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Nessuna sospensione cautelare del provvedimento con il quale il Csm, il 6 ottobre dello scorso anno, ha deliberato la nomina di Sergio Colaiocco (in foto) a Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Roma. L'ha deciso il Tar del Lazio con un'ordinanza con la quale ha respinto la richiesta di sospensione della deliberazione dell'organo di autogoverno della magistratura proposta dal sostituto procuratore capitolino Nicola Maiorano. Il Tar, pur rilevando come "le questioni oggetto del ricorso necessitano del dovuto approfondimento nella sede di merito", ha ritenuto che "nella valutazione bilanciata dei contrapposti interessi è comunque prevalente l'esigenza di assicurare la continuità delle funzioni giudiziarie relative all'ufficio".

Nella seduta plenaria del 6 ottobre ancora una volta la divisione era sovrana. Con tredici voti a suo favore Colaiocco si era aggiudicato il posto di procuratore aggiunto nella capitale mentre il suo collega, Nicola Maiorano, aveva preso otto voti, tra cui quello del consigliere togato Nino Di Matteo. Il nuovo procuratore romano si era occupato in passato di numerose inchieste che hanno riguardato esponenti di primo piano della politica nazionale, da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, ma anche di fatti di cronaca, come l'omicidio di Vanessa Russo, nel 2007 nella metropolitana di Roma. E di numerosi casi di sequestro di italiani all'estero, come quelli di Silvia Romano e del padre gesuita Paolo dall'Oglio e del caso di Giulio Regeni. Massimo rispetto per i meriti, tuttavia durante la seduta plenaria sono emerse delle criticità, evidenziate ancora una volta da Di Matteo, che hanno fatto emergere l’incapacità del Csm di staccarsi da determinate dinamiche interne.

“Il mio intervento vuole riguardare un altro aspetto che mi stupisce non essere stato finora affrontato e soprattutto non aver formato oggetto delle due proposte di delibera".

Emerge “una situazione purtroppo emblematica, tipica, a mio avviso, di una vera e propria degenerazione del sistema correntizio e di una vera a propria patologia di certe prassi consigliari”, aveva detto Di Matteo spiegando che con questo sistema patologico “le domande per partecipare ad un incarico direttivo vengono troppo spesso presentate, coltivate e se del caso revocate - anche in extremis - dopo la proposta della commissione e pochi giorni prima della delibera assembleare su indicazione” del consigliere appartenente alla “corrente alla quale appartiene o aderisce il candidato”. “Il candidato - ha detto il magistrato - che aderisce a questo sistema, per me assolutamente patologico, sa che prima o poi verrà ricompensato” o almeno conta “prima o poi di essere ricompensato”.

Per Di Matteo lo schema suddetto si sarebbe verificato anche nel caso di Sergio Colaiocco, il quale - ha riferito il consigliere - durante “un precedente concorso per il conferimento per l’incarico di procuratore aggiunto presso la procura di Roma” revocò “la sua domanda di partecipazione al concorso” e che la cosa sarebbe avvenuta quando Colaiocco si scriveva via chat con l’allora membro del Csm Luca Palamara.

Nelle chat infatti i due magistrati si scambiano indicazioni esplicite su come procedere e quando. Colaiocco a Palamara: “Ho nuovamente rifiutato con decisione profferta M.I ma loro insistono che mi vogliono indicare. In sostanza mi rimetto a te. Anche se sono perplesso se revocare proprio. Datemi 48 ore di tempo per farlo con serenità. Adesso non me la sento mi spiace”. Risposta di Palamara: “Sergio questo è lo scenario che già conoscevi di cui abbiamo parlato ieri perché serve solo a creare opposizione. Però ovviamente decidi tu. Un abbraccio”.

Il 19 settembre il dott. Colaiocco aveva scritto ancora a Palamara: “Resto in attesa di tue istruzioni” e il 2 ottobre Colaiocco trasmette l’attachment (allegato) con la richiesta di revoca presentata al consiglio e Palamara (come solito fare anche in altre occasioni) aveva risposto: “Grande!!!” con tre punti esclamativi.

“Io non so se quello che si scrivono o si dicono corrisponde in pieno alla verità”, ha commentato Di Matteo, “ma pone un problema secondo me evidente: siamo in presenza di un candidato” concorso per lo stesso incarico “che rispetto ad una domanda per un posto così importante, così di responsabilità, rispetto alle decisioni che deve prendere o che può prendere circa la revoca della domanda, dopo la proposta della commissione si affida a Palamara. Attende le istruzioni, utilizzo le sue espressioni, di Palamara.

Allora io vi dico che rispetto a queste cose mi sarei aspettato una analisi da parte della quinta commissione. Ma visto che l’analisi non c’è stata allora io vi dico che esprimerò il mio voto a favore dell’altro candidato, il dott. Maiorano, perché ritengo che chi aspiri ad un posto di cotanta responsabilità e così importante non vi può aspirare legittimamente ove abbia dimostrato per un altro concorso per lo stesso incarico di aderire a certe logiche. Che sono le logiche per cui la sua domanda doveva seguire le sue istruzioni da parte del consigliere  di riferimento della sua corrente”.

Per il Csm tale discorso non era convincente. Infatti, come illustrato dal consigliere Ciambellini, gli esami sulle carte di Colaiocco in riferimento ai suoi rapporti con Palamara sono state oggetto di verifica da parte della commissione la quale ha deciso di considerale “non rilevanti a fini della presente procedura”.
Inoltre Ciambellani ha aggiunto che il candidato alla fine avrebbe agito in maniera “moderata” poiché aveva scritto: “Datemi 48 ore di tempo per farlo con serenità”.

Foto © Imagoeconomica

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