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Anche in appello i pg credono al pentito Antonino Siragusa

La Procura generale di Palermo ha chiesto ieri alla Corte d'Assise d'Appello, dove si sta svolgendo il processo di secondo grado per l'omicidio dell'avvocato penalista Enzo Fragalà, la condanna per tutti gli imputati. Il legale era stato bastonato a morte sotto al suo studio, in via Turrisi, a Palermo, vicino al Tribunale, ed è morto tre giorni dopo, il 26 febbraio del 2010 per le ferite riportate. Nello specifico, il sostituto procuratore generale Carlo Marzella ed i sostituti Francesca Mazzocco e Bruno Brucoli, applicati per l'appello, hanno invocato l'ergastolo per Antonino Abbate (ha avuto 30 anni in primo grado), 30 anni per Francesco Arcuri (ne aveva avuti 24), 28 anni per Salvatore Ingrassia (ne aveva avuti 22), 24 anni ciascuno per Paolo Cocco e Francesco Castronovo (erano stati entrambi assolti) e 14 anni per Antonino Siragusa (aveva avuto la stessa pena).

I giudici della Corte d’Assise, presieduta da Sergio Gulotta, lo scorso 23 marzo 2020 avevano descritto l’omicidio riconoscendo il movente per mafia: in pratica si trattò di una punizione dei boss per l'attività di avvocato. Fragalà ai suoi assistiti invitava a lasciare l’organizzazione e pentirsi. “Uno sbirro”, veniva definito da questi. L’aggressione, poi divenuta fatale, era avvenuta proprio per dare un segnale inequivocabile "a tutta l'avvocatura palermitana”. In primo grado però i fatti erano stati ricostruiti in maniera diversa rispetto alla Procura, ritenendo del tutto "inattendibile", Francesco Chiarello, considerato pentito cardine per i pm, che avrebbe avuto - come si legge nella motivazione della sentenza - un comportamento "inquietante" ed "allarmante", avendo dimostrato "di saper perfettamente costruire nei minimi particolari un racconto che, per sua stessa ammissione, era tuttavia falso". Fu proprio sulla scorta delle dichiarazioni di Chiarello che, nel 2017, dopo che l'inchiesta era stata archiviata, vennero arrestati i sei imputati.

E fu sempre Chiarello, a chiamare infatti in causa Paolo Cocco e Francesco Castronovo, che mai erano comparsi prima sulla scena del crimine, in via Turrisi e che in primo grado furono infatti del tutto scagionati in quanto i giudici credettero a un'altra versione (per molti versi incompatibile), quella di Antonino Siragusa, imputato per l'omicidio e aspirante pentito mai diventato tale: i pm, invece, non gli avevano infatti creduto. Siragusa, che si era autoaccusato del delitto, aveva del tutto escluso la presenza di Cocco e Castronovo. Alla prossima udienza la parola sarà data alle difese e sarà il turno del presidente della Corte d’Assise d’appello, il giudice Angelo Pellino, che emetterà sentenza.

Foto © Camera Deputati

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