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All’udienza del processo a Catania che vede imputato l'imprenditore e editore Mario Ciancio Sanfilippo per concorso esterno alla mafia sono stati sentiti Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia regionale siciliana e il professore Nando dalla Chiesa, figlio del generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa ucciso a Palermo il 3 settembre 1982 insieme con la moglie Emanuela Setti Carraro e con l'agente di scorta Domenico Russo. A citarli come testimoni è stato l'avvocato Goffredo D'Antona legale della famiglia di Beppe Montana, il commissario di polizia ucciso dalla mafia il 28 luglio 1985, nel Palermitano, che è parte civile. L'udienza si è aperta con l'audizione dell'ex presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, citato dalla Procura, che, in qualità di imputato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

La deposizione di Nando dalla Chiesa
Nando dalla Chiesa
durante l’udienza ha confermato che il padre aveva chiesto a "un amico catanese" notizie sulla situazione nel capoluogo etneo. E di avere appreso, durante una manifestazione pubblica, che il necrologio della famiglia di Beppe Montana era stato rifiutato dal quotidiano ‘La Sicilia’, perché conteneva la parola mafia.
Era il 1985 ed erano passati tre mesi dall’uccisione a colpi di pistola di Beppe Montana. In quei giorni il padre del commissario aveva chiesto al quotidiano etneo di pubblicare il necrologio. Poche parole su cui la famiglia aveva rinnovato “ogni disprezzo per alla mafia e ai suoi anonimi sostenitori”
Quel messaggio però non aveva mai visto la luce sulle pagine del giornale. A mancare, sarebbe stata l’autorizzazione dell’editore e direttore Mario Ciancio Sanfilippo.

Anche Fava ha parlato delle pubblicazioni su ‘La Sicilia’
Il figlio del giornalista assassinato Pippo Fava (ucciso il 5 gennaio del 1984 a Catania) durante la sua deposizione ha ricordato alcuni particolari in merito alla morte del padre: "Nel 1986 il necrologio da pubblicare sul giornale ‘La Sicilia’ fu accettato con riserva dall'ufficio pubblicità del quotidiano, per disposizione della direzione, perché nel testo c'era scritto che mio padre era stato ucciso dalla mafia". Dopo che uscì sulle agenzie di stampa la nota di protesta del periodico 'I siciliani' la famiglia Fava ricevette "una telefonata di scuse" dal direttore della pubblicità annunciando che avrebbero pubblicato il necrologio con il testo integrale e senza farselo pagare. Cosa che, ha aggiunto Fava, avvenne.
Tra i ricordi sul quotidiano, Fava ha citato anche altri due episodi: "la pubblicazione dell'annuncio della collaborazione di Luciano Grasso anticipato da La Sicilia, compreso l'indirizzo di casa". Articolo che il 'pentito' ha mostrato prima dell'interrogatorio al Pm che era andato a sentirlo. Ha parlato anche di quando ‘La Sicilia’ aveva pubblicato un pezzo su Maurizio Avola, "nuovo pentito che stava per parlare dei delitti Fava e dalla Chiesa". Ma del generale non poteva sapere perché all'epoca dei fatti non era ancora uomo di Cosa nostra e questo lo screditava anche sulla sua ricostruzione del delitto Fava.
L'avvocato Carmelo Peluso, del collegio di difesa di Mario Ciancio, ha ricordato che Giuseppe Fava aveva anche fatto dei reportage per il quotidiano e che aveva pubblicato un libro "Processo alla Sicilia" edito dalla Ites, di proprietà dell'editore catanese. Il penalista ha anche citato un articolo pubblicato da ‘La Sicilia’ il 7 gennaio del 1984, tre giorni dopo il delitto del giornalista, intitolato 'I veri mafiosi sono quelli che non uccidono: la testimonianza spirituale di Giuseppe Fava".
Al processo sono previste le audizioni del giornalista Sigfrido Ranucci e del pentito Giuseppe Raffa.  L'udienza è stata aggiornata al prossimo 28 aprile.

Fonte: ANSA

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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