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Il 19 gennaio è stata eseguita una misura di custodia cautelare nei confronti di un professore fiorentino, Lorenzo Borgognoni, 62 anni, dirigente medico di Chirurgia plastica ricostruttiva presso l’ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli. L’uomo è indagato in concorso con l’ex rettore Luigi Dei e con il professor Alessandro Innocenti, entrambi già coinvolti (il primo anche con l’accusa di associazione a delinquere) nel filone di inchiesta principale che ha portato nei mesi scorsi di Luigi Dei e dell’ex primario di urologia Marco Carini.
Il professore Lorenzo Borgognoni su richiesta del procuratore aggiunto Luca Tescaroli e Antonio Nastasi è stato interdetto per un anno “da ogni funzione connessa all’abilitazione alla professione di docente universitario e alla possibilità di partecipare a concorsi”. L’accusa è di corruzione. Nello specifico il docente avrebbe accettato di ritirarsi da un bando - indetto nell’aprile del 2019 - per avere la cattedra di professore associato di chirurgia plastica con lo scopo di favorire un altro concorrente, Alessandro Innocenti, poi figurato effettivamente tra i vincitori del concorso.
Gli investigatori hanno ricostruito così la vicenda: l’8 marzo del 2018 durante un incontro tra altri due indagati, Marco Innocenti (direttore di Chirurgia plastica, ricostruttiva e microchirurgia a Careggi) e l’ex prorettore Paolo Bechi, il primo riferisce al secondo di “un colloquio avuto con qualcuno che potrebbe essere Monica Calamai”, l’ex direttrice generale di Careggi, anche lei sotto inchiesta assieme con l’attuale direttore generale Rocco Damone.
L’intento di Marco Innocenti, secondo gli investigatori, sembra essere quello di “ottenere due posti, da ordinario e da associato” tanto che Monica Calamai “lo avrebbe rassicurato dicendogli che la cosa era blindata e che Rocco Damone aveva concordato di mantenere gli impegni presi”.
Secondo gli investigatori per quel concorso vi sarebbe stato per l’appunto un accordo preesistente, e Damone si sarebbe limitato ad assicurarne la continuità.
“L’input deve venire dall’università” ha detto Marco Innocenti all’ex prorettore Paolo Bechi. Nelle note del gip si legge che a quel punto Bechi “si mostra pienamente disponibile” a bandire i concorsi per le due cattedre in base alle richieste e “sembra lasciare Marco Innocenti, cioè la persona interessata a candidarsi per il posto di ordinario a dar loro un ordine”. Bechi, continua il gip, “non si limita a chiedere cosa sarebbe meglio secondo lui per l’interesse generale, ma sembra invitare l’interlocutore a decidere lui stesso cosa l’università avrebbe dovuto fare”.
Innocenti, continua sempre il gip, risponde contrapponendo la “ragion di Stato che gli avrebbe suggerito di svolgere prima il concorso da associato, ai suoi desideri personali che, invece indurrebbero a bandire quello per il quale lui si sarebbe candidato”.
Il giudice ha anche riportato le parole dell’interrogazione di Alessandro Innocenti avvenuta a dicembre per descrivere il suo interessamento nei confronti del professore: “Per Mario Innocenti rappresentavo quello che colmava gran parte della Chirurgia ricostruttiva, che in quel momento non veniva fatta. La ricostruzione di palpebre, orecchie e seno”. “A innocenti - scrive il gip - manca una persona con le competenze di Alessandro Innocenti”.
Infatti per gli inquirenti il docente si sarebbe adoperato per far avere una cattedra al collega. Questa richiesta avrebbe inizialmente incontrato l’opposizione di Lorenzo Borgognoni il quale era interessato a quel posto da associato.
“Ho parlato con il rettore - ha scritto Innocenti nel novembre del 2019 - e mi ha detto che il signorino (Borgognoni, ndr) non si ritira finché non è bandito il suo, che peraltro è alla ratifica”.
Infatti Lorenzo Borgognoni aveva poi chiesto - prima di ritirarsi e lasciare il posto ad Alessandro - ed ottenuto, dall’ex rettore dell’università Luigi Dei, un nuovo bando nello stesso settore.
Infine il piano va in porto e alla prova selettiva dell’8 gennaio 2020 Borgognoni non si presenta e il posto viene vinto da Alessandro Innocenti. Quanto riportato è solo uno spaccato di quelle dinamiche che avvenivano all’interno dell’ateneo. Nella misura cautelare firmata dal gip Antonio Pezzuti sono state ripercorse tutte le strategie per far rispettare i delicati equilibri che consentivano la manipolazione dei corsi e dei bandi. Questo “sistema” (termine ricorrente nelle intercettazioni) è stato fatto emergere grazie ad anni di indagine ed al momento sono 40 gli indagati conosciuti nell’inchiesta fiorentina.

Fonte: laRepubblica

Foto © Imagoeconomica

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