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La riforma Cartabia sul sistema elettorale del Csm "oltre a non risolvere il problema del condizionamento delle correnti nell'individuazione dei consiglieri eletti, rischia di aggravare la situazione emersa con l'applicazione di quello attualmente in vigore, marginalizzando, fino quasi a eliminare, la possibilità di essere eletti in Consiglio per candidati indipendenti o rappresentativi dei gruppi minori". Lo sottolinea l'Anm nel documento approvato questa mattina a maggioranza durante il Cdc (Comitato direttivo centrale). "Il sistema concretamente proposto - prosegue il documento - pur presentando alcuni elementi di novità apprezzabili e in linea con quanto auspicato dalla stragrande maggioranza dei magistrati nella recente consultazione per via telematica che dallo stesso Cdc (a maggioranza), ovvero la predilezione di un sistema proporzionale, nel suo complesso presta il fianco a molte critiche ed è caratterizzato da una contraddizione di fondo. Il sorteggio è previsto per integrare il numero di candidati ove esso non raggiunga il numero minimo previsto. In relazione alla previsione del diritto per i soli candidati sorteggiati ad astenersi dal lavoro giudiziario e a ricevere il trattamento di missione per recarsi in uffici diversi da quello proprio: se è vero che il candidato sorteggiato non ha scelto, appunto, di candidarsi (anche se potrebbe comunque dichiarare la propria indisponibilità, preventiva o successiva), la norma finisce per configurare una disparità di trattamento a danno dei candidati spontanei, per i quali non valgono le previsioni appena menzionate".
Secondo l'Anm, "un primo aspetto critico è stato individuato nella mancata previsione di un numero massimo di candidati 'collegati' in ciascun collegio, che andrebbe più correttamente limitato, come - a scopo meramente esemplificativo avviene - per il caso delle elezioni al consiglio giudiziario, in un multiplo (ad esempio il triplo o il quadruplo) degli eletti. Il risultato sarà quindi un Consiglio prevedibilmente composto, per la parte togata, da 16-17 consiglieri (su complessivi 20) appartenenti ai due gruppi di maggioranza, e 3-4 consiglieri divisi, si spera, fra gli altri gruppi. Il sistema, dunque, produrrà una polarizzazione del consenso verso i due schieramenti maggioritari. L'obiettivo politico dichiarato dal riformatore sarà dunque necessariamente e chiaramente tradito, consegnando il Consiglio (quanto meno per la parte togata) in prevalenza ai due gruppi principali". "Occorre ribadire - conclude il documento - come sia illusorio pensare che l'intervento sul sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura possa, di per sé solo, offrire una soluzione alle criticità emerse con quella che è stata definita 'degenerazione correntizia', come dimostrato dal fatto che numerose volte (ben 7) è stato modificato il sistema elettorale, senza che nessun meccanismo sia stato in grado di risolvere il problema".

Foto © Imagoeconomica

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