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Nei giorni scorsi a Roma presso la sede del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) ha lasciato l’incarico il magistrato Bernardo Petralia e il ministro della giustizia Cartabia si è messa subito a cercare un sostituto. Il nome che circola più di tutti e quello di Carlo Renoldi consigliere della prima sezione penale della Cassazione, esponente di Magistratura indipendente.
Una decisione che ha già sollevato non poche polemiche anche dal mondo politico: "Ci lasciano perplessi le indiscrezioni sul nuovo vertice del Dap alla vigilia dell'approdo in aula della riforma dell'ergastolo ostativo: sarebbe il consigliere di Cassazione Carlo Renoldi il designato per sostituire Petralia”, ha detto Mario Perantoni (M5S), presidente della Commissione Giustizia alla Camera. “Non per la persona ovviamente ma per le sue esternazioni che connoterebbero il capo del Dap per la sua disponibilità ad allentare le regole del carcere per i mafiosi e per quella sua critica all'antimafia 'arroccata nel culto dei suoi martiri'. Posizioni evidentemente troppo sbilanciate per una carica così delicata”. “Noi - ha affermato - vogliamo garantire la tenuta della legislazione antimafia, come stiamo dimostrando in parlamento con una riforma dell'ergastolo ostativo equilibrata ma coerente con la lotta decisa alla criminalità mafiosa. Il mondo del carcere ha molte criticità che vanno affrontate: il tema della detenzione dei boss di mafia non è tra quelli”.
A queste parole, assieme a quelle della Lega e dell’onorevole Giulia Sarti, si sono aggiunte anche quelle dell’ex magistrato Gian Carlo Caselli. Su un articolo de ‘Il Fatto Quotidiano’ indirizzato al possibile neo capo - Dap Caselli ha scritto che “io penso che il valore dell’art. 27 della Carta (le pene devono tendere alla rieducazione del condannato) sia incontestabile. Ci mancherebbe. Ma quando si tratta di mafiosi irriducibili non pentiti vanno considerati alcuni dati di fatto. Il mafioso giura fedeltà perpetua all’organizzazione e il suo status di mafioso è per sempre. Lo dicono l’esperienza e i più qualificati studi sulla mentalità mafiosa. Il mafioso non pentito continua a essere convinto di appartenere a una ‘razza’ speciale, nella quale rientrano soltanto coloro che sono davvero uomini (non a caso autodefinitisi ‘d’onore’). Tutti gli altri, quelli del mondo esterno, sono individui da assoggettare. Non persone, ma oggetti, esseri disumanizzati”.
L’ex magistrato sul Fatto ha poi scritto che “vero che la consulta non la pensa così” per poi aggiungere “nel film ‘Il rapporto Pelican’ una studentessa (interpretata da Julia Roberts) al professore che le chiede perché la Corte suprema non abbia deciso una questione secondo la sua opinione, risponde ‘forse perché la Corte ha sbagliato…’. Non oso arrivare a tanto, va da sé. Posso però augurarmi che il Parlamento riesca a trovare una ‘quadra’ in grado quantomeno di ridurre il danno che si profila” ossia l’uscita dal carcere dei cosiddetti ‘irriducibili’, uomini d’onore ancora legati a Cosa Nostra e capaci di eseguire stragi ed emanare ordini di morte.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica

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