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“Le donne sono le grandi protagoniste dell’impegno contro la criminalità organizzata. In questo momento storico sono proprio loro che si stanno ribellando alla logica mafiosa. Si sono accese delle luci di speranza e queste donne le cercano”. A dirlo è Don Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione Libera, intervenuto in occasione della presentazione alla Camera del libro di Danilo Sulis, "Da Radio Aut a Radio Cento Passi".
“Donne che stanno staccando come un cuneo, dal di dentro, la criminalità organizzato, dicendo basta. Libera segue decine di queste donne che vivono in fuga eterna. Questo è inaccettabile. Per questo, chiediamo a gran voce un intervento del legislatore, una terza via, che consenta di tutelare queste donne coraggio e di dare loro una nuova vita”. In occasione dell’incontro non è mancato il ricordo di Peppino Impastato: “Con la messa in onda di Radio 100 passi dalla casa di Tano Badalamenti, è stato possibile far tornare a parlare, idealmente, Peppino Impastato. La sua voce riparte proprio dal quartier generale di chi si era illuso di spegnerla per sempre. Oggi Peppino continua a parlare. Quando penso alla sua storia, inevitabilmente il mio pensiero vola a Felicia, la sua mamma, che non ha mai cercato vendetta ma solo verità e giustizia”. E conclude: “Io rappresento un Noi che vuole dare speranza a tante persone. Questa società ha bisogno dei giovani, appassionati, curiosi, impegnati, portatori di nuova linfa. C’è bisogno di giovani e noi adulti dobbiamo essere più veri, attenti, presenti. Oggi la Mafia si è mimetizzata nel tessuto economico - sociale di tutto il mondo. È necessario proprio ora intervenire per compiere quell'ulteriore passo necessario per scardinare il sistema della criminalità organizzata. La prima Mafia da combattere è quella dentro di noi: dobbiamo mettere in atto comportamenti costruiti sul rispetto della legge. In Italia c’è una forte povertà educativa che dobbiamo combattere. Investiamo più in armi che in cultura eppure la cultura rappresenta la strada per arginare la criminalità organizzata”. 
All'incontro è intervenuto anche il giornalista Lirio Abbate che ha parlato dell'esempio di Peppino Impastato: "Lui ha scelto un linguaggio irriverente ed ironico per colpire i mafiosi attraverso la radio che, all'epoca, aveva un impatto importante sulle comunità. L'omicidio di Peppino Impastato è stato uno dei primi casi di depistaggio nel nostro Paese. Grazie alla forza dell'amore, i suoi amici e la madre hanno lottato e ottenuto giustizia facendo emergere la verità. Vedere migliaia di ragazzi che, spontaneamente, il 9 maggio di ogni anno si ritrovano a Casa memoria a Cinisi per ricordare Peppino Impastato e il suo impegno, è profondamente emozionante e ci fa capire quanto fondamentale sia, nella lotta alla mafia, sensibilizzare i più giovani".

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