgi agli usurai non solo perdi l'azienda ma perdi anche l'amore della tua famiglia. Facciamo un esempio: un imprenditore chiede agli usurai 50 mila euro". Quest'ultimo dopo aver ricevuto i soldi evita momentaneamente il fallimento, abbellisce il negozio e riparte. "Ma dopo pochi mesi si accorge che con quello che incassa riesce a pagare solo gli interessi degli usurai" e dà lì inizia "una lenta agonia che può durare anche anni""Succede allora anche l'usuraio comincia ad entrare in negozio e a portare via per esempio un televisore, poi apre la cassa, prende i contanti e se ne va", poi "manda due giovanotti" a pestare l'imprenditore e poi "si fanno le telefonate di notte a casa per spaventare moglie e figli""La mafia - ha detto il magistrato - tende anche sconquassare il nucleo famigliare". Alle fine il commerciante sarà costretto a mettere in vendita il negozio: "si farà una vendita formale poi nella realtà il commerciante dovrà restituire i soldi all'usuraio".
In soldoni il vero scopo dell'usuraio e riuscire e rilevare l'attività. Ma per fare cosa, dato che le mafie sono già ricche?
Sfruttare l'attività per fare riciclaggio di denaro: carichi sul prezzo, false fatturazioni, e l'uso dei cosiddetti 'scontrinifici' (supermercati ndr) sono i principali strumenti della mafia per raggiungere tale obbiettivo.


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Un supermercato - ha spiegato il magistrato - "viene costruito soprattutto con finanziarie, che hanno un interesse superiore rispetto alle banche però fanno più facilmente credito e sono soprattutto al nord, soprattutto in Lombardia, soprattutto a Milano""Queste finanziarie prestano quattro o cinque milioni di euro per costruire un supermercato e viene concesso questo prestito a persone che formalmente non hanno un patrimonio". "Dopo cinque anni che il supermercato è stato costruito e che va a regime e incomincia a vendere bene, gli altri supermercati cominciano ad andare in crisi e iniziano a licenziare""Ad un certo punto un collaboratore di giustizia o un'intercettazione ambientale ci dicono che quel palazzo è stato costruito con i soldi della cocaina e allora si applicano le misure di prevenzione, si sequestra e si nomina un amministratore giudiziario. E succede che quel cordone ombelicale" tra la ricchezza illegale del mafioso e "le casse si chiude, si taglia". E a quel punto inizia il fallimento del supermercato e "il popolo bue cosa dice? 'Visto? Quando c'era la 'Ndrangheta qua si mangiava, arriva lo Stato e gli chiude l'azienda'. Perché nessuno gli spiega che già prima i supermercati precedenti avevano già ridotto le attività commerciali". In sostanza gli elementi forniti da Gratteri mettono in luce un quadro estremamente critico sul piano del contrasto alle mafie: la politica impegnata in riforme tanto dannose quanto chiacchierate, la situazione ingestibile delle carceri e una gravissima mancanza di organico nelle forze di polizia e nella magistratura. Il tutto accompagnato, purtroppo, dal silenzio servente di buona parte della stampa.

Foto © ACFB

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