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Il Plenum del Csm, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha approvato a maggioranza la delibera di ‘V Commissione’ per la conferma della nomina di Pietro Curzio a primo presidente della Cassazione. La delibera ha ottenuto 19 voti a favore, 3 contrari (tra cui i consiglieri togati Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita) e 3 astenuti. Il capo dello Stato non ha partecipato alla votazione. L'Assemblea plenaria di Palazzo dei Marescialli è stata convocata in seduta straordinaria, alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, dopo che il Consiglio di Stato su ricorso del presidente di sezione della Suprema Corte, Angelo Spirito, aveva annullato la nomina di Curzio votata nel luglio 2020. Dopo il primo presidente Pietro Curzio è stato confermato nel suo incarico anche il presidente aggiunto della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, approvata a larga maggioranza così come la precedente con 19 voti a favore, 3 voti contrari, e 3 astenuti.


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Aprendo la seduta il presidente Mattarella ha passato la parola al consigliere Fulvio Gigliotti, relatore della pratica su Curzio.
"Vi è noto - ha spiegato- che il Consiglio di Stato ha annullato la delibera di nomina del Dott. Pietro Curzio a Primo Presidente di Cassazione, ritenendone non ragionevole la motivazione, in considerazione della più lunga esperienza di legittimità del ricorrente, Dott. Angelo Spirito. Lo stesso Consiglio di Stato, peraltro, sollecitando la riedizione del potere da parte di questo Consiglio, non ne ha indirizzato la formulazione in un senso predeterminato, piuttosto che in un altro. All'esito di una assai densa - ancorché sollecita - discussione, la Quinta Commissione, propone oggi al Consiglio, in sede di ottemperanza spontanea, la nomina del Dott. Pietro Curzio, con nuova, articolata e puntuale motivazione". Quindi ha aggiunto che "le censure del Consiglio di Stato si sono appuntate, in particolare, sulla valutazione dei cosiddetti indicatori specifici di cui all'art. 21 del cosiddetto testo unico sulla dirigenza giudiziaria, i quali sono: a) l'adeguato periodo di permanenza nelle funzioni di legittimità, almeno protratto per sei anni complessivi, anche se non continuativi; b) la partecipazione alle Sezioni Unite; c) l'esperienza maturata all'ufficio spoglio; d) le esperienze e le competenze organizzative maturate nell'esercizio delle funzioni giudiziarie, anche con riferimento alla presidenza dei collegi".


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In seguito il Consigliere togato Sebastiano Ardita ha annunciato il suo voto contrario rispetto alla proposta di delibera. Le ragioni del suo 'no' "trovano fondamento nei tempi stretti, nella mancanza di puntualità e completezza della nuova deliberazione adottata e nella impossibilità di formulare una eventuale proposta alternativa". Secondo Ardita, "mancano gli argomenti richiesti nella sentenza di annullamento" del Consiglio di Stato "per colmare contraddizioni e lacune, è mancata una riflessione approfondita e completa". Ha giunto poi che: "Occorre evitare, nel metodo prima ancora che nel merito, di dare anche solo dare l'impressione di voler eludere le decisioni del giudice amministrativo". Ardita ha ribadito la necessità di rispettare le decisioni del Consiglio di Stato: "su tale rispetto, che siamo soliti pretendere per le nostre decisioni, si fondano i principi della nostra costituzione e il sesso stesso dell'esperienza giuridica". "In presenza - ha poi concluso - di alcuni indicatori specifici che risultavano prevalenti per un candidato si era scelto l'altro candidato. Indicatori previsti dallo stesso Consiglio con i quali esso aveva inteso auto limitare il suo potere".


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Dopo le votazioni delle rispettive delibere di incarico ha preso la parola il Capo dello Stato il quale detto che "questa occasione imprevista mi offre la possibilità di ripetere, a distanza di pochi giorni, al Consiglio e a ciascuno dei suoi componenti, gli auguri più intensi per l'attività che il Consiglio svolgerà nei prossimi mesi con la presidenza di un nuovo capo dello Stato. Grazie e auguri, la seduta è tolta".

Foto © Imagoeconomica

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