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Prosegue la discussione delle parti al processo d'appello a carico dell'ex Presidente della Sezione Misure di prevenzione Silvana Saguto, accusata di corruzione e abuso d'ufficio, e condannato in primo grado a otto anni e mezzo. 
Ieri sono intervenute le parti civili che hanno raccontato come dopo i sequestri disposti dalla giudice le aziende siano state "cannibalizzate", "spolpate fino all'osso" o "polverizzate in virtù di un patto scellerato", con "centinaia di famiglie finite sul lastrico" e costrette "a chiedere l'elemosina per campare".
"Abbiamo visto aziende cannibalizzate come la 'Logistica e servizi', un'azienda florida che aveva dei rapporti di clientela molto importanti, anche in campo internazionale e tutto questo è stato polverizzato", ha detto l'avvocato Antonio Pecoraro, legale di parte civile di Rosaria Abbate, ex socia dell'azienda 'Logistica e Servizi' che fu sequestrata dall'ex giudice. "La mia assistita si è trovata sul lastrico e la famiglia si è trovata a elemosinare denaro per sopravvivere". E poi ancora: "Abbiamo visto lo svilimento delle funzioni giudiziarie per i fatti oggetto di condanna in primo grado. In primo grado è stato dimostrato il patto corruttivo tra la Saguto e l'avvocato Cappellano Seminara per la nomina dello stesso ed è abbastanza chiaro che vi fosse un rapporto speciale, mi si passi il termine, malato tra la Presidente Saguto e l'avvocato Cappellano. E questo ha portato a perdere di vista l'oggetto della misura di prevenzione e dell'amministrazione giudiziaria".
Ugualmente forte l'arringa dell'avvocato Luca Inzerillo, che rappresenta i Virga. "Quel sequestro voluto dal giudice Saguto ha realizzato la devastazione familiare di almeno 300 o 400 persone e ha gettato, da un giorno all'altro, nella miseria più assoluta centinaia di famiglia, vengono i brividi solo a pensarci. E i beni sono stati restituiti in condizioni disastrose. Dire che sono stati oggetto di rapina è poco, una società è fallita e altre società, non fallite, hanno debiti non ancora quantificati".
Alla famiglia Virga nel luglio del 2015 l'ex giudice Silvana Saguto eseguì un sequestro per svariati e svariati milioni di euro. "Il Tribunale di Caltanissetta in questo procedimento ha accertato l'esistenza di un accordo illecito - ha ricordato Inzerillo - e non si è pronunciato sulla richiesta della parte civile, perché ha sostenuto che il pm non ha chiesto di valutare la legittimità del sequestro, ma solo la legittimità della nomina dell'amministratore giudiziario che è contenuta all'interno del provvedimento di sequestro. Signori della Corte, a me viene da ridere, perché osservi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? E' chiaro che il vulnus che la scelta della Procura ha determinato nell'interesse dei miei assistiti è enorme, e non lo dico per polemica".
"Il sequestro Virga è stato pressoché totalmente rigettato dal Tribunale di Palermo, perché era palesemente infondato", dice. Poi ha aggiunto: "Non è ammissibile che per una scelta della Procura, in presenza di una prova certa, i miei assistiti non abbiano ristoro. Noi abbiamo le intercettazioni che dimostrano tutto quello che è accaduto. Solo paragonando questa motivazione che si limita a provvedimenti di liquidazione con la decisione di adottare una provvedimento di sequestro che getta, da un giorno all'altro, nella miseria più assoluta centinaia di famiglia, vengono i brividi".
Ai Virga la stragrande maggioranza dei beni è stata restituita nel giugno del 2021 dal Tribunale di Palermo, ma la battaglia giudiziaria prosegue ancora su diversi fronti.
L'avvocato Giuseppe Oddo, rappresentante di parte civile della Motoroil, ha ribadito che "L'accertamento della prova oltre ogni ragionevole dubbio costituisce il modo di essere di noi avvocati, ma qui non c'è stato un ragionevole dubbio". Motoroil, dopo la sentenza di prima grado, come parte civile, aveva ricevuto come provvisionale la somma di 90 mila euro. 
Per quanto concerne il processo va ricordato che lo scorso 24 febbraio, la Procura generale di Caltanissetta, ha chiesto la condanna a dieci anni di carcere per Silvana Saguto, dunque un anno e mezzo più del primo grado. I giudici, nella sentenza di primo grado, non ritennero l'ex magistrata colpevole di associazione a delinquere, accusa che decadde. Mentre la Procura generale, guidata da Lia Sava, ha ribadito che "l'associazione c'era" tra "Saguto, il marito Lorenzo Caramma e l'avvocato Cappellano Seminara". La pm Claudia Pasciuti ha chiesto un aumento della pena, oltre che per Saguto, anche per l'amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara (otto anni e tre mesi), in primo grado condannato a sette anni e mezzo. 
Al termine della requisitoria sono stati chiesti, inoltre, aumenti di pena per altri imputati: sette anni e due mesi per l'ex professore della Kore Carmelo Provenzano condannato in primo grado a sei anni e dieci mesi; sei anni e mezzo per Lorenzo Caramma, marito della giudice, condannato in primo grado a sei anni e due mesi di carcere; per Roberto Nicola Santangelo, amministratore giudiziario, condannato in primo grado a sei anni e due mesi, chiesti sei anni e quattro mesi di carcere. Per gli altri imputati del processo d'appello è stata chiesta la conferma della sentenza di primo grado.

Foto © Imagoeconomica

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