Iniziata la requisitoria del Procuratore Generale Umberto Palma

Secondo il pg Umberto Palma non ci sono dubbi: l’esistenza di "intensi rapporti di collaborazione" tra esponenti della destra eversiva e i servizi di intelligence non costituisce una novità di questo procedimento ma può dirsi, invece, che rappresenti "un dato di fatto non controverso, ammesso anche da autorevolissime fonti istituzionali". L'udienza di ieri nel processo ai mandanti dell'attentato alla stazione di Bologna è stata infatti dedicata alla requisitoria di Palma che, dopo aver parlato di depistaggi, Gelli e Picciafuoco, si è dedicato proprio alla descrizione dei rapporti tra i militanti di estrema destra e i servizi di intelligence in quegli anni. Palma si è soffermato, tra gli altri, sulle figure di Carlo Diglio, appartenente a Ordine Nuovo e condannato per concorso nella Strage di Piazza Fontana, e di Massimiliano Fachini, anch'egli appartenente a Ordine Nuovo, condannato in primo grado e poi assolto per la Strage di Bologna. L'uomo, come sottolinea Palma, sapeva dell'attentato prima che venisse commesso proprio in virtù dei suoi rapporti con i servizi segreti. Inoltre l’accusa nel sostenere la sua tesi, ha citato una serie di esempi di estremisti di destra legati ai servizi, come Marcello Soffiati, Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi, questi ultimi due condannati per la Strage di Brescia.
Infine Gilberto Cavallini, legato strettamente a Fachini, nella cui agenda sono stati trovati due numeri telefonici riservati che appartenevano ad una stazione Sip milanese, utilizzata da Adalberto Titta, membro del servizio segreto parallelo noto come 'Anello'.
Durante la requisitoria il pg ha parlato anche della figura del potentissimo capo dell’ufficio affari riservati del ministero dell’Interno, il piduista Federico Umberto D'Amato, il quale secondo l’accusa “venne incaricato da Licio Gelli dell'operazione Bologna, e sovvenzionato con 850 mila dollari, non perché fosse un piduista qualsiasi, ma perché era un uomo di potere enorme e associava a questo potere l'amicizia con Francesco Cossiga" ha detto il Pg aggiungendo che “non c’è da meravigliarsi se Gelli nell'operazione Bologna  si sia rivolto all'uomo che dava più garanzie per manovrare i gangli del potere e appoggiare operazioni di depistaggio già prima che la Strage fosse realizzata materialmente". La procura ha messo anche l'accento sul milione di dollari consegnato dal Venerabile al suo prestanome Marco Ceruti dal 20 al 30 luglio 1980 mentre si trovavano a Roma, quando negli stessi giorni erano presenti nella Capitale anche Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Secondo Palma proprio questa somma in contanti “è la parte di denaro che puzza di più” nel flusso di soldi che per l'accusa era servito a finanziare la Strage.
Tutti i processi per Strage sono stati afflitti dal virus del depistaggio, per questo l'accertamento della verità è stato sempre molto difficile", ha sottolineato il Pg Umberto Palma aggiungendo che “il punto di partenza di questo processo è costituito dalle condanne definitive di Fioravanti, Mambro e Ciavardini". "Mettendo insieme le tre sentenze, possiamo dire che c’è una piattaforma di partenza solida, sono stati loro". Il Pg si è poi soffermato sul ruolo di Licio Gelli (già condannato per il depistaggio), capo della P2, e sul flusso di denaro - 15 milioni di dollari - documentato dal cosiddetto 'Appunto Bologna', che secondo l'accusa è stato sottratto dalle casse del Banco Ambrosiano Andino e fu in parte utilizzato, per una somma di 5 milioni di dollari, per finanziare la Strage. La requisitoria proseguirà domani venerdì 18 febbraio, non solo con Palma, ma anche con il Pg Nicola Proto.

Foto © Imagoeconomica

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